via Fratelli Rosselli 107
Reggio Emilia (RE)
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Immerso nel paesaggio agricolo della pianura reggiana, il parco (4 ettari) si sviluppa tra via Rosselli a sud e il torrente Modolena a ovest. L’area è organizzata in due zone con caratteristiche piuttosto diverse: a est, sul fronte della neoclassica Villa Levi, si estende un prato ampio e curato, di forma ellittica, delimitato da dense quinte alberate, mentre a ovest prevalgono spazi aperti di aspetto più naturale, con prati rustici e una lunga siepe mista che percorre la sponda del torrente. Notevole è la ricchezza del patrimonio arboreo con un’elevata diversità di specie ed esemplari di dimensioni realmente notevoli: cedri, frassini, platani, tigli e diverse farnie, tra le quali ancora svetta, nella zona centrale del parco, un individuo di circa trenta metri di altezza, purtroppo completamente secco.

L’ingresso al parco avviene dalla parte meridionale, sul retro della villa, in corrispondenza di una lunga carraia rettilinea che si stacca da Via Bartolo da Sassoferrato, la strada intorno a cui è sorto Coviolo, e il cui prolungamento suddivide la porzione orientale del parco in due metà speculari. Una volta entrati ci si trova tra due palazzine identiche, inizialmente adibite a scuderie e oggi al servizio delle attività universitarie. Tra villa e palazzine è posizionata un’aiola prativa di forma circolare, circondata da una superficie in ghiaia che permette di raggiungere e aggirare i diversi edifici. Spostandosi sul fronte della villa si sviluppa il parco vero e proprio: un ampio prato di forma ellittica definito da dense quinte formate da arbusti e alberi, in qualche caso di grandi dimensioni; tra le numerose specie presenti si riconoscono tigli, farnie, frassini, platani, liriodendri, ippocastani, carpini bianchi, aceri campestri e montani, noccioli e, tra i tanti sempreverdi, abeti, pini, tuie, cedri, laurocerasi e tassi; i tassi sono presenti anche in due grandi macchie disposte in modo simmetrico nella parte centrale ai margini del prato, che incorniciano con il verde cupo delle fronde la chiara facciata della villa. Non lontano da quest’ultima, un sentiero bordato da una doppia siepe formale di bosso mette in comunicazione la parte orientale del parco e il suo grande ovale prativo con quella più ampia e naturale che si sviluppa verso ovest. Lo spazio in questo caso si presenta come un grande prato rustico punteggiato da pochi alberi, tra i quali spiccano due grandi cedri dell’Atlante. Gli alberi e gli arbusti sono disposti soltanto lungo la fascia perimetrale, che si presenta particolarmente densa ma sottile, soprattutto ai margini del torrente, chiuso alla vista da una fitta siepe formata da un bel campionario di specie in prevalenza autoctone come farnia, bagolaro, prugnolo, biancospino, ligustro, inframmezzate alla robinia e in parte coperte dalla vitalba.

Villa Levi e il suo parco sorgono ai margini sud-occidentali di Coviolo, un piccolo nucleo abitativo di origine medievale, e impreziosiscono un lembo di campagna per il resto segnato dai meandri del torrente Modolena. Di impianto seicentesco, la villa nel corso dei secoli ha subito varie modifiche e ampliamenti. Inizialmente e per oltre due secoli appartenne alla famiglia Besenzi; nella villa nacque Paolo Emilio Besenzi, pittore, scultore e architetto che operò quasi esclusivamente a Reggio nella prima metà del ‘600. In seguito l’edificio, sempre di proprietà dei Besenzi, fu sottoposto a importanti lavori di ristrutturazione: tra il 1790 e il 1810 venne aggiunto un piano e intorno al 1830, per opera dell’architetto modenese Luigi Poletti, furono realizzati la cupola e il pronao timpanato, facendo assumere alla villa l’odierno aspetto di chiara ispirazione neoclassica. Nel 1865, alla morte dell’ultimo discendente della famiglia Besenzi, l’edificio passò ai Gazzoli e nel 1874 ai Levi, un’importante famiglia ebrea reggiana; a partire dal 1888 ospitò Margherita Levi e, per alcuni anni, il suo primo marito, il barone Alberto Franchetti (1860-1942), appartenente a una nobile famiglia ebrea sefardita (la madre era una Rothschild) e noto compositore di opere liriche aderente alla scuola verista. Raimondo Franchetti (1889-1935), figlio di Margherita e Alberto, è stato l’ultimo dei grandi esploratori italiani dell’Africa e morì per l’esplosione del suo aereo nei cieli sopra il Cairo (i suoi trofei di caccia e i reperti dei suoi viaggi, soprattutto in Dancalia, sono conservati nel Museo di Storia Naturale di Reggio).
Alcune testimonianze raccontano che il parco avesse in precedenza dimensioni relativamente modeste e fosse limitato alla parte antistante la villa, mentre nell’area occidentale era presente un laghetto. È ipotizzabile, dunque, che l’impianto del verde che si vede oggi sia in gran parte da far risalire ai primi decenni del secolo scorso e all’opera di Margherita Levi. Nel 1956 la villa e i poderi circostanti passarono prima all’avvocato Pelosi e, nel 1971, all’Università di Bologna, che negli anni successivi ha provveduto alla riorganizzazione degli interni e alla realizzazione di laboratori nel sottotetto e al ripristino e arricchimento del parco; intorno alla metà degli anni ’80, in particolare, nella parte di area verde lungo il torrente Modolena, sono state compiute numerose introduzioni vegetali con l’obiettivo di dare vita a un campo catalogo delle specie arboree e arbustive tipiche della pianura emiliana.