via Atleti Azzurri d'Italia
Imola (BO)
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Il parco, creato nella seconda metà dell’Ottocento intorno ad alcune sorgenti di acque ferruginose e sulfuree, dopo una serie di ampliamenti, si sviluppa oggi su una superficie di 11 ettari circa tra la sponda destra del Santerno e le prime pendici collinari. Il parco, dai primi anni ’50 del secolo scorso completamente racchiuso all’interno dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, si sviluppa intorno al modesto rilievo di Monte Castellaccio, rivestito da un folto bosco di roverelle e carpini e lambito alla base dal rio Giandolino. Tutt’intorno si sviluppano le aree pianeggianti di più recente sistemazione, che a nord ospitano gli impianti sportivi e a ovest e sud ampi prati alberati attraversati da larghi viali nei quali prevalgono le specie esotiche, spesso sempreverdi.

Una passeggiata per i grandi viali e i tortuosi sentieri del parco consente di cogliere immediatamente la presenza di zone ben distinte, risalenti a differenti epoche di impianto e con caratteristiche architettoniche e vegetazionali diverse. La porzione del parco di origine ottocentesca, che interessa la parte centrale, comprende il Monte Castellaccio e la fascia lungo il rio Giandolino, dove predomina una vegetazione di aspetto naturale, e l’estremità sud-orientale, con il laghetto e l’area intorno alla discoteca, dove prevalgono allineamenti di esemplari arborei di grandi dimensioni, spesso appartenenti a specie esotiche. Nel denso bosco che ricopre le ripide pendici del monte dominano roverelle, carpini neri e ornielli, mentre nello strato arbustivo, oltre ad aceri campestri, biancospini, prugnoli, giovani olmi e ornielli, spicca la massiccia presenza del laurotino, un sempreverde ornamentale di provenienza mediterranea. La sommità del monte, raggiungibile con diversi sentieri, è un ampio pianoro prativo, con funzioni di belvedere, che è delimitato da una fascia di laurotino sovrastata da frassini, querce e pini domestici. I versanti orientale e meridionale del rilievo sono i più scoscesi e in alcuni punti, soprattutto per l’azione erosiva del rio Giandolino, affiorano le Sabbie Gialle di Imola, strati di sabbie, limi e argille depositati 700-800.000 anni fa in ambienti di mare basso o spiaggia. Anche la fascia lungo il rio, segnato per lunghi tratti da una staccionata in legno, ospita una densa vegetazione arborea dove le specie autoctone tipiche delle sponde fluviali, come pioppi e salici, si alternano a robinie, platani e bagolari. L’estremità sud-orientale del parco è invece caratterizzata da una vegetazione più aperta, con ampi viali che dall’ingresso ottocentesco conducono all’area della discoteca e alla piazzetta delle sorgenti ottocentesche. In questa zona predominano i sempreverdi: grandi cedri, lecci e ciò che resta di un maestoso libocedro, che ha avuto la chioma quasi completamente distrutta da un fulmine; è comunque presente anche qualche grande esemplare a foglia caduca, tra cui un platano e un monumentale pioppo in prossimità del laghetto. Tutta la parte settentrionale del parco, in massima parte occupata dagli impianti sportivi, insieme alla scalinata monumentale verso il confine orientale e alla salita da nord verso Monte Castellaccio, sono il risultato dell’ampliamento novecentesco realizzato tra la fine degli anni ’20 e l’inizio del decennio successivo. La vegetazione è, in questo caso, formata in prevalenza da tigli che ombreggiano i viali, ma sulle pendici di Monte Castellaccio spiccano alcuni maestosi esemplari di roverella. La porzione sud-occidentale del parco, infine, tra il rio Giandolino e l’autodromo, frutto dell’ultimo ampliamento avvenuto nei primi anni ’50, è un’area aperta e pianeggiante, organizzata intorno alla Fontana Ottagonale, una piazzetta lastricata coperta da una sorta di grande gazebo, con prati solcati da percorsi asfaltati e ombreggiati da gruppi di alberi soprattutto esotici. Tra le specie presenti si notano cedri, pini, ginkgo, liquidambar, koelreuterie, lecci, che hanno in alcuni casi già raggiunto cospicue dimensioni. L’attuale aspetto di questa area è, in parte, dovuto agli ultimi interventi di riorganizzazione del parco, terminati nel 2000, che hanno tra l’altro comportato l’eliminazione e la parziale sostituzione di diversi esemplari arborei, soprattutto pini neri, che crescevano troppo ravvicinati e si trovavano in cattive condizioni.

Nel 1830 il medico imolese Gioacchino Cerchiari scoprì, alle pendici del Monte Castellaccio, quattro sorgenti di acque ferruginose e sulfuree, che in breve tempo divennero meta di un notevole flusso di visitatori, richiamati dalle virtù terapeutiche delle acque e dalla gradevolezza del luogo. Per rendere più agevole l’accesso, in precedenza possibile solo mediante un guado, nel 1862-63 venne realizzata una prima passerella in legno, che veniva smontata durante l’inverno e ricollocata in primavera. La nascita del primo nucleo del parco si può far risalire al 1871, quando l’amministrazione comunale prese in affitto l’area dalla Congregazione di Carità di Imola. Nel giro di pochi anni la creazione di viali e aiuole alberate, oltre alla realizzazione di due passerelle sul rio Giandolino, diede al parco il disegno di stampo paesistico, ispirato ai parchi all’inglese allora in voga, che nelle linee essenziali ha mantenuto sino a oggi. Nel medesimo periodo fu costruito uno chalet per riparare i visitatori in caso di maltempo (al suo posto oggi c’è una discoteca). L’interesse per il luogo crebbe anche in seguito alle ricerche dell’insigne archeologo e geologo imolese Giuseppe Scarabelli (1820-1905), che sulla sommità del Monte Castellaccio portò alla luce le tracce di un villaggio dell’età del Bronzo (i reperti sono oggi conservati nel museo imolese che porta il suo nome). Con il nuovo secolo il parco assunse sempre maggiore importanza: nel 1919 venne realizzato il primo ponte stabile in cemento sul Santerno e l’area verde fu collegata al centro cittadino da un ampio viale (l’odierno viale Alighieri). Nel 1924, con una permuta, il Comune di Imola acquisì la proprietà del parco, progettandone l’ampliamento verso nord con finalità in prevalenza sportive: tra il 1925 e il 1932 furono realizzati un campo sportivo (distrutto durante l’ultima guerra e sostituito dallo stadio comunale), campi da tennis e da tamburello, una serie di viali, bordati da tigli, e di percorsi, tra cui la scalinata monumentale che dai campi da tennis sale verso la sommità di Monte Castellaccio, per connettere la nuova area sportiva al nucleo ottocentesco del parco e all’area urbana. La seconda guerra mondiale causò gravi danni alle strutture e al patrimonio vegetale del parco e nell’immediato dopoguerra cominciò l’opera di ricostruzione, che nei primi anni ’50 portò a un nuovo ampliamento dell’area verde verso ovest (in parte già previsto e preparato sin dagli anni ’30 mediante la piantagione di numerosi alberi (soprattutto pini neri e altre specie in prevalenza esotiche). Il principale intervento del periodo fu, tuttavia, la realizzazione dell’autodromo, oggi intitolato a Enzo Ferrari e al figlio Dino, che racchiude completamente il parco e lo isola dalla città e dalle attigue aree collinari. Nel 1994, inoltre, in seguito alla morte, durante le prove e lo svolgimento del Gran Premio di San Marino di Formula 1, dei piloti Roland Ratzenberger e Ayrton Senna, al quale è dedicato un monumento nel settore occidentale del parco, furono decise varie modifiche nel tracciato del circuito, che si sono ripercosse sull’assetto del parco, sottraendo superficie e portando all’eliminazione dello spazio per il gioco del tamburello. Nel 1999, infine, il parco è stato oggetto di un articolato intervento di valorizzazione degli aspetti geologici, botanici e storici più significativi, che ha puntato anche a rafforzare la sua relazione con la città, attraverso interventi sulla vegetazione, gli ingressi e la mobilità ciclo-pedonale. Nell’occasione sono stati restaurate le cisterne delle sorgenti ottocentesche e altri manufatti storici e sono state realizzate nuove aree per il gioco e la sosta, tra le quali, lungo il confine orientale, la “piazzetta delle lastre”, che con la sua pavimentazione irregolare di ciottoli e pietre ricorda il vicino guado sul Santerno, principale punto di accesso al parco intorno alla metà dell’Ottocento.