FONTE
FONTE
AutoreGirolamo (Geronimo)
Titolo operaEpistulae
Anno420 ca. d.C.
Periodoetà dei teodosidi
EpocaTarda Antichità
Noteed.: I. Hilberg, Sancti Eusebii Hieronymi epistulae, 2. ed. (a cura di M. Kamptner), 4 voll., Wien 1996 (trad. it.: S. Cola (a cura di), Le lettere, 2. ed., 4 voll., Roma 1996-1997, trad. del curatore).
PASSO
Localizzazione134
Testo originaleAd Augustinum. Domino vere sancto et omni mihi affectione venerabili papae Augustino Hieronymus in Christo salutem.
[1] Virum honorabilem, fratrem meum, filium dignationis tuae, Orosium presbyterum et sui merito et te iubente suscepi. Sed incidit tempus difficillimum, quando mihi tacere melius fuit quam loqui, ita ut nostra studia cessarent et iuxta Appium canina exerceretur facundia. Itaque duobus libellis tuis, quos meo nomini dedicasti, eruditissimis et omni eloquentiae splendore fulgentibus ad tempus respondere non potui, non quo quicquam in illis reprehendendum putem, sed quia iuxta beatum apostolum unusquisque in suo sensu abundet, alius quidem sic, alius autem sic. Certe, quicquid dici potuit et sublimi ingenio de scripturarum sanctarum hauriri fontibus, a te positum atque dissertum est. Sed quaeso reverentiam tuam, parumper patiaris me tuum laudare ingenium; nos enim inter nos eruditionis causa disserimus. Ceterum aemuli et maxime heretici, si diversas inter nos sententias viderint, de animi calumniabuntur rancore descendere. Mihi autem decretum est te amare, suscipere, colere, mirari tua que dicta quasi mea defendere - certe et in dialogo, quem nuper edidi, beatitudinis tuae, ut dignum fuerat, recordatus sum - magis que demus operam, ut perniciosissima heresis de ecclesiis auferatur, quae semper simulat paenitentiam, ut docendi in ecclesiis habeat facultatem, ne, si aperta se luce prodiderit, foras expulsa moriatur. [2] Sanctae et venerabiles filiae tuae Eustochium et Paula et genere suo et exhortatione tua digne gradiuntur specialiter que salutant beatitudinem tuam, omnis quoque fraternitas, quae nobis cum Domino Salvatori servire conantur. Sanctum presbyterum Firmum anno praeterito ob rem earum Ravennam et inde Africam Siciliam que direximus, quem putamus iam in Africae partibus commorari. Sanctos tuo adhaerentes lateri ut meo obsequio salutes, precor. Litteras quoque meas ad sanctum presbyterum Firmum direxi, quae si ad te venerint, ei dirigere non graveris. Incolumem te et mei memorem Christus Dominus custodiat, Domine vere sancte et beatissime papa.
[post-scriptum] Grandem latini sermonis in ista provincia notariorum patimur penuriam et idcirco praeceptis tuis parere non possumus, maxime in editione Septuaginta, quae asteriscis veribus que distincta est; pleraque enim prioris laboris ob fraudem cuiusdam amisimus.

TraduzioneAl vescovo Agostino, mio Signore veramente santo e degno di tutto il mio affettuoso rispetto, salute in Cristo, Girolamo.
[1] Ho ricevuto con piacere, grazie ai suoi meriti e alla tua raccomandazione, la visita del sacerdote Orosio. È una persona rispettabile, un mio caro fratello, figlio del tuo affetto. M'è capitato qui in un momento particolarmente critico, tanto che per me è stato più consigliabile starmene zitto che parlare. Abbiamo così dovuto sospendere la nostra attività per esercitarci — per dirla con Appio— in una oratoria da cani. E per questo che non m'è riuscito sul momento di rispondere ai due tuoi scritti indirizzatimi, oltremodo eruditi e sprizzanti eloquenza in tutto il suo splendore. Non è che a mio parere ci sia in essi qualcosa di criticabile; il fatto è che, al dire del beato Apostolo, «ognuno ha una sua convinzione personale, chi in un modo e chi in un altro». Una cosa è certa: tutto quello che era possibile dire e pescare con profonda penetrazione dalle fonti della S. Scrittura, tu l'hai registrato e spiegato. Ebbene, prego la tua augusta persona di permettermi di fare un piccolo panegirico del tuo ingegno. Se ci sono discussioni fra noi, è solo per imparare di più. Del resto, ci sono degli invidiosi — mi riferisco particolarmente agli eretici — che se s'accorgono che tra noi i pareri sono in disaccordo, ci lanceranno questa calunnia: «Sai perché? Non si possono vedere, quei due!». Per conto mio, però, ho deciso una volta per tutte di volerti bene, di guardarti con amore, di venerarti, di ammirarti e di difendere le tue posizioni di pensiero come se fossero mie. E in realtà, nel Dialogo [adversus Pelagianos] che recentemente ho pubblicato, mi sono ricordato — com'era giusto — della tua santa persona. Diamoci quindi da fare, il più possibile, a sradicare dalle Chiese quest'eresia quanto mai deleteria, che finge continuamente di ritrattarsi per essere più libera di insegnare nelle Chiese. Non lo fa che per evitare di esserne cacciata fuori e di morire, come avverrebbe se uscisse alla luce.
[2] Le tue sante e venerabili figlie Eustochio e Paola vanno avanti nella perfezione in modo degno del loro sangue e delle tue esortazioni. Ti salutano in modo tutto particolare. La stessa cosa fanno tutti quanti i fratelli che uniscono i loro sforzi ai nostri nel servizio del Signore nostro Salvatore. L'anno scorso ho mandato a Ravenna – di dove avrebbe proseguito poi per l'Africa e la Sicilia – il santo sacerdote Fermo. Doveva sbrigare alcuni affari riguardanti i loro possedimenti. Penso che attualmente si trovi già in terra africana. Ti prego di porgere i miei ossequi e saluti alle sante persone che ti stanno accanto. Ho pure mandato una mia lettera al santo sacerdote Fermo; se capita nelle tue mani abbi la bontà di fargliela recapitare. Cristo Signore ti conservi sano e salvo con un ricordo continuo per me, o Signore veramente santo e Vescovo beatissimo.
[post-scriptum] In questa provincia siamo tanto scarsi di copisti per il latino; è per questo che non posso soddisfare le tue richieste, soprattutto per quanto riguarda l'edizione dei Settanta contrassegnata da asterischi ed obeli. Oltretutto un tale che non ti dico m'ha giocato malamente; a causa sua ho perso una gran parte di quella mia precedente fatica.

Note416 d.C.
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Data2011
NomeAssorati G.

data ultima modifica: 16/11/2011
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