FONTE
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AutoreCipriano, Firmino e Vivenzio
Titolo operaVita