viale delle Rimembranze 5
Parma (PR)
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Possente fortezza difensiva costruita dai duchi di Parma verso la fine del ’500, la Cittadella ha mantenuto inalterata la caratteristica struttura a pianta pentagonale, con massicci bastioni in mattoni, un imponente portale di ingresso e parte dell’ampio fossato che un tempo la circondava per intero. Perduta la funzione militare, protrattasi nei secoli sino alla Seconda Guerra Mondiale, la Cittadella è divenuta il secondo maggiore spazio verde cittadino (12 ettari), molto frequentato e apprezzato da famiglie e sportivi e luogo di eventi e manifestazioni. La nuova veste di parco pubblico ha portato alla comparsa di arredi e alberature ornamentali, che hanno affiancato la vegetazione preesistente e quella cresciuta spontaneamente. Recenti lavori di restauro hanno riportato in luce e reso fruibili camminamenti e altre parti delle antiche strutture difensive.

Dal bel viale alberato delle Rimembranze si stacca la via principale di accesso alla Cittadella, fiancheggiata su entrambi i lati da spazi verdi nei quali spiccano quattro filari paralleli di annosi bagolari. Un elegante ponticello con arcate, completato nell’Ottocento da una cancellata in ferro, supera l’antico fossato, oggi asciutto e ammantato da un bel prato verde, e raggiunge il sontuoso portale di ingresso, sul quale campeggia lo stemma dei Farnese. Il vasto spazio interno è organizzato in una serie di aree prative, di ampiezza variabile e forma in prevalenza geometrica, separate da filari alberati che affiancano la viabilità principale. Il disegno interno riprende quello generale: cinque vialetti delimitano un pentagono regolare che racchiude l’estesa area prativa centrale; dai vertici del pentagono interno partono altri vialetti che salgono in direzione dei corrispettivi vertici esterni e si collegano con il viale che corre sopra le mura perimetrali.
Negli spazi più vicini all’ingresso principale sono concentrati giochi e altre strutture ricreative per bambini, mentre nelle fasce più laterali trovano posto campi di calcio e, sul lato orientale, un paio di campi da basket e il grande edificio in passato utilizzato come caserma e poi come ostello. Imponenti platani circondano il prato centrale, mentre ai lati dei vialetti che salgono verso le mura prevalgono filari di tigli, in qualche caso lambiti dalla vegetazione cresciuta spontaneamente sulle scarpate (pioppi neri, robinie e varie altre specie)i. Alla sommità di ognuna delle rampe il vialetto si divarica, delimitando un’aiuola triangolare dominata da un esemplare isolato di cedro dell’Atlante (in un solo caso al posto del cedro è presente uno spino di Giuda).
Il viale asfaltato che segue le mura, frequentato da persone a piedi, ciclisti e pattinatori, è affiancato da un percorso podistico, che parte nei pressi del portale d’ingresso, lungo il quale sono disposti anche diversi attrezzi ginnici; il viale è accompagnato da filari di tigli, impiantati nel secondo dopoguerra, in alcuni tratti sostituiti da robinie e grandi pioppi.
In corrispondenza dei cinque vertici, i bastioni che sporgono verso l’esterno sono oggi diventati dei terrazzi verdi che offrono suggestivi affacci sulle ripide pareti delle mura. Sul primo baluardo a ovest del portale l’ingresso, il Bastione Santa Maria, è possibile scoprire interessanti aspetti dell’organizzazione dell’antica fortificazione grazie ai recenti scavi archeologici che hanno riportato alla luce i percorsi di ronda, le piazze occupate dalle bocche da fuoco e le gallerie di collegamento con il fossato e la piazza d’armi centrale. Il Bastione San Giovanni Battista, sul lato opposto, è invece caratterizzato da una folta fascia di vegetazione, con molti arbusti di gelso da carta (Broussonetia papyrifera), bagolaro, robinia e altre specie che fanno da cornice a un’area ginnica attrezzata. Gli altri bastioni hanno un verde meno sviluppato: sul lato orientale (Bastione San Francesco) si incontrano alcuni bagolari adulti, un grande pioppo e un vecchio gelso intorno a un prato con panchine; sul fronte meridionale, dei due bastioni posti ai lati dell’ingresso secondario, detto un tempo la Porta del Soccorso, il Bastione San Pietro è caratterizzato da un esemplare di acero di monte (diametro 70 cm) che spicca in direzione della punta, mentre il Bastione Sant’Alessandro, in parte dedicato al passeggio dei cani, è soprattutto prativo e occupato su un lato dalla Palazzina San Giorgio, che ospita le sezioni locali di alcune associazioni (Associazione Nazionale Bersaglieri, Associazione Nazionale Arma di Cavalleria e Amici del Cavallo, Associazione Nazionale degli Autieri).

