Via Giulio Alberoni
Piacenza (PC)
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I Giardini Margherita sono la principale area verde del centro cittadino. Sorti nell’Ottocento come dipendenza di un vicino palazzo nobiliare, verso la fine del secolo furono aperti al passeggio pubblico e venduti al Comune di Piacenza, che li sistemò nelle forme attuali. Lo stile romantico ottocentesco caratterizza ancora la fisionomia del parco, che conserva ancora arredi d’epoca e ospita belle alberature secolari. Sempre molto frequentato, soprattutto nei mesi estivi, il parco è sede di manifestazioni pubbliche, concerti e spettacoli per adulti e bambini.

La folta massa verde dei Giardini Margherita, che fa da fondale all’aiuola con fontana posta al centro all’ampio piazzale antistante la stazione, è la prima immagine della città per chi arriva a Piacenza in treno. Un monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi domina lo slargo pavimentato davanti ai due ingressi dell’estremità settentrionale del parco; la grande statua in bronzo è stata realizzata nel 1889 dallo scultore piacentino Enrico Astorri (1859-1921) e campeggia su una roccia, avvolta da bosso e caprifoglio, in un’aiuola circolare delimitata da una siepe formale di ligustro e altre specie. Negli altri tre vertici dell’area verde a forma di quadrilatero, che ha una superficie complessiva di r ettari circa, si trovano altrettanti accessi che si aprono sulle vie che la circondano (viali dei Mille, Il Piacentino, Abbadia e via Alberoni). Il disegno interno del parco è principalmente dovuto a un mosaico di vialetti sinuosi, che delimitano aiuole di varia forma, si sviluppano tra dossi ondulati, collinette e avallamenti. I confini dell’area verde sono sottolineati da fasce di vegetazione che si fondono, in qualche caso, con i filari delle strade adiacenti, mentre grandi alberature isolate o in gruppo accompagnano i vialetti interni e spiccano sulle superfici prative. Entrando dall’ingresso di piazzale Marconi la vista è richiamata da una vasca rotonda, con roccette e zampillo, che è contornata da una bassa ringhiera metallica e da cespugli di crespino. Alcuni busti di personaggi illustri piacentini e l’obelisco ottocentesco arredano alcune aiuole del giardino, mentre nella parte meridionale, su un piccolo rilievo, si erge il tempietto di Psiche, al centro di una piazzola con panchine bordata da un cordolo roccioso e ombreggiata da tassi, bagolari, tigli, olmi e aceri campestri. Nel tempietto era presente un busto in bronzo di Giuseppe Mazzini, anch’esso di Enrico Astorri, oggi conservato nel Museo del Risorgimento di Piacenza. A breve distanza, nei pressi di un accesso su via Alberoni, si trova un padiglione in ferro per spettacoli, ombreggiato da un imponente platano, il più grande del giardino, con l’ampia chioma sorretta dal grosso fusto inclinato (diametro 115 cm). Tra le grandi alberature che impreziosiscono l’area verde, regalando frescura ai visitatori e riparo a fringuelli, capinere e altri piccoli uccelli, figurano sia specie a foglia caduca che sempreverdi. Platani, ippocastani, bagolari, tigli e farnie (quasi tutti coetanei, con diametri intorno ai 75 cm), insieme a sofore, faggi, cedri del Libano e dell’Atlante, tassi, libocedri e pini, sono tra le specie più legate al disegno storico del giardino (in diversi casi le vecchie piante perdute sono state sostituite da giovani esemplari delle medesime specie).Gruppi di lagerstroemia, dalle belle fioriture estive, macchie di cefalotassi e bordure di arbusti ornamentali concorrono a ravvivare con i loro colori vari angoli del giardino.

Il giardino venne fatto realizzare dal conte Giacomo Costa nella prima metà dell’Ottocento su terreni coltivati che aveva acquistato dal monastero francescano di Santa Maria di Loreto. Costa, che possedeva un palazzo signorile nella vicina via Roma, incaricò il cremonese Giovanni Motta di creare un giardino di delizie in stile romantico da utilizzare per lo svago e il passeggio. Secondo i gusti dell’epoca l’area verde venne abbellita da elementi scenografici, arredi e composizioni vegetali con specie esotiche ornamentali di grande sviluppo. Erano presenti un laghetto, attraversato da un ponticello in ferro, grotte e collinette artificiali, un tempietto dedicato a Psiche, un obelisco e altri arredi, un piccolo labirinto verde e una serra per la protezione invernale di agrumi e altre piante. Nel 1856 Costa concesse una parte del giardino al Comune di Piacenza per il pubblico passeggio. Alla sua morte (1880) tutta l’area venne acquistata dal Comune di Piacenza per sistemare la zona di accesso alla stazione ferroviaria. Una parte del giardino, un tratto di mura e una serie di abitazioni furono demolite per fare posto al piazzale della stazione. La sistemazione dell’area verde rimasta venne affidata a Giuseppe Roda, giardiniere dei Savoia a Racconigi e realizzatore di giardini a Torino e in altre città italiane (collaborò con il conte di Sambuy alla realizzazione dei Giardini Margherita di Bologna).
I lavori durarono circa un decennio: il nuovo giardino fu inaugurato nel 1893 e intitolato alla regina d’Italia Margherita di Savoia, allora molto benvoluta. Nel corso del ’900 si sono succeduti diversi interventi che hanno in parte modificato il disegno di Roda. Nei pressi del tempietto venne realizzata, ad esempio, una pista di pattinaggio, in seguito trasformata in cinema estivo e poi ancora in area giochi per bambini (parte dei vialetti furono asfaltati e venne rimossa la recinzione in ferro che circondava il giardino). Agli inizi del nuovo secolo il giardino è stato oggetto di un intervento di riqualificazione da parte del Comune di Piacenza che, oltre al rinnovo degli arredi e all’arricchimento del corredo vegetale, ha comportato lo spostamento dell’area giochi e il ripristino di camminamenti e recinzione allo scopo di recuperare per quanto possibile l’assetto che il giardino aveva alla fine dell’Ottocento.