Via Sant'Antonio
Formigine (MO)
Tel: 059 416246
Il parco, inaugurato nel 1974, ha una superficie di circa 10 ettari ed è l’area verde più importante di Formigine. Al suo interno si possono individuare due zone dalle caratteristiche notevolmente diverse: a nord, intorno alla settecentesca Villa Gandini, completamente restaurata alla fine del Novecento, si sviluppa il parco storico (1,7 ettari), densamente alberato e impreziosito da esemplari imponenti, sia autoctoni che esotici, e da due piccoli specchi d’acqua: un laghetto ombreggiato da alti cipressi calvi sul fronte orientale della villa e un’ampia vasca sul retro. I restanti 9 ettari sono il risultato di una sistemazione risalente ai primi anni ’70 e concepita da Daria Bertolani Marchetti, che sulla porzione storica del parco aveva compiuto anche vari studi floristici. Gli ampi prati, il laghetto, e i numerosi gruppi di alberi in prevalenza autoctoni che sono stati piantati contribuiscono a formare un gradevole insieme di aspetto naturale.

Il parco si presenta in maniera molto diversa a seconda dell’ingresso utilizzato. Entrando dal lato nord, su via Sant’Antonio, si utilizza l’ingresso storico, un cancello sostenuto da due colonne in mattoni, posto in corrispondenza del fronte della villa. L’edificio appare poco lontano, seminascosto dalla fitta vegetazione arborea formata da esemplari spesso maestosi, in prevalenza sempreverdi. Spiccano alcuni grandi cedri, abeti rossi e tassi, un leccio e, tra le specie a foglia caduca, un monumentale frassino, un gruppetto di ippocastani e alcuni faggi, distribuiti in ampie aiuole delimitate da sentieri in ghiaia. Sul lato orientale un fitto boschetto di slanciati cipressi calvi circonda il laghetto già presente nel disegno ottocentesco. Intorno alla villa si estende un’area più aperta, in parte prativa e in parte ghiaiata. Il fronte è segnato dalla presenza, ai margini occidentali, del grande tronco di un’enorme farnia ormai priva di chioma (sulla base di un documento del 1791 dovrebbe essere l’ultimo esemplare di un gruppo di querce che esistevano già allora). Sul retro è presente un’ampia vasca che, nella bella stagione, viene quasi completamente ricoperta dal rigoglioso sviluppo delle piante acquatiche; due spettacolari esemplari di ginkgo dalla chioma insolitamente molto espansa incorniciano l’elegante loggiato della villa. Tracce del giardino storico rimangono anche nel settore occidentale, dove alcuni grandi pioppi e farnie segnano, con la loro presenza, l’ormai perduto corso del rio Cerca. Entrando dal lato meridionale, lungo via Barozzi, si entra nella parte più recente del parco, organizzata intorno a un laghetto leggermente sopraelevato rispetto al piano di campagna e caratterizzata da ampi prati punteggiati da numerosi alberi disposti prevalentemente in gruppi monospecifici o in brevi allineamenti. Tra le specie, quasi tutte caducifoglie, compaiono farnie, aceri campestri e montani, tigli, bagolari e pioppi bianchi; sono presenti anche diversi sempreverdi (soprattutto cedri, pini, magnolie).

La storia del nucleo più antico del parco è strettamente legata a quella della villa, nata come casino di caccia nella prima metà del ’700 e poi trasformata in elegante e raffinata dimora neoclassica dai Gandini, un’aristocratica famiglia modenese legata alla corte estense, che la acquistarono nel 1791 facendone la loro residenza di campagna. La proprietà restò a lungo nelle loro mani e intorno alla metà dell’Ottocento il conte Pietro Gandini (1796-1875), amante delle arti e appassionato di giardinaggio, fece eseguire vari ampliamenti e migliorie, affidandosi a Francesco Vandelli, l’architetto dei duchi d’Este, e a vari pittori e scultori modenesi; risalgono a questo periodo le tele, gli stucchi e le decorazioni che ancora impreziosiscono gli interni. Ulteriori abbellimenti furono eseguiti da Luigi Alberto Gandini (1827-1906), nipote di Pietro, al quale si deve anche l’attuale estensione e il disegno generale del parco storico, come testimonia una planimetria, di cui è purtroppo andata perduta la legenda, realizzata dal conte stesso nell’autunno del 1876. Nella planimetria il parco appare delimitato sul lato occidentale dal rio Cerca, che alimenta tre laghetti di aspetto naturale, e organizzato in ampie aiuole irregolari separate da sentieri sinuosi, secondo i dettami del giardino paesistico inglese allora in voga anche in Italia. Risalgono molto probabilmente a questo periodo i due maestosi esemplari di ginkgo tuttora presenti sull’affaccio posteriore della villa. Estintosi il ramo maschile dei Gandini, la villa e il parco passarono nel 1906 al conte Filippo Salimbeni, che aveva sposato la figlia di Luigi Alberto, e poi ai Taracchini e agli Aggazzotti. Tra il 1943 e il 1945 nell’edificio si insediò il comando militare di zona tedesco e nel 1973 tutta l’area venne acquisita dal Comune di Formigine, al quale si deve l’ampliamento e la riorganizzazione del parco e il restauro della villa, che oggi ospita le principali attività culturali della cittadina.