FONTE
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AutoreVarrone
Titolo operaRes rusticae
Anno45/30 a.C.
Periodoetà delle guerre civili
EpocaAlto Imperiale
Noteed.: A. Traglia (a cura di), Opere di Marco Terenzio Varrone, Torino 1974 (trad. del curatore).
PASSO
LocalizzazioneI, 2.7
Testo originaleIn qua terra iugerum unum denos et quinos denos culleos fert vini, quot quaedam in Italia regiones? An non M. Cato scribit in libro Originum sic: “ager Gallicus Romanus vocatur, qui viritim cis Ariminum datus est ultra agrum Picentium. In eo agro aliquotfariam in singula iugera dena cullea vini fiunt”? Nonne item in agro Faventino, a quo ibi trecenariae appellantur vites, quod iugerum trecenas amphoras reddat? Simul aspicit me: “Certe”, inquit, “Libo Marcius, praefectus fabrum tuos, in fundo suo Faventiae hanc multitudinem dicebat suas reddere vites”.
TraduzioneIn quale parte del mondo uno iugero di terra produce dieci e anche quindici cullei di vino [ca. 910/1365 l.], quanto ne producono alcune regioni d'Italia? O non scrive forse Marco Catone nelle “Origini” le seguenti parole? «Si chiama gallo-romano quel territorio situato fra Rimini e il Piceno che fu ripartito tanto a testa fra i soldati. In alcuni punti di questo territorio si ricavano dieci cullei di vino per ogni iugero [oltre 900 l. per ca. 2,5 km²]». Non avviene, analogamente, nella campagna di Faenza? Là ogni iugero rende trecento anfore di vino, e per questo le viti sono ivi chiamate trecenarie. Nel dir questo rivolse gli occhi verso di me. «Certo, continua, «Libone Marcio che è stato tuo comandante del genio militare, diceva che le viti tanto producevano nel suo fondo in quel di Faenza».
NoteLe "Origini" di Catone risalivano alla metà del II sec. a.C. L'ager Gallicus fu ripartito tra coloni per lex Flaminia del 232 a.C. voluta da G. Flaminio Nepote. Marcio Libone fu praefectus fabrum agli ordini di Varrone, ma di lui non si sa altro.
PASSO
LocalizzazioneI, 14.4
Testo originaleQuartum fabrile saepimentum est novissimum, maceria. Huius fere species quattuor, quod fiunt e lapide, ut in agro Tusculano, quod e lateribus coctilibus, ut in agro Gallico quod e lateribus crudis, ut in agro Sabino, quod ex terra et lapillis conpositis in formis, ut in Hispania et agro Tarentino.
TraduzioneIl quarto e ultimo tipo di recinzione, quello murario, è fatto di muri a secco. Ve ne sono normalmente quattro specie, perché se ne fanno di pietra, come in quel di Tuscolo; di mattoni cotti, come nell'Agro Gallico; di mattoni crudi, come in Sabina; di terra mista a ghiaia pressata in formelle, come in Spagna e nell'agro tarantino.
PASSO
LocalizzazioneII, 3.9
Testo originaleRelinquitur de numero, qui in gregibus est minor caprino quam in ovillo, quod caprae lascivae et quae dispargant se; contra oves quae se congregent ac condensent in locum unum. Itaque in agro Gallico greges plures potius faciunt quam magnos, quod in magnis cito existat pestilentia, quae perniciem eum perducat.
TraduzioneRimane a parlare del numero, che è minore nel gregge di capre che non in quello delle pecore, perché sono sfrenate e si allontanano dal branco; al contrario le pecore si raccolgono e si serrano tutte in uno stesso luogo. Pertanto nell'Agro Gallico più che far grandi greggi, ne fanno un numero maggiore, perché nelle grandi si sviluppano facilmente le epidemie, che le distruggono.
COMPILAZIONE
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Data2012
NomeAssorati G.

ultima modifica: 17/07/2012
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