Teatro Comunale Rolando Ricci - Goro

Dati tecnici
pianta rettangolare con doppia balconata
posti 98
Pubblicazioni e Cataloghi
G. Ferrari, La mia terra: Goro e il polesine, a cura di D. Mangolini e G.P. Borghi, [Ferrara] 1994.
Via Cesare Battisti, 72
44020 Goro (FE)

Fondazione: XX (1900-1999)
Goro vanta una bella tradizione culturale, teatro e soprattutto musica hanno avuto qui un notevole spazio favorendo la crescita di artisti di grande fama cui questo paese ha dato i natali, ricordiamo tra gli altri Milva e Piergiorgio Farina che proprio sul palcoscenico del "Teatrìn", come viene affettuosamente chiamato questo teatro dai goresi, hanno mosso i primi passi.
Fino agli anni Settanta oltre al Teatro Comunale erano attivi il Teatro Nuova Italia e il Teatro Adriatico, il primo funzionava come cinema il secondo soprattutto come sala da ballo, inoltre vi erano due arene per le rassegne estive.
L’edificio, al cui interno è stato realizzato questo piccolo teatro, il "Teatrìn" e che solo dagli anni Ottanta del secolo appena trascorso ospita anche il Centro Culturale e la Biblioteca Comunale, risale alla fine dell’Ottocento quando vengono ricostruiti ampliandoli dei preesistenti edifici. Nel tempo questi ambienti hanno subito numerose modifiche e avuto usi diversi.
Originariamente lo spazio dell’attuale teatro era suddiviso in due piani dove solo al primo era allestita una sala destinata ad usi teatrali ma nel 1905 fu distrutta da un incendio. Successivamente l’edificio fu acquistato da Luigi Simoni che sistemò la parte centrale dello stabile ripristinando i due piani, installando al piano terreno un piccolo pastificio e al primo piano una sala per il ballo e l’attività teatrale.
La trasformazione in vero e proprio teatro, così come oggi lo vediamo, avviene tra il 1909-1911. L’intero fabbricato viene acquistato dai signori Filippo e Antonio Brugnoli e da Giovanni Scarpa per conto della Lega di Miglioramento fra operai e pescatori di Goro allo scopo di realizzarvi la Casa del Popolo. La Lega (fondata nel 1907), aveva finalità filantropiche e come altre cooperative e associazioni di carattere sociale che si andavano formando in questi anni voleva migliorare le condizioni morali e culturali della classe operaia. Si provvide quindi alla realizzazione del teatrino. Eliminando il solaio che suddivideva l’ambiente in due piani furono realizzare le logge e le barcacce in legno con colonne di sostegno, anch’esse in legno, un nuovo palcoscenico mentre l’arredo era costituito da sedie impagliate e tavoli per i momenti conviviali. Sulla volta del boccascena Antonio Brugnoli fece apporre il motto “L’arte educa il popolo”. In seguito alcune strutture in legno furono sostituite da strutture in laterizio ad opera della stessa Lega.
Nel 1921 durante un comizio in teatro fecero irruzione alcune squadre fasciste che danneggiarono la struttura quindi diedero alle fiamme tutti gli arredi sulla piazza antistante. Con Decreto del Prefetto di Ferrara, nel 1935, la proprietà dell’edificio fu assegnata alla Federazione nazionale fascista dei lavoratori del pesce, quindi con l’avvento della Repubblica la proprietà rimase al Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale e successivamente fu ceduta ad una confederazione sindacale. Questi locali divennero sede di partito, sindacati e in parte furono destinati ad uso commerciale privato. Seguirono anni di abbandono e degrado poi nel 1984, grazie soprattutto all’azione di movimenti di opinione pubblica giovanili che sollecitavano il recupero dell’edificio finalizzandone l’uso a Centro Culturale, l’immobile fu acquistato dal Comune e si avviarono quei necessari lavori che hanno permesso sia il recupero del teatro che la realizzazione della Biblioteca Comunale negli spazi adiacenti. Fu così rivalutato un edificio posto nel cuore ottocentesco del paese ripristinandone la destinazione originaria voluta tanti anni prima dalla Lega di Miglioramento.
La facciata del teatro seppur semplice è elegante e sobria senza differenziarsi da quelle delle civili abitazioni coeve di questa particolare zona. Tinteggiata a colori pastello presenta un’ampia porta vetrata d’ingresso e, in corrispondenza di questa, due finestre al primo piano, pochi elementi geometrici costituiscono la decorazione.
Il piccolo atrio d’ingresso introduce alla sala teatrale che è priva di decorazioni, ha pianta rettangolare e conserva la doppia balconata originale, ora non più accessibile al pubblico che corre lungo tutto il suo perimetro. Tale balconata è sorretta da pilastri quadrangolari e ha il parapetto ligneo a fascia continua, la copertura della sala a capanna è sorretta da capriate lignee a vista. La linea del boccascena è ammorbidita dalle mensole arrotondate poste ai due angoli in alto, mentre la ribalta è leggermente aggettante. L’intervento di restauro, oltre a rendere fruibile il teatrino, ha provveduto a dotarlo dei necessari vani di servizio e camerini.
(Lidia Bortolotti)



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