via dei combattenti
Reggio Emilia (RE)
Tel: 0522 456111 456660 comune.informa@municipio.re.it
Il Palazzo Ducale, noto anche come Reggia di Rivalta, fu fatto costruire dagli Estensi nella prima metà del ’700 con l’intenzione di creare una “piccola Versailles”. Il vasto parco recintato fu riccamente ornato con vasche, fontane, statue, vasi e un corredo di aiuole e alberature accuratamente disposto secondo un disegno organico. Abbandonata all’arrivo delle truppe napoleoniche, dopo un paio di secoli di oblio, la tenuta e i resti del Palazzo sono stati acquistati dal Comune di Reggio Emilia, che ha avviato un progetto per il recupero dell’area e la valorizzazione degli ultimi elementi superstiti, tra i quali spicca un monumentale cedro del Libano, solitario testimone della decadenza della reggia e del parco.

La strada di accesso all’area verde, oggi via dei Combattenti, procede tuttora rettilinea dalla statale, fiancheggiata dai prati verso nord e da abitazioni di recente costruzione sul lato opposto. Oltre l’ingresso si apre un ampio spiazzo prativo chiuso a sud dall’ala sopravvissuta del Palazzo Ducale, all’epoca probabilmente destinata al personale di servizio. Verso nord si distinguono, invece, i resti di un torrione e della vecchia corte rurale, al cui interno si trovavano le stalle e una chiesettaoggi abbandonata, ma ancora riconoscibile. Sul lato opposto dell’accesso e al margine del terrazzo, un grande esemplare di cedro del Libano segnala la discesa verso il piano sottostante, attraversato centralmente da una sterrata che conduce verso la sponda sinistra del Crostolo, la cui vegetazione ripariale chiude la visuale sullo sfondo. La sterrata è fiancheggiata nella prima parte da un doppio filare incompleto di vecchi gelsi bianchi che ombreggiano alcune panchine; altri gelsi seguono la base del terrazzo verso nord e si raccordano a un secondo e più breve allineamento di gelsi, parallelo a quello centrale, che conduce ai resti di una grande vasca ovale. Verso sud, lungo il bordo del terrazzo che si sviluppa sotto al grande cedro, si intravedono gli ingressi delle grotte artificiali (oggi chiuse ) che costituivano parte delle scenografie settecentesche e sul pendio crescono alcune giovani querce. Lo spazio restante è tutto occupato dai coltivi, mentre una fascia di vegetazione spontanea cresciuta negli ultimi decenni (con acero campestre, olmo campestre, farnia, bagolaro, biancospino, edera, rovo,vitalba, ecc.) maschera in parte il muro perimetrale dell’area, il cui lato orientale, prossimo al torrente, possiede vertici di forma semicircolare e custodisce al centro un’esedra nascosta dalla vegetazione, residuo anch’essa del giardino settecentesco.

Nel 1722 il principe Foresto d’Este, conte di Scandiano, che alla fine del ’600 aveva acquistato alcuni terreni e un casino di caccia nella campagna di Rivalta, li donò al principe ereditario Francesco, figlio del duca Rinaldo I, sposatosi con Carlotta Aglae di Borbone-Orléans, figlia di Filippo d’Orléans. Il principe ereditario, che in seguito divenne duca con il nome di Francesco III, giunto a Reggio Emilia da Vienna, diede incarico di costruire una nuova sontuosa villa ispirata ai canoni stilistici francesi in onore della moglie. I lavori iniziarono l’anno seguente, diretti dall’architetto reggiano Giovanni Maria Ferraroni (1662-1755), al quale viene attribuita, seppure con qualche incertezza, anche la paternità del progetto, che nel 1730 fu sostituito dai fratelli Francesco e Giovan Battista Bolognini.Nel 1726 venne avviata la creazione del parco, per la cui realizzazione furono abbattute le abitazioni rurali e le alberature già presenti nell’area. La costruzione del Palazzo Ducale si concluse intorno al 1732, anche se nei decenni successivi furono eseguiti a più riprese ulteriori lavori per arricchire di elementi architettonici e decorazioni sia gli spazi interni che il giardino. L’edificio aveva forma a U, con la facciata principale rivolta verso la strada maestra (l’attuale statale) e due ali laterali, entrambe con torrioni ai vertici, che circondavano la corte interna. Un viale di accesso rettilineo attraversava un’ampia area prativa di forma ellittica, collegando la strada pubblica, che venne spostata per lasciar posto al prato, alla grande scalinata posta al centro della sontuosa facciata del palazzo. Gli interni, riccamente ornati con marmi, dipinti, mobili pregiati e altre decorazioni, furono teatro di lussuosi ricevimenti in onore di nobili ospiti della corte estense. Il vasto giardino, di forma quadrangolare e recintato da mura, si trovava in posizione ribassata rispetto al terrazzo naturale su cui si ergeva il palazzo e l’accesso avveniva mediante una scalinata centrale in marmo e due scalinate laterali in mattoni. L’area verde era suddivisa in quattro settori, con vialetti e aiuole geometriche, ed era abbellita da composizioni floreali e altri arredi (vi si contavano oltre 400 vasi di agrumi e 350 statue). Il disegno del giardino comprendeva anche un labirinto verde e due grandi vasche in mattoni, con acque derivate tramite condotte sotterrane da una vasca di raccolta appositamente realizzata a circa un chilometro di distanza a sud del palazzo.
Nel 1796 un distaccamento dell’esercito napoleonico prese possesso del Palazzo Ducale che, saccheggiato dalle truppe e in parte demolito dai locali per riutilizzare il materiale recuperato, venne successivamente assegnato al demanio repubblicano. Alcune statue vennero trasferite in spazi pubblici cittadini (ce ne sono ancora due sul ponte del Crostolo e alcune nei Giardini Pubblici), mentre il resto del complesso, ulteriormente rimaneggiato, dopo varie vicissitudini divenne proprietà di Luigi Corbelli, che vendette il materiale recuperato dall’abbattimento delle parti del palazzo non più utilizzabili e destinò a coltura tutto il giardino. Nei secoli successivi gli spazi ancora abitabili del palazzo hanno avuto varie destinazioni temporanee (sono stati, tra l’altro, sede di un seminario e di un lazzaretto e occupati dalle truppe tedesche) e sono stati soggetti a usi impropri e frequentazioni abusive che ne hanno determinato il progressivo degrado.
Nel 2004 il Comune di Reggio ha acquisito quanto è rimasto della fastosa tenuta e, insieme ai primi interventi di tipo conservativo sugli immobili e a quelli finalizzati a favorire la fruizione dell’area, nel 2006 ha promosso un processo partecipativo per la valorizzazione di questo importante bene storico.