Museo Civico del Risorgimento "L. Musini"
Via Costa, 2 (c/o Palazzo delle Orsoline)
Fidenza (PR)
Ortelli Alfredo
1889/ 1963
produzione italiana
locandina
Per la patria i miei occhi per la pace il vostro denaro

carta/ cromolitografia
cm 21 (la) 32 (a)
sec. XX (1917 - 1917)
Locandina di propaganda del Quinto prestito nazionale, emesso il 31 dicembre del 1917, in cui è rappresentata la figura di Carlo Delcroix, giovane ufficiale dei bersaglieri che cieco di guerra, non si perse d'animo e predicò ai suoi la riscossa. Il manifesto encomia il giovane come esempio di intraprendenza per il popolo italiano.


Dal 1915 al 1920 lo stato italiano per finanziare le enormi spese necessarie a sostenere lo sforzo bellico, ricorse a 5 piani di emissione di obbligazioni della durata di 25 anni. Un sesto piano, post bellico, fu destinato alla ricostruzione
Alla fine del 1914, con la Legge n. 1354 del 16 dicembre, il Governo italiano viene autorizzato a “provvedere i mezzi occorrenti a fronteggiare gli oneri derivanti dall’eccezionale aumento di spese straordinarie e da diminuzioni di entrate nell’esercizio 1914-1915.” È con una tale motivazione - priva di qualsiasi riferimento al conflitto mondiale imminente - che prende avvio, tra gennaio 1915 e marzo 1920, il lancio del primo di sei prestiti nazionali che finanzieranno la partecipazione italiana a quella che in quei tempi veniva ancora definita Guerra Europea.
Tale primo Prestito (conosciuto come “Prestito Nazionale al 4,50% netto”) si pone l’obiettivo esplicito di raccogliere un miliardo di lire. Offre un tasso di interesse al 4,50% e durata di 25 anni, il prestito ha un prezzo di emissione pari a 97 lire per ogni 100 lire di capitale nominale. Esenti da ogni imposta, inconvertibili e senza possibilità di riscatto per i primi dieci anni le obbligazioni garantiscono una rendita certa senza rischi di estinzione anticipata da parte dello Stato e, pur in presenza di un periodo di sottoscrizione limitato (dal 1° al 10 gennaio), il miliardo prefissato viene agevolmente raggiunto.
La fonte normativa che fa da riferimento al secondo prestito è ora esplicita, richiamando in modo palese la necessità di provvedere con il prestito alle esigenze di un paese in guerra. La legge di riferimento non è più la 1354 ma la 671 del 22 maggio 1915 e ad essa si uniformeranno anche tutti i prestiti successivi. Al Governo vengono riconosciuti poteri straordinari e la possibilità di “emanare disposizioni aventi valore di legge per quanto sia richiesto dalla difesa dello Stato, dalla tutela dell’ordine pubblico e da urgenti e straordinari bisogni dell’economia nazionale”.
La durata del prestito è ancora indicata in 25 anni con un tasso di interesse del 4,50% (effettivo al 4,73%). Anche questa sottoscrizione si chiude - nel luglio successivo - con un notevole successo che supera il miliardo. E già nel dicembre dello stesso anno ci si prepara al lancio di un terzo prestito, che si perfezionerà nel primi mesi del 1916. Ancora una durata di 25 anni con tasso ritoccato per un rendimento effettivo del 5,12%.
Anche per questo prestito (denominato “Prestito Nazionale al 5% netto”) le caratteristiche generali (inconvertibilità, taglio delle obbligazioni, facilitazioni di pagamento, ecc.) sono simili a quelli che lo hanno preceduto, salvo per la durata di sottoscrizione che viene allungata (dal 10 gennaio al 1° marzo). In questa occasione l’emissione si chiude con un ammontare globale che supera i tre miliardi di lire.
È da questo prestito che le attività concernenti la comunicazione e la propaganda incominciano a differenziarsi. Non più solo semplici bollettini informativi emessi con un linguaggio tecnico ma primi tentativi di coinvolgere il futuro sottoscrittore tramite manifesti, cartoline, pubblicazioni specifiche che utilizzano immagini ed un linguaggio maggiormente in grado di coinvolgere e suscitare consenso intorno alla iniziativa.
La fotografia di Cesare Battisti condotto al patibolo verrà utilizzata per propagandare un successivo prestito nazionale. Con il quarto prestito - gennaio 1917 - infatti il ricorso alla diffusione di materiale di comunicazione è ormai massiccio, si utilizzano disegnatori ed illustratori di fama sottratti alla nascente industria che già li utilizza per pubblicizzare i propri prodotti. Sono realizzati manifesti e striscioni, guide illustrative e, soprattutto moltissime cartoline. Giovanni Maria Mataloni - uno dei padri del cartellonismo italiano con Dudovich e Cappiello -, Enrico Della Leonessa, Ugo Finozzi (ma si potrebbe anche citare il lavoro di Petroni, Bonzagni, Mazza, Grondona, Borgoni ed altri ancora) realizzano varie opere che riprodotte nei formati e sui supporti citati invadono le piazze di città e paesi e gli uffici degli istituti che gestiscono la sottoscrizione.
Il quarto prestito si caratterizza, rispetto ai precedenti, anche perche si trasforma da redimibile in rendita consolidata e per alcune caratteristiche che sono in qualche modo figlie della congiuntura storica e dell’evoluzione della società del tempo. Viene, per esempio, concesso alle donne sposate di poter aderire al prestito senza l’intercessione maritale, ai detenuti di destinare i compensi del lavoro svolto in carcere. Il quinto prestito di guerra nasce dopo la disfatta di Caporetto.il Paese risponde con oltre 3 miliardi di sottoscrizioni di una rendita consolidata al 5%. È la fine della guerra ed il 6° prestito deliberato nel 1918 nasce con caratteristiche sostanzialmente analoghe al precedente ma con finalità ovviamente diverse. Puntualmente anche il materiale propagandistico a supporto - ancora una volta massicciamente utilizzato - rende esplicito l’intendimento.
Valga per tutte l’immagine riprodotta in una cartolina di un anonimo illustratore nella quale l’Italia indica al reduce (sono oltre 500.000 i disoccupati nel 1921, in gran parte reduci) un futuro di lavoro rappresentato (assai ottimisticamente) da un esteso aggregato di stabilimenti e ciminiere.