via olma 2
Sala Baganza (PR)
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Situato nel cuore della prima area protetta istituita nel 1982 dalla Regione Emilia-Romagna per salvaguardare una preziosa porzione di territorio parmense, in passato compresa nell’ampia tenuta di caccia dei duchi di Parma, il parco ornamentale che si sviluppa intorno allo storico Casino dei Boschi è una delle massime espressioni del peculiare fascino paesaggistico che contraddistingue il Parco Regionale Boschi di Carrega, differenziandolo rispetto a tutte le altre aree protette regionali. Progettato dal giardiniere Carlo Barvitius per volere della duchessa Maria Luigia d’Austria, il parco ornamentale raccoglie gruppi e filari di alberature secolari, in prevalenza esotiche e sempreverdi, scelte e disposte secondo i canoni stilistici del giardino paesaggistico all’inglese, al quale si rifanno anche altre ambientazioni (create ad esempio con fitte formazioni di abeti e faggi) che caratterizzano alcuni settori del parco regionale e oggi si trovano mescolate alla folta vegetazione boschiva spontanea.

Il Parco Regionale Boschi di Carrega si estende nelle dolci ondulazioni delle prime colline parmensi. Nell’affascinante paesaggio dell’area protetta, in prevalenza rivestito da folte formazioni boschive, con ampie radure e specchi d’acqua artificiali incorniciati dalla vegetazione, si colgono ancora le tracce di un disegno pianificatore unico e armonioso, finalizzato a rendere piacevoli e suggestivi i soggiorni, le battute di caccia e gli svaghi della corte ducale parmense. Quasi al centro di questa sorta di vasto parco all’inglese si trovava la residenza principale, il Casino dei Boschi, intorno alla quale il corredo verde era organizzato in maniera appena più formale. La porzione di territorio prossima al Casino e al contiguo Casinetto, viene oggi identificata come Giardino Monumentale, per distinguerla rispetto al resto dell’area protetta, anche se nel tempo i suoi margini si sono molto sfumati e sono oggi resi sempre più labili dal naturale sviluppo della vegetazione spontanea.
Un lungo viale sterrato si stacca da via Olma (per chi proviene da Sala Baganza proseguimento di via Zappati oltre la località Case Nuove) e permette di raggiungere nella maniera più diretta il Centro Parco “Casinetto”. Il percorso è scandito ai lati da grandi esemplari di cedro dell’Atlante (diametri tra i 90 e i 95 cm) e libocedro (diametri intorno ai 65 cm, con diversi individui in condizioni alquanto precarie), oggi mescolati alla vegetazione spontanea di latifoglie (cerro, frassino maggiore, orniello, ecc.); più all’esterno si alternano zone aperte prative (in una campeggiano un gruppo di cipressi) e lembi più estesi di vegetazione spontanea popolati da caprioli, cinghiali e altra fauna selvatica. Nei pressi di una leggera curva si incontra un vecchio platano (diametro 90 cm circa) segnalato da un pannello del progetto Xiloteca vivente, un percorso tematico organizzato in 35 cartelli che descrivono altrettante grandi alberature e che affianca la Xiloteca Carrega, una interessante raccolta di campioni di legno donata dai Carrega al parco regionale ed esposta in una sala del Casinetto. Dietro al platano, al margine del bosco che riveste le pendici collinari a ovest del Casinetto, un gruppo misto composto da lecci, libocedri e un altro cedro dell’Atlante (anch’esso con cartellino) anticipa di poco l’inizio dell’ala meridionale del lungo edificio. Poco oltre svetta un cipresso (diametro 78 cm), mentre davanti all’ingresso del Centro Parco campeggiano tre abeti bianchi e, a lato, tre monumentali cedri.
Il fronte principale del Casinetto si affaccia su un vasto parterre con ampie aiuole di forma geometrica delimitate da siepi di bosso, dove oggi si estendono prati spontanei e spiccano due alberi isolati: un maestoso cedro dell’Atlante e, sul lato opposto, un cipresso calvo, di dimensioni più contenute. Verso sud si staglia l’edificio del Casino dei Boschi, fiancheggiato da macchie di vegetazione dalle quali emergono le chiome di imponenti esemplari di frassino, cedro e platano. Sul fronte opposto è situato un nucleo rurale composto da varie costruzioni (tutte semipericolanti come del resto la vicina ala del Casinetto) e circondato dalla vegetazione spontanea (si notano alcune grandi farnie). Al centro del parterre ha inizio un vialetto rettilineo (Itinerario 4 - Centro Parco Casinetto Viale degli Inglesi ) che raggiunge il margine orientale dell’area, bordata ancora da grandi cedri che oggi sono mescolati alla vegetazione spontanea. Da qui un percorso segnalato prosegue, inoltrandosi nella macchia boschiva, per arrivare al lago Ponte Verde e, dopo circa un chilometro, a un accesso solo pedonale al Casinetto (Portineria Ponte Verde), fiancheggiato da un edificio in stile alpino, che è raggiungibile in breve dal parcheggio/area attrezzata posto all’inizio di Via Case Nuove.
La restante porzione di Giardino Monumentale fruibile dal pubblico si sviluppa a nord di questo percorso e del parterre, dove si alternano radure e folte macchie boschive spontanee (con grandi esemplari di rovere e farnia), che affiancano e a volte quasi avvolgono le alberature secolari ornamentali ancora presenti. Alcuni sentieri, in parte inseriti nel percorso tematico La pazienza dell’albero, scandito da pannelli, attraversano il giardino e permettono di avvicinarsi alle piante di maggiore imponenza. Anche ai lati del percorso che conduce alla Portineria Ponte Verde si incontrano, oltre ad arbusti di bosso dalla forma irregolare (probabile residuo delle bordure che un tempo accompagnavano il vialetto), cedri e libocedri seminascosti tra la fitta vegetazione e, nei pressi dell’uscita, un altro grande frassino maggiore.

Nel 1612 il duca di Parma Ranuccio I Farnese (1569-1622), sventata una congiura ai suoi danni da parte di parenti e nobili locali, si impossessò di vari beni, tra cui la rocca di Sala e i territori a essa legati, che per circa tre secoli erano appartenuti ai Sanvitale. La rocca divenne dimora temporanea della corte ducale, mentre i folti boschi popolati da pregiata selvaggina (caprioli, daini e cervi) furono annessi all’ampia riserva di caccia dei Farnese. Nel 1731 il ducato passò ai Borbone e nel 1753 il duca Filippo di Borbone chiamò alla sua corte l’architetto lionese Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801), che ristrutturò la Reggia di Colorno e i suoi giardini e curò diversi altri interventi nella capitale ducale. Nella seconda metà del secolo Maria Amalia, figlia di Maria Teresa d’Austria e moglie del nuovo duca Ferdinando di Borbone, incaricò Petitot della costruzione del Casino dei Boschi per utilizzarlo come luogo di villeggiatura estiva e casino di caccia. L’edificio, realizzato a partire da una preesistente costruzione, comprendeva anche un oratorio munito di torre e venne completato nel 1789. Dopo l’occupazione napoleonica, il ducato di Parma passò a Maria Luigia, moglie di Napoleone e figlia dell’imperatore Francesco I d’Austria, che nel 1819 acquistò dagli eredi di Maria Amalia il Casino dei Boschi e la tenuta annessa. Maria Luigia affidò la ristrutturazione del palazzo all’architetto parmense Nicola Bettòli, al quale si devono il Teatro Regio e altre notevoli realizzazioni cittadine, e il ridisegno del parco all’austriaco Carlo Barvitius, giardiniere di corte degli Asburgo, che in quel periodo si occupò anche dei giardini della Reggia di Colorno. Tra il 1819 e il 1826 il Casino dei Boschi venne profondamente rinnovato facendo riferimento ai canoni dello stile neoclassico, di cui Bettòli fu uno dei maggiore interpreti; la rivisitazione comportò l’eliminazione della torretta esistente e l’aggiunta di un lunghissimo colonnato, utilizzando colonne provenienti dalla Reggia di Colorno, al centro del quale venne innalzato il Casinetto, un’elegante costruzione destinata a ospitare il teatrino di corte che fu abbellita nella parte superiore con un orologio e una torre campanaria.
Il parco venne invece riorganizzato da Barvitius secondo i principi del giardino all’inglese, sostituendo con ambientazioni più naturali le linee geometriche che prevalevano nel disegno precedente. La viabilità interna divenne più sinuosa e furono attuati molti interventi di forestazione, impiegando faggi e abeti dell’Appennino parmense ma anche larici, abeti e pini provenienti dalle montagne trentine. Intorno al Casino dei Boschi trovarono posto catalpe, gelsi della Cina e altre specie esotiche e furono allestite bordure di bulbose di provenienza olandese.
Dopo la morte di Maria Luigia, avvenuta nel 1847, il ducato passò in eredità a Carlo III, dei Borbone di Lucca, e nel 1861, con l’Unità d’Italia, l’ex tenuta di caccia dei Farnese entrò a far parte del Demanio Nazionale del Regno d’Italia, ma venne poi ceduta nel 1870 all’ingegnere Severino Grattoni (progettista e direttore dei lavori del traforo ferroviario del Frejus). In seguito alla morte di Grattoni (1876), il Casino dei Boschi e tutto territorio circostante furono acquistati nel 1881 dai principi Carrega di Lucedio, una nobile famiglia genovese. Nel 1994 il parco regionale ha acquistato l’edificio del Casinetto e, grazie a una convenzione con la famiglia Carrega, ha reso visitabile parte del parco ornamentale legato al Casino dei Boschi. Di recente sono state acquisite altre strutture, tra cui una ghiacciaia, e porzioni di terreno nell’ambito di un progetto volto al recupero e alla valorizzazione del Casino dei Boschi e degli altri immobili esistenti (oggi in parte pericolanti o in condizioni assai precarie) e al progressivo ampliamento della parte liberamente fruibile.