Verso la fine del ’500 il duca di Parma Alessandro Farnese (1545-1592), a lungo generale al servizio della Spagna e tra i protagonisti della vittoriosa battaglia di Lepanto contro i Turchi nel 1571, avviò i lavori per la costruzione di una nuova struttura difensiva per la città, in grado di resistere a eventuali attacchi e assedi. La nuova fortezza, posta subito al di fuori delle mura cittadine, venne progettata con una forma a pentagono regolare, rinforzata da bastioni nei vertici, che in epoca rinascimentale era ritenuta la soluzione strategicamente più valida ed era stata adottata per analoghe fortificazioni in città come Torino e Anversa. Per la sua realizzazione fu necessario deviare un canale e liberare un’ampia area, demolendo vari edifici tra cui una chiesa. Il progetto, attribuito all’architetto Pietro Francesco Tagliapietra (più noto come Francesco Paciotto), venne affidato all’ingegnere ducale Giovanni Antonio Stirpio de’ Brunelli, che nella realizzazione si avvalse dei contributi di altri architetti e ingegneri come Smeraldo Smeraldi, Genesio Bresciani e Michelangelo Muciasi. Il monumentale portale di accesso in marmo bianco venne realizzato dagli scultori Simone Moschino (Simone Simoncelli) e Giovanni Battista Carra. Il complesso militare venne concluso nei primi anni del ’600 dal duca Ranuccio I (1569-1622).
L’articolato e ben congegnato sistema difensivo si sviluppava in parte anche sottoterra: erano presenti a vari livelli postazioni, dette “piazze”, che erano armate con cannoni, e punti di osservazione, indicati come “piazze del cavaliere”, che erano riservati al militare a cavallo che dirigeva le operazioni; gli spostamenti erano assicurati da percorsi di ronda perimetrali per il controllo delle mura e da una serie di tunnel che mettevano in contatto le varie piazze con la piazza d’armi al centro della Cittadella e con l’esterno, per eventuali sortite in caso di assedio. Nel complesso, insieme alle abitazioni dei militari, alle stalle e ai depositi di munizioni e di altre scorte, era presente una chiesa, di cui si sono conservate poche tracce. La Cittadella non fu, tuttavia, mai teatro di scontri e assedi e nel corso dei secoli sulla funzione difensiva prevalse quella di caserma militare e prigione, utilizzata in particolare per gli avversari politici dei duchi. Nel celebre romanzo La Certosa di Parma, Stendhal immagina che il protagonista, Fabrizio del Dongo, su ordine del duca di Parma, venga rinchiuso in una cella della Torre Farnese della Cittadella, dalla quale riesce a fuggire grazie alla duchessa Sanseverina, di cui è il nipote, e a Clelia Conti, figlia del governatore della fortezza.
La destinazione militare della Cittadella, che dopo l’Unità d’Italia ha ospitato vari reggimenti dell’esercito italiano (bersaglieri, cavalleria, ecc.), si è mantenuta sino al secondo dopoguerra. Nel 1946 furono avviate le pratiche per la cessione della struttura al Comune di Parma e in seguito vennero eseguiti lavori di bonifica e smantellate le caserme e altre infrastrutture annesse. In questa fase di passaggio alcune porzioni della Cittadella, compresi un paio di bastioni, furono utilizzati a scopo agricolo per seminativi e piccoli frutteti. Dopo l’inserimento nell’ambito del verde pubblico cittadino, la Cittadella ha avuto una caratterizzazione di tipo prevalentemente ricreativo e sportivo, con gli ampi spazi prativi utilizzati per il gioco del calcio e la graduale aggiunta di strutture sportive e attrezzature ginniche. Per alcuni decenni la Cittadella ha anche ospitato un frequentato campeggio e l’unico grande edificio militare rimasto è stato sede di un ostello per la gioventù (l’ex ostello è oggi interessato da un progetto di riqualificazione che contempla la realizzazione di spazi collegati alle attività sportive e di un museo sulla storia della Cittadella). Tra il 2008 e il 2010 sono stati eseguiti lavori di restauro di uno dei bastioni e gli scavi archeologici effettuati hanno consentito di ricostruire importanti aspetti storici della fortezza e della sua organizzazione militare.