viale Berti Pichat
Bologna (BO)
Data di costruzione / dismissione: 1862 - 1960
Nel 1844 il Consiglio Comunale di Bologna decise di realizzare un impianto per la produzione e la distribuzione del gas da utilizzare nell’illuminazione della città. L’appalto venne affidato alla Società Grafton e Goldsmith che costruì un’officina fuori Porta San Donato, progettata da James Shepard. Nel 1846 iniziò il servizio di illuminazione pubblica ma alcune inadempienze contrattuali indussero il passaggio della gestione alla Società Lafitte e Blount, in seguito alla Prosperini e Ballarini, quindi alla Rescalli di Milano. Nel 1862 il Consiglio Comunale appaltò il servizio di illuminazione alla Compagnie Genèvoise de l’Industrie du Gaz che costruì una nuova officina fuori Porta Mascarella, progettata da Christian Wolfsberger. In quest’area, vennero realizzate due batterie di forni Liegel con una ciminiera esagonale ed una struttura che conteneva gli impianti per l’estrazione e la depurazione del gas, infine due grandi gasometri a campana. Nel 1899 il Comune manifestò l’intenzione di acquistare l’officina che venne riscattata dalla Compagnie Genèvoise un anno dopo. Nel 1900, l’assetto degli impianti era molto diverso da quello originario, un raccordo ferroviario permetteva l’accesso diretto del fossile al magazzino ed era stata costruita una nuova batteria di forni Liegel, le casse per la depurazione chimica erano state portate all’esterno della sala macchine ed era stato aggiunto un terzo gasometro. Nel corso del decennio successivo aumentarono i binari del raccordo ferroviario, il magazzino del fossile venne dotato di un ponte mobile e l’ultima batteria di Liegel fu affiancata da nuove batterie di forni Klonne. Nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale, l’impianto venne consolidato dalla sostituzione dei forni Klonne con tre forni Didier, da un selezionatore meccanico del coke e soprattutto dalla realizzazione di un nuovo gasometro a secco. La struttura, progettata dalla ditta tedesca Man e conclusa nel 1930, era stata utilizzata all’estero ma costituiva una novità assoluta per il nostro paese. Il gasometro, colpito nel 1943 da un ordigno rimasto inesploso, rimase attivo sino al 1960, anno in cui si concluse la metanizzazione della città ed i forni dell’officina del gas vennero spenti. Degli impianti presenti all’interno del complesso, oggetto di un intervento di recupero non ancora attuato, restano l’edificio della sala macchine e i condensatori, il magazzino del coke e il carroponte, oltre al gasometro Man, unico a non essere stato demolito all’inizio degli anni settanta.