Piazza Tre Martiri
Pontenure (PC)
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Compreso tra via Roma, un tratto cittadino della via Emilia e la linea ferroviaria, il parco è un inaspettato angolo di verde e tranquillità, con ombrosi vialetti per il passeggio, ampie zone prative e secolari esemplari arborei che fanno da cornice al bel villino ottocentesco che oggi ospita la biblioteca comunale. La villa e il suo parco, nati come residenza privata per il soggiorno estivo, sono oggi il centro della vita culturale cittadina e durante l’anno ospitano molti eventi e manifestazioni pubbliche.

Il parco (4,2 ettari), di forma quadrangolare, si estende alle spalle della villa: un viale centrale e due perimetrali, che si congiungono sul retro dell’edificio, ne disegnano l’assetto. I viali alberati racchiudono ampi spazi prativi nei quali spiccano gruppi arborei o esemplari isolati di notevoli dimensioni; altre macchie più folte di piante disposte nelle vicinanze della villa ne completano il patrimonio verde, che consta di circa 750 piante (un censimento delle alberature del parco è stato completato nel 2006 e un cartellino nero con numero progressivo è visibile su molti tronchi).
Appena superata la cancellata dell’ingresso principale al parco, si incontra una larga aiuola sulla sinistra, dominata da un esemplare di tasso potato in forma obbligata, e si scorge il bel villino sormontato da una torretta rettangolare e impreziosito da un elegante veranda in ferro e vetro in stile Liberty, aggiunta nel 1920, che ne ripara il portone di accesso. Sulla destra, una macchia di cefalotassi nasconde il fusto di un grande platano e una fascia verde formata da vecchi ippocastani e tassi ripara la villa dalla strada (oltre la strada si trova l’asilo “Clara Raggio”, fondato nel 1893 da Armando Raggio e intitolato alla moglie).
Un ingresso porticato e un balconcino ornati da colonnine e fregi caratterizzano la facciata orientale della villa, che è rivolta verso uno spazio prativo dominato da una macchia di bagolari con un’unica ampia chioma sostenuta da quattro tronchi riuniti alla base. Verso nord il prato è chiuso da una folta macchia alberata, con un secolare cedro del Libano circondato da frassini maggiori, bagolari, giovani magnolie e vecchi cefalotassi. Poco oltre si incontrano due ulteriori cedri del Libano e altri bagolari, con i tipici fusti costoluti, che crescono insieme a grandi robinie senescenti. Una macchia mista di impianto recente, con olmo campestre, acero di monte, acero americano, bagolaro, tasso e bosso, nasconde i resti in muratura della ghiacciaia, che si trovano più a est, in un angolo isolato a breve distanza dalla nuova recinzione di confine con i precedenti edifici di servizio della villa. Più spostati verso il viale centrale, invece, insieme a un vecchio esemplare di acero di monte, vegetano un’alta sequoia e un altro maestoso cedro, accompagnati da ippocastani e tassi. Oltre il viale, un’altra fitta formazione mista occupa gli spazi retrostanti la villa; ne fanno parte gruppi di sofore, filari di tassi, qualche grande farnia, vecchi tigli e ippocastani e uno slanciato abete di Douglas. Un doppio filare di tigli, con molti esemplari coetanei e qualcuno di nuovo impianto, fiancheggia il viale centrale sterrato che attraversa tutta l’area verde e conduce all’ingresso posto lungo il confine settentrionale, a pochi passi dalla stazione ferroviaria (il cancello è però sempre chiuso), a lato del quale si trova una piccola area giochi ombreggiata da cedri dell’Atlante, ippocastani e catalpe. Il vialetto che si sviluppa nel settore orientale è accompagnato da un doppio filare incompleto di olmi campestri (il portamento a candelabro è dovuto alle passate potature e i tronchi, rivestiti da muschi e licheni, sono spesso segnati da evidenti cavità). Lungo il percorso sterrato che forma l’anello esterno sul lato occidentale si alternano, invece, ippocastani, aceri di monte, aceri americani e catalpe, anche in questo caso con esemplari che mostrano i segni dell’età. Il vialetto collega la villa al pregevole edificio della vecchia serra, di recente restaurato.
Tra il vialetto occidentale e quello centrale si trova un unico ampio spazio aperto interamente occupato dal prato, mentre nel settore orientale del parco si succedono due spazi prativi separati da fasce di bagolari e noci e punteggiati da esemplari arborei isolati di farnia, noce americano, cedro del Libano e cedro dell’Atlante di notevole valore ornamentale, oltre che da un gruppo di pini (il primo dei due spazi è utilizzato in estate per rassegne cinematografiche e altri eventi).
Fasce arboree e arbustive miste, infine, accompagnano sia il muro di confine orientale che quello settentrionale del parco, includendo farnie adulte e giovani, olmi, robinie, bagolari, pioppi cipressini, macchie di lillà e cefalotassi e grandi esemplari ormai senescenti di carpino bianco e olmo campestre. La notevole varietà di specie e la permanenza di vecchie alberature favorisce la presenza di cinciallegra, capinera, merlo, pettirosso, picchio muratore, picchio rosso maggiore e altri uccelli dei quali, nonostante la vicinanza a strade e ferrovia, è possibile ascoltare canti e richiami. Le differenti specie di uccelli, ma anche gli scoiattoli e gli altri piccoli animali presenti, sono stati oggetto di studio da parte della sezione piacentina della LIPU, che ha anche curato il posizionamento di nido artificiali e mangiatoie.

La villa, un tempo nota come Villa Fortunata, venne fatta costruire alla fine dell’Ottocento da un esponente della ricca famiglia Raggio, originaria di Genova e legata a compagnie di navigazione, cantieri e altre attività imprenditoriali. Armando Raggio (1855-1918), che si dedicò soprattutto al commercio internazionale del carbone e che nella zona di Pontenure possedette una fornace e diverse grandi aziende agricole, acquistò nel 1881 dalla famiglia Fantoni 20 ettari di terreno, comprendenti campi coltivati e alcuni fabbricati, e affidò all’architetto Luigi Rovelli, fatto venire appositamente da Genova, la progettazione e realizzazione di una residenza estiva signorile circondata da un ampio parco. Nel 1882 venne abbattuta la casa dei precedenti proprietari e in un paio di anni fu edificata la nuova villa. Negli anni successivi la proprietà fu ampliata mediante nuove acquisizioni e venne completato il disegno del parco, di ispirazione romantica, con la creazione di filari e angoli ombrosi per la sosta e l’impianto di esemplari arborei isolati di particolare pregio ornamentale. Oltre agli edifici presenti sulla strada a est della villa (stalle e alloggi di servizio oggi trasformati in abitazioni), tra il 1889 e il 1897 venne costruita una serra per ospitare le piante esotiche del giardino durante l’inverno. La serra comprendeva sia parti in muratura che verande e altre strutture in ferro e vetro. La porzione centrale ospitava un piccolo teatro familiare, mentre ai due lati si trovavano le serre riscaldate, dove era conservata anche una collezione di orchidee; le serre accessorie esterne erano in parte destinate alla coltivazione dei gerani e le più basse erano dotate di aperture per sfruttare il calore naturale durante i mesi favorevoli. L’arredo del giardino comprendeva statue femminili, una raccolta di grandi vasi e una vasca con giochi d’acqua nei pressi della villa; un ponticello con sponde in ferro battuto permetteva di superare un rio (poi coperto nel secondo dopoguerra). Lungo i vialetti lastricati con ciottoli bianchi erano disposte panchine e lampioni in ghisa decorati con stemmi recanti le iniziali AR. A est della villa, a breve distanza dagli edifici di servizio, si trovava la ghiacciaia a forma di torretta, con belvedere protetto da una balaustra in ferro. Nella prima metà del ’900 la villa ospitò personaggi illustri come il duca d’Aosta e il principe Umberto di Savoia. Durante la seconda guerra mondiale la villa e gli edifici rurali annessi furono requisiti dall’esercito tedesco, ma tornarono nelle disponibilità della famiglia Raggio al termine del conflitto. Negli anni successivi la villa fu ancora luogo di eventi mondani in occasione di matrimoni e visite di personalità dell’epoca (tra cui l’ex regina Elena). Verso la fine del ’900, dopo alcuni decenni di abbandono, la villa e il parco sono divenuti di proprietà pubblica. In seguito l’amministrazione comunale si è fatta carico del recupero del complesso: i lavori di restauro sono stati avviati nel 1998 e nel 2003 la villa e il parco sono stati aperti al pubblico. Le belle sale decorate della villa sono divenute luogo di eventi culturali, mostre e conferenze e dal 2009 nell’edificio è stata trasferita la biblioteca comunale.