via Irnerio 2/3
Bologna (BO)
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La Montagnola è stato il primo parco pubblico di Bologna e nel centro storico è tuttora quello di maggiore estensione (6 ettari). La modesta altura dell’area verde, sopraelevata di una decina di metri rispetto alle zone circostanti, secondo la tradizione si andò formando con le macerie della fortezza di Galliera, più volte distrutta e ricostruita, ma è più probabilmente dovuta all’accumulo di materiali provenienti dai cantieri cittadini. Dalla seconda metà del ’600 cominciò a essere utilizzata per il pubblico passeggio e divertimenti di vario genere. Il disegno attuale del parco risale ai primi anni dell’Ottocento, quando per espressa volontà di Napoleone fu ripensato da Giovanni Battista Martinetti secondo i canoni del giardino alla francese. Nel 1896 venne aggiunto lo sfarzoso ingresso su via Indipendenza, con la scalea monumentale che guarda verso la vecchia porta e i ruderi della fortezza di Galliera.

Il disegno del parco, nelle sue linee essenziali, è rimasto inalterato, a parte alcune aggiunte monumentali posteriori, e pur avendo conosciuto qualche periodo di più accentuato degrado, non soltanto negli ultimi decenni, si inserisce tuttora bene in questo movimentato quartiere cittadino, svolgendo pienamente le funzioni ricreative per cui era stato pensato. Anche il patrimonio arboreo odierno nella sostanza rispecchia le scelte compiute da Scannagatta, che all’epoca reperì le piante non senza qualche difficoltà. Egli privilegiò, rispetto ai sempreverdi, le specie ornamentali a foglia caduca: robinia, spino di Giuda, ippocastano, bagolaro, maggiociondolo, catalpa, tiglio ibrido e, soprattutto, platano. Sono i platani, infatti, alberi particolarmente longevi e, almeno un tempo, resistenti alle malattie, a dare un’impronta forte a tutto il parco. I due viali circolari concentrici, quello grande che ricalca il perimetro esterno del giardino e quello piccolo che circonda la vasca con i gruppi scultorei, sono accompagnati da filari di platani che per buona parte si possono definire monumentali con diametri che vanno dal metro al metro e mezzo. Degli alberi messi a dimora in epoca napoleonica, tuttavia, nel parco odierno sopravvivono forse soltanto alcuni platani, quasi tutti ancora in buona salute. Oltre ai platani, anche se non si tratta più degli stessi individui, sono presenti diverse altre specie impiegate nel primo impianto: viali di tigli, lecci e ippocastani, gruppetti di aceri, maggiociondoli e alberi di Giuda. Soffermandosi a osservare qualche angolo più nascosto, inoltre, si è colpiti dall’insolita ricchezza delle presenze arbustive, che nell’insieme formano una discreta collezione di cespugli da fiore e sempreverdi: ibisco, mahonia, forsizia, Magnolia soulangeana, canne da fiore, laurotino, Cornus alba var. sibiriaca, Eleagnus pungens var. aurea variegata, spirea, lagerstroemia, calicanto, ginestre, melograni da fiore, lillà.
La consapevolezza del forte legame tra il parco e le vicende della città può, infine, far gustare alcuni particolari scorci e punti di vista sui dintorni: la scarpatella verso via del Pallone, ad esempio, ricca di lillà, dalla quale si vede la vecchia fabbrica di panni Manservisi, affacciata sul canale delle Moline; le mura piene di erbe spontanee e i ruderi della fortezza di Galliera; la balconata di via Indipendenza e il palazzo Maccaferri (o dell’Eden), con il bel glicine arrampicato accanto al cancello. Quest'ultimo edificio, oggi sede dell’Enel, venne costruito nel 1899 per ospitare un café chantant al piano terra, dove si esibirono celebri cantanti come Maria Campi e la Bella Otero, e sale da gioco e ristorante al piano superiore, con terrazze che si aprivano sul giardino.

Le vicende della Montagnola si intrecciano con la storia di Bologna sin dal medioevo. Nel 1327, durante le lotte tra i Pepoli, signori di Bologna, e l’imperatore, venne richiesto l’intervento del papa, che da Avignone mandò il primo di una lunga serie di vicari, il cardinale legato Bertrando del Poggetto, che fece costruire una fortezza alle porte della città. La fortezza, realizzata nel 1330, fu distrutta dai bolognesi e ricostruita dai legati pontifici per ben cinque volte nell’arco di due secoli e, secondo la tradizione, le macerie finirono per creare il rilievo della Montagnola. La formazione dell’altura, tuttavia, è quasi certamente dovuta alla consuetudine cinquecentesca di accumulare nel luogo rifiuti e residui degli scavi delle fondamenta dei palazzi senatori e delle altre costruzioni cittadine (a un certo punto il terreno venne concesso in affitto a un custode, che aveva l’obbligo di coltivarlo, allevare piante di gelso e sorvegliare le operazioni di scarico). La prima sistemazione a giardino, alla quale si deve la prima netta distinzione operata tra l’altura e la vicina piazza, venne realizzata nel 1662, secondo un disegno di estrema semplicità caratterizzato da un ampio stradone che terminava in un piazzale ornato di olmi e per il resto dalla diffusa piantagione di gelsi (la vendita delle foglie per l’allevamento del baco da seta garantiva discreti guadagni). Per tutto il ’700 la Montagnola ospitò un gelseto e tra gli obblighi del custode c’era l’apertura delle catene per consentire l’ingresso a cavalieri e carrozze, che avevano a disposizione ampi viali e un piazzale per il passeggio e la sosta (nel 1757 furono collocati alcuni grandi sedili in pietra). La Montagnola e le aree adiacenti cominciarono a essere utilizzate per pittoreschi divertimenti e gare (dalle cacce ai tori al gioco del pallone). La definitiva sistemazione del parco si deve al periodo napoleonico e, in una certa misura, allo stesso imperatore, che nei pochi giorni in cui sostò a Bologna nel giugno del 1805 si preoccupò di dare alla città qualche segno di impronta tipicamente francese, decretando tra l’altro la sistemazione in promenade della Montagnola e stanziando i fondi necessari. L’incarico venne affidato all’architetto Giovanni Battista Martinetti, che negli stessi anni si occupò delle nuove sedi universitarie e di altre importanti opere, tra cui la strada “della Porretta” tra Bologna e Firenze, e realizzò anche il primo giardino all’inglese a Bologna (nella sua abitazione di via San Vitale). Per la Montagnola, tuttavia, secondo il volere dell’imperatore, si mantenne fedele al modello settecentesco del giardino alla francese: furono eliminati il viale centrale e la piantagione di gelsi e sulla sommità della collina venne tracciato un nuovo viale circolare dal quale si diramavano verso l’interno quattro vialetti, tutti con doppie file di alberi, mentre due larghi viali lungo il leggero pendio scendevano verso la piazza, nel frattempo ribattezzata Piazza d’Armi e a quel tempo ancora alberata. Delle piantagioni del parco si occupò Giosuè Scannagatta, direttore dell’Orto Botanico da poco impiantato nella nuova sede (1802), sempre su progetto di Martinetti, privilegiando le specie ornamentali caducifoglie rispetto ai sempreverdi.
Nel corso dell’Ottocento la Montagnola fu sede di manifestazioni celebrative e sportive, spettacoli, voli con l’aerostato (Francesco Zambeccari, nel 1803, fu il primo a volare in pallone dalla sommità dell’altura e anni dopo morì durante un volo sopra il parco). L’8 agosto 1848 la Montagnola e la piazza sottostante furono teatro della battaglia che portò alla temporanea cacciata degli Austriaci da Bologna, che proprio dal parco si difesero con l’artiglieria dall’assalto dei bolognesi (l’avvenimento, oltre che dall’odierno nome della piazza, è ricordato dal monumento di Pasquale Rizzoli collocato ai piedi della Montagnola nel 1903). Il parco ospitò abitualmente spettacoli di fuochi d’artificio e feste carnevalesche, la pista circolare venne usata per corse di cavalli e velocipedi e nel corso dei decenni si susseguirono manifestazioni pubbliche, mostre ed esposizioni. A partire dal 1871 la costruzione della stazione ferroviaria e la successiva apertura di via Indipendenza, conclusa alla fine del secolo, cambiarono tutta la fisionomia della zona e nel 1896 la Montagnola venne arricchita, su progetto di Tito Azzolini e Attilio Muggia, da un ingresso monumentale rivolto verso la stazione, il cosiddetto Pincio, dotato di una grande fontana e di tre scalinate ornate di bassorilievi a tema patriottico. Nel ripiano più basso della grande scalea i bassorilievi sono di Arturo Colombarini e Ettore Sabbioni e la fontana al centro è di Diego Sarti e Pietro Veronesi su disegno di Azzolini e Muggia; dentro una conchiglia, sormontata dallo stemma della città, una ninfa su un cavallo marino viene assalita da una piovra (è ricordata da Carducci nel libro Rime e ritmi). Il fronte più alto è arricchito da tre bassorilievi a tema patriottico (ritorno dalla vittoria di Fossalta, cacciata degli Austriaci l’8 agosto 1848 e distruzione del Castello di Galliera). Nel piazzale centrale del parco, invece, venne collocata la grande vasca circolare, con sculture di Diego Sarti, che era stata realizzata per l’Esposizione Emiliana del 1888 ai Giardini Margherita. Nel 1912 l’apertura di via Irnerio sancì la separazione tra la piazza e il parco, che nel frattempo aveva perso frequentatori in favore di aree verdi più recenti (Giardini Margherita, San Michele in Bosco). Nel 1934 venne inaugurato un padiglione, che oggi ospita la scuola dell’infanzia Giaccaglia Betti, per la mostra che celebrava la costruzione della Direttissima (la ferrovia Bologna-Firenze, terminata nel 1923). Nel dopoguerra, dal 1951 al 1964, prima dell’edificazione del nuovo quartiere fieristico, il parco ospitò ben 14 edizioni della Fiera Campionaria.