Via Alessandro Codivilla
Bologna (BO)
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Il parco, di proprietà dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, si estende per circa 7 ettari sul colle omonimo e, in ordine di tempo, è il terzo grande parco storico cittadino dopo quelli della Montagnola e dei Giardini Margherita. Venne realizzato alla fine dell’Ottocento come corredo alla trasformazione dell’antico monastero olivetano in ospedale, secondo un impianto di gusto romantico tuttora leggibile che conserva diversi maestosi esemplari arborei. Oltre al parco, sono presenti altri spazi verdi ancora più strettamente legati al complesso architettonico (i tre chiostri interni e gli ottocenteschi giardini della peschiera e di ponente). La storia del colle è strettamente intrecciata con quella di Bologna e la spettacolare veduta sulla città che si gode dal piazzale della chiesa (132 m) ne ha fatto il più celebre belvedere cittadino, magnificato da viaggiatori illustri sia italiani che stranieri e ritratto in innumerevoli dipinti e disegni. A partire dalla seconda metà del ’900, tuttavia, l’assetto originario del parco è stato compromesso da impianti di sempreverdi che ne hanno offuscato il disegno e progressivamente chiuso la visuale. Il recente restauro ha riequilibrato la fisionomia del parco, recuperando l’emozionante veduta sulla città e restituendo a Bologna uno dei suoi più importanti spazi verdi.

L’aspetto attuale del parco, grazie anche al recente restauro, ricalca con abbastanza fedelmente il disegno e la fisionomia dell’area alla fine dell’Ottocento, essenzialmente affidati a un’alternanza di macchie alberate e radure prative in grado di sottolineare determinati scorci visivi, a partire dalla spettacolare veduta sulla città. Dall’accesso di via Codivilla un ampio viale panoramico, denominato viale Scaglietti, risale dolcemente con ampi tornanti la pendice occidentale del colle sino al piazzale della chiesa. Il viale, pavimentato in graniglia naturale, è ombreggiato da begli esemplari di cedro, leccio, tiglio, ippocastano, catalpa e pino domestico, molti dei quali risalenti all’impianto originario, oggi affiancati da individui messi a dimora di recente. Lungo il viale si incontrano belle sedute d’epoca in laterizio e selenite, una pietra locale in passato molto usata nei parchi e giardini bolognesi. Sempre dall’ingresso di via Codivilla si stacca un secondo percorso pedonale, il cosiddetto “sentiero di selenite”, corredato da gradini e cordoli in gesso e da belle sedute circolari in mattoni, che risale in modo più deciso la pendice sino alla chiesa e si addentra nella folta macchia boscata cresciuta nel secolo scorso in questo settore del colle. L’appartato lembo di bosco, che oggi riveste un particolare valore ambientale, custodisce maestose roverelle, accompagnate da olmi, aceri, ciliegi e altre specie tipiche dei querceti collinari (non mancano piante esotiche infestanti come robinia e gelso da carta). Nella parte settentrionale e orientale del colle, il parco muta decisamente aspetto, con un succedersi di zone prative e gruppi di conifere, tra le quali si riconoscono imponenti cedri risalenti all’epoca di fondazione dell’ospedale e formazioni più giovani di pino nero e abete rosso, derivate dai rimboschimenti della metà del ’900. Soprattutto il tratto di pendice sottostante il piazzale della chiesa, dove si sono concentrati gli abbattimenti funzionali alla riapertura del belvedere, ha oggi l’aspetto di un vasto prato naturale dove in primavera ed estate fioriscono ranuncoli, sileni, centauree, crochi e altre erbacee dei prati collinari. Alcuni sentieri in terra battuta attraversano a mezza costa la pendice, collegando il settore occidentale del parco a quello più orientale (sono riconoscibili impianti di specie arboree e arbustive ornamentali introdotte di recente (alberi di Giuda, catalpe, clerodendri, alberi dei fazzoletti, agnocasti, viburni, rose rampicanti, ecc.). Lungo la salita di San Benedetto, fiancheggiata da una lunga siepe di ligustro, un vecchio edificio, oggi di servizio all’ospedale, è ombreggiato da svettanti cipressi e un imponente bagolaro; sino ai primi del ’900 era noto come “casa dell’ortolano”, perché situato nell’area dove un tempo si estendeva l’orto dei monaci.
I tre chiostri conventuali dell’ex monastero, di epoca rinascimentale, presentano un assetto geometrico semplice, con un pozzo-cisterna in posizione centrale e una serie di aiuole mantenute a prato e segnate da bordure di bosso, lagestroemia, rosa, oleandro e ortensia. Il giardino di ponente, esteso su un panoramico pianoro, è caratterizzato da una grande prato centrale bordato di selenite nel quale spicca il busto dedicato a Francesco Rizzoli, e da una serie di aiuole laterali ombreggiate da grandi alberi di cedro, ippocastano, tasso, ginkgo e attraversate da percorsi in ghiaia con numerose panchine. Il giardino offre belle prospettive sulle vicine colline e il centro cittadino. L’attiguo giardino della peschiera, infine, la cui attuale sistemazione è riconducibile ai primi decenni del ’900, è disegnato secondo i canoni del giardino all’italiana, con una bella siepe perimetrale di bosso, aiuole geometriche inerbite e delimitate da cordoli in selenite, una vasca d’acqua in posizione centrale e una serie di belle statue d’epoca su pilastri.

Il colle di San Michele in Bosco, per la sua posizione appartata ma vicina al centro cittadino, è stato dal ’200 luogo di eremitaggio e ospitò una comunità religiosa che nel tempo adottò la regola agostiniana. Nel 1364 il monastero passò agli Olivetani che, con alterne vicende, sono rimasti sul colle sino alla fine del secolo scorso (nel 1996 sono stati sostituiti dai Camilliani, un ordine dedito al servizio dei malati). Per la posizione strategica, il monastero fu trasformato più volte in fortezza e subì danneggiamenti e saccheggi. L’attuale complesso, risalente alla fine del ’400, venne ampliato e abbellito nel corso del ’500 con il concorso degli artisti più insigni dell’epoca (Giorgio Vasari, Guido Reni, Lodovico Carracci e numerosi allievi della scuola bolognese), richiamando personaggi illustri e viaggiatori. I monaci, inoltre, misero a coltura gran parte dei terreni del colle con vigneti, oliveti, alberi da frutto, seminativi e un grande orto nel settore orientale (ancora documentato ai primi del ’900). La parte occidentale del colle, lambita dal torrente Aposa, ha invece mantenuto sempre un carattere più naturale, dovuto anche alla natura più scoscesa e ombrosa del versante. Alla fine del ’700 con l’arrivo di Napoleone e la soppressione degli ordini religiosi, il monastero venne utilizzato come caserma e poi come carcere. Gran parte dei terreni del colle, ceduti a privati, continuarono comunque a essere liberamente frequentati dai bolognesi secondo una tradizione ormai consolidata. A partire dal 1841 il complesso, destinato a residenza del cardinale legato, fu oggetto di restauro e anche gli spazi esterni tornarono a rinascere, soprattutto grazie alla dedizione di una famiglia di giardinieri, i Costa, che li curarono per oltre un secolo. È di questo periodo la creazione del giardino di ponente e la sistemazione del vicino giardino della peschiera (probabilmente di impianto settecentesco). Nel 1860 la Villa Legatizia diventò Villa Reale, ospitando per un breve periodo anche re Vittorio Emanuele II. Nel 1880 il chirurgo Francesco Rizzoli, che morì l’anno seguente, acquistò il complesso per fondare un istituto ortopedico, che venne inaugurato nel 1896. Nei medesimi anni la pendice del colle venne sistemata a parco, da destinare sia alla cittadinanza che ai parenti in visita ai malati (ai quali furono riservati gli spazi verdi più a ridosso dell’ospedale). Nel 1888 i lavori furono temporaneamente interrotti per accogliere nei locali dell’ex monastero la sezione artistica della grande Esposizione Emiliana, in gran parte ospitata ai Giardini Margherita. Negli anni ’50 del secolo scorso il parco fu oggetto di interventi di forestazione da parte del Corpo Forestale dello Stato, nell’ambito di un progetto che interessò buona parte della collina bolognese. Furono piantate numerose conifere (pini neri, abeti rossi, cipressi, cedri, ecc.) che, crescendo, hanno finito per occupare le radure prative e chiudere completamente la visuale sulla città. Molti degli alberi messi a dimora, inoltre, in prevalenza appartenenti a specie non adatte all’ambiente locale e molto ravvicinati tra loro, nel tempo hanno mostrato evidenziato condizioni vegetative sempre più critiche. A partire dal 2007 è stato avviato un organico progetto di restauro, in corso di completamento, che ha avuto come obiettivi principali la riapertura della storica veduta su Bologna e il ripristino paesaggistico dell’area verde. Nel 2010, terminati i lavori più consistenti, il parco è stato ufficialmente riaperto al pubblico.