Viale Isonzo
Reggio Emilia (RE)
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I Giardini Pubblici sono il cuore verde di Reggio Emilia e uno dei luoghi più importanti della città storica, da sempre legato alle sue vicende e trasformazioni sia urbanistiche che sociali. Divenuto pubblico alla fine dell’Ottocento, il parco ha cambiato aspetto più volte nel corso degli anni e di recente è stato oggetto di un intervento di restauro finalizzato al recupero del disegno originario e alla conservazione delle pregevoli alberature secolari che ne ombreggiano ancora i bei viali e i molti gradevoli angoli per la sosta corredati da bordure fiorite, statue e fontane.

L’ampia area verde (poco meno di 7 ettari) si inserisce in un contesto assai frequentato e animato sia per la posizione centrale, sia per la presenza di teatri e spazi aperti nelle vicinanze che accolgono spesso eventi pubblici. Le strade che la circondano ne definiscono in maniera chiara i confini, che ricalcano in larga parte quelli della Cittadella di un tempo. Il fronte rivolto verso il centro storico è dominato in posizione centrale da un massiccio monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, inaugurato nel 1927. Alle spalle del monumento si apre un ampio spiazzo con un’aiuola circolare al centro, bordata da una bassa siepe arbustiva, che ospita una fontana monumentale inaugurata nel 1885, in occasione della fine della costruzione dell’acquedotto cittadino. Lo spiazzo è circondato da folte fasce di verde composte da filari perimetrali di grandi sofore e, verso l’interno, gruppi di alti cedri.
Poco più a nord, il settore centrale del parco è caratterizzato da un disegno ad anelli concentrici collegati da vialetti che definiscono aiuole di prati alberati di forme differenti, in alcuni tratti arricchite da bordure di rose di diverse varietà e altri arbusti ornamentali. L’anello esterno, incompleto sul lato occidentale, riprende il tracciato della vecchia pista per le corse dei cavalli ed è fiancheggiato da filari di imponenti platani. Una larga aiuola subito all’interno è stata destinata ad area giochi per bambini, mentre un altro settore sul lato opposto, circondato da una fitta siepe di carpino bianco, ospita la scuola comunale dell’infanzia “Diana” (che occupa lo spazio dove un tempo si trovava lo chalet Diana). Poco all’interno, all’ombra di un secolare cedro del Libano che cresce in un’aiuola circolare sostenuta da un muretto, si trova la “fontana dell’elefantino”, donata dalla famiglia Parmiggiani nel 1933 (la statua odierna è però una copia di quella originale, rubata nel 1983). Nelle aiuole vicine si trovano leoncini in terracotta donati, insieme ad altre opere, sempre dai Parmiggiani (anche in questo caso si tratta di copie, perché gli originali restaurati sono conservati presso i Civici Musei reggiani) e posti in corrispondenza della zona di ingresso alla porzione di area verde in quegli anni recintata.
Al centro del disegno si trovano quattro aiuole arcuate con un folto corredo di arbusti e specie erbacee tappezzanti e di vecchi bagolari con le chiome che si fondono tra loro a formare un unico anello verde. Nelle aiuole più a nord campeggiano due maestosi cedri isolati e spiccano gruppi di sempreverdi (tasso, agrifoglio, libocedro, abete rosso, abete del Caucaso, abete del Colorado, magnolia), insieme a esemplari più giovani di latifoglie. Qua e là sono dislocate altre statue: quelle di maggiore rilievo, raffiguranti le quattro stagioni, provengono dalla Villa Ducale di Rivalta e furono donate alla città da Ercole III d’Este alla fine del ’700 e collocate ai capi del ponte sul Crostolo (furono poi restaurate e ricollocate nei Giardini nel 1932). Di particolare interesse è anche il monumento ai Concordi, posto in una delle aiuole esterne verso est, realizzato nel 1930 con i resti di una tomba di famiglia romana rinvenuta nel 1929 nella pianura reggiana nei pressi di Boretto. Altre statue sono dedicate a illustri personaggi locali, tra i quali Ludovico Ariosto (nel punto dove sorgeva la sua casa natale).
Il settore più settentrionale del parco, raccordato all’anello centrale tramite una scalinata, discende gradualmente verso i viali di circonvallazione, che seguono il tracciato dell’antica cinta muraria. In posizione centrale si fronteggiano un paio di aiuole a mezzaluna arredate con quattro grandi esemplari di tasso coetanei disposti in maniera simmetrica e accompagnati da tre cedri, una magnolia e un paio di libocedri. Nelle altre aiuole prative prevalgono gruppi di cedri dell’Atlante (sia maturi che di impianto più recente), mentre le nuove introduzioni comprendono, tra gli altri, esemplari di sorbo, ginkgo, albero dei tulipani, liquidambar, acero dell’Amur (Acer ginnala ) e faggio (nella varietà a foglie rosse). Nell’angolo occidentale spiccano un paio di gruppi di alti pioppi bianchi, mentre sul lato opposto risalta un filare di cedri del Libano a fianco di un vialetto. Sul lato orientale del parco, infine, un doppio filare di secolari tigli, che inizia all’altezza della facciata del teatro municipale (a ridosso del quale si trova un breve filare di platani) e si sviluppa per un lungo tratto parallelo a viale Nobili.

Il parco si estende nell’area dove un tempo sorgeva la storica Cittadella, fatta costruire nel 1339 da Luigi Gonzaga (1266-1360), che nel 1328 si era impadronito con un colpo di mano di Mantova e nel 1335, in accordo con gli Scaligeri, era divenuto anche signore di Reggio Emilia (i Gonzaga rimasero a Reggio sino al 1371). La Cittadella si appoggiava verso nord alla cinta muraria cittadina, completata nel 1281, ed era circondata da mura e fossati anche sugli altri lati; un portale di ingresso era rivolto verso il centro storico, mentre sul fronte opposto si trovava Porta di San Nazario, in direzione di Mantova, strategica per far affluire rinforzi in caso di necessità (per questo motivo venne in seguito rinominata Porta del Soccorso). All’interno dell’area fortificata furono costruiti il Palazzo del Signore e una serie di edifici di carattere militare, mentre del preesistente quartiere sopravvisse solo la chiesa dedicata a San Nazario (quasi 150 furono le abitazioni demolite per lasciare spazio al nuovo complesso). La Cittadella mantenne la stessa struttura e funzione per diversi secoli, seguendo le alterne vicende della città, che rimase in prevalenza sotto il controllo degli Estensi sino al 1859; nella Cittadella nacque nel 1474 Ludovico Ariosto, il cui padre era stato chiamato due anni prima a svolgere le funzioni di comandante della guarnigione estense.
La trasformazione della Cittadella fu avviata nel 1820, quando dagli architetti Giuseppe e Domenico Marchelli venne elaborato un primo progetto che prevedeva la realizzazione di un più sontuoso Palazzo Ducale e la destinazione a giardino aperto al pubblico di parte degli spazi sul lato prossimo al centro storico. Nei decenni successivi, tuttavia, le vicende dell’area si intrecciarono con i moti popolari che si susseguirono in Italia e successivamente furono demolite le mura rivolte verso la città e molti edifici della Cittadella. Terminato il dominio estense, nel 1861, intorno alle scuderie e alla porzione rimasta del palazzo, venne realizzata per volontà popolare una pista circolare per la corsa dei cavalli (era lunga 580 m e affiancata da filari di platani). Nel 1871 il Comune di Reggio Emilia decise di destinare tutta l’area a verde pubblico e nel 1876 diede il via libera al progetto dell’ingegnere milanese Giuseppe Balzaretto, che aveva già realizzato giardini pubblici e privati a Milano, Genova e in altre città dell’Italia settentrionale. Il nuovo giardino, esteso per circa 7 ettari, conservò la pista circolare e i platani preesistenti. All’interno, al posto degli edifici residui, furono ricavate cinque larghe aiuole arcuate e, verso il centro, altrettante aiuole più piccole, ognuna dominata da un cedro del Libano, disposte intorno a un cerchio centrale a formare le punte di una grande stella. Altre aiuole circondate da filari di sofore occuparono il settore più prossimo ai teatri, con l’ampio piazzale antistante che fungeva da zona di partenza per le corse che venivano svolte annualmente. Tra le alberature presenti prevalevano gli esemplari a foglia caduca (662) rispetto ai sempreverdi (248), secondo l’accurato censimento del 1889 che stabilì la presenza di 1302 piante tra alberi e arbusti. Tra la fine del secolo e l’inizio del ’900 il parco fu interessato da alcune parziali modifiche, come l’aggiunta di una grande fontana e la demolizione delle mura e del bastione ancora presenti sul fronte settentrionale. Interventi di maggiore rilevanza furono compiuti a partire dal 1929, quando vennero sospese le corse dei cavalli (alle quali dopo il 1910 si erano aggiunte gare di velocipedi) e il parco fu sistemato con l’aggiunta di nuove alberature (in prevalenza conifere), aiuole e arredi. Gli eventi bellici e il trascorrere degli anni determinarono purtroppo un progressivo decadimento del giardino e a partire dal 1984 l’amministrazione comunale decise di avviare un programma di interventi per il recupero del disegno originario, che sono stati attuati in fasi successive e si sono conclusi nel 2009. I lavori hanno riguardato sia il ripristino dei vialetti, il restauro dei monumenti e l’ammodernamento degli arredi sia la sistemazione del corredo verde del parco: sono stati eseguiti nuovi censimenti del patrimonio arboreo (914 le alberature rilevate nel 1998, in maggioranza sempreverdi, e 578 quelle censite nel 2003, con prevalenza invece di caducifoglie), sono state rimosse le piante in condizioni troppo precarie e sono stati effettuati nuovi impianti, anche per rimediare agli ingenti danni prodotti da una forte temporale del luglio 1998 (un evento eccezionale che provocò molte stroncature di grandi rami e lo sradicamento di uno dei cinque cedri storici).