Faenza
insediamento
insediamento neolitico
ambito neolitico/ cultura a Ceramica Impressa
5. millennio a.C.
Le indagini archeologiche effettuate nell'area di Fornace Cappuccini-Minarelli di Faenza dal 1978 al 1992 hanno portato alla scoperta di un fossato artificiale con andamento anulare, i cui riempimenti si ascrivono dal primo Neolitico all'antica età del Bronzo e di strutture insediative riferibili al Neolitico antico, precisamente ad un momento iniziale della Cultura a Ceramica Impressa.
Queste ultime, presenti nelle aree del settore sud-occidentale del fossato, consistono in cavità sub-circolari di cui è difficile riconoscere l'esatto utilizzo, in quanto sembra sia da escludere la funzione abitativa, sia per le dimensioni che per l'assenza di resti di focolare, e non presentano neppure le caratteristiche delle buche per rifiuti.


Il riempimento delle strutture insediative ha restituito abbondante materiale, sia ceramico che litico. Lo studio della ceramica, esemplificativa di un momento arcaico dell'orizzonte culturale della Ceramica Impressa adriatica, offre conferme di tipi e decorazioni già note, prevalgono le forme aperte, con vasi di grandi e medie dimensioni, ma vi sono anche bicchieri, tazze, ciotole carenate, vasi a fiasco. La decorazione è ad impressioni digitali e in minor misura ad incisioni lineari; la sintassi decorativa è varia, disposta disorganicamente, spesso con andamento obliquo, rare le solcature.

L'industria litica attesta la tradizione mesolitica, per l'alta percentuale di microliti, schegge e strumenti di dimensioni ridotte e conferma sia l'utilizzo di litotipi «marchigiani» che dell'ossidiana. Il gruppo più rappresentativo è costituito dai bulini di dimensioni ridotte mentre poco numerosi i grattatoi. L'arcaicità dell'industria litica di Fornace Cappuccini viene attestata sia dallo studio tipologico sia dalle datazioni radiometriche disponibili, che indicano intorno al 4370 a.C., quindi si collocano nel primo Neolitico.

Il riempimento del fossato, a sezione trapezoidale, è assai vario e irregolare lungo l'intero tracciato; le sezioni documentano una prolungata fase di incuria del fossato in quanto sono presenti accumuli di masse di terreno da fenomeni erosivi e di smottamento delle pareti, ed è quindi probabile l'esistenza di un terrapieno soggetto a dilavamento naturale. Viene attestato invece il suo utilizzo come luogo di sepoltura, almeno in una parte di tracciato; complessivamente sono stati rinvenuti resti scheletrici umani riferibili a 33 individui, per la maggior parte in età adulta. Nessuna traccia di corredo è stata attestata, ma è probabile la presenza di sacrifici animali: numerosi i resti ossei di bovini rinvenuti nei pressi degli scheletri umani che non presentano tracce di macellazione. Datazioni radiocarboniche delle sepolture si attestano circa tra il 3300 e il 2800 a.C., correlabili a quelle riscontrate in diversi contesti eneolitici dell'Italia centro-settentrionale.
L'inquadramento cronologico generale delle fasi di vita del fossato, dallo studio dei materiali rinvenuti nei suoi livelli di riempimento, si attesta dal suo scavo probabilmente ad opera di gruppi della Cultura a Ceramica Impressa a cui seguono ulteriori momenti insediativi e di abbandono, ma certamente la sua frequentazione continuò anche nel pieno Neolitico. Nei livelli superiori le tipologie ceramiche presenti rimandano all'età del Rame e non mancano elementi pertinenti all'antica età del Bronzo. A proposito di questa fase, si ricorda che in passato furono rinvenuti in aree circostanti il fossato, “fondi di capanna” di forma circolare e allungata e tra i materiali un'ascia databile al pieno Bronzo Antico.