via Liguria località Albarola
Vigolzone (PC)
Data di costruzione / dismissione: 1923 - 1993
Le fornaci da calce di Albarola, sorgono alle pendici della collina del Bagnolo, sulla riva occidentale del torrente Nure, poco distanti dal Comune di Ponte dell’Olio, ma ancora in quello di Vigolzone. L’attività estrattiva nella cava di Albarola ebbe inizio nel 1910, mentre il cantiere di costruzione delle fornaci venne aperto nel 1923, quando le ditte Bargoni di Piacenza e Cogni di Biana affidarono all’impresa edile Frescaroli di Ponte dell’Olio, la costruzione delle due fornaci ancora visibili nella parte inferiore della cava. Una planimetria delle cave della ‘Società Calcementifera Piacentina’, redatta nel 1932, comprendeva sia il territorio della collina del Bagnolo affacciato sul torrente Nure, sia le fornaci, le gallerie, la polveriera e le strutture per il trasporto della calce all’interno della fabbrica e all’esterno, verso Piacenza. Altrettanto significativa era una mappa catastale del 1932 nella quale erano rappresentati gli uffici, il magazzino della calce, la fornace e una tettoia. Nel 1936 la zona intorno alle fornaci venne ulteriormente modificata in funzione dell’attività produttiva, con la costruzione di un silos per la frantumazione della marna da calce e cemento, posto a lato delle fornaci, e di un secondo silos per la ghiaia, posto sulla sponda occidentale del Nure, a lato della strada. L’attuale assetto del complesso di Albarola presenta due torri cilindriche in pietra e mattoni, realizzate con caratteristiche simili a quelle delle vicine fornaci di Ponte dell’Olio. Tale analogia è documentata anche dal fatto che il capomastro Giuseppe Frescaroli, responsabile del cantiere di Albarola, aveva in precedenza collaborato con la ditta ‘Fornace Calce di Val Nure Giovanni Rossi’, proprio alla costruzione delle fornaci di Ponte dell’Olio e quando si verificò l’insufficienza dei primi forni di Albarola, lo stesso Frescaroli si rivolse a Rossi che consigliò di rialzare le due fornaci per agevolare il tiraggio e modificare il sistema di combustione della marna da calce. La modifica, ancora evidente, fu realizzata in mattoni pieni disposti sulla struttura originaria realizzata in pietra di fiume. Una cornice in elementi di cotto, separava il primo ordine in pietra dal secondo ordine in mattoni. Nella parte meridionale delle fornaci furono inoltre edificate due strutture di servizio, funzionali all’attività produttiva. I passaggi di proprietà, intervenuti dopo il secondo conflitto bellico, quando l’impianto è passato dalla ’Cementi e Calci Emilia’ alla ’Cementi Marchino’ nel 1947, alla ‘Fiat’ e all’’Unicem’ nel 1970, poi nel 1993 all’attuale ‘Buzzi Unicem’, non hanno alterato il complesso produttivo che, in stato di abbandono, è stato dichiarato di interesse culturale nel 2009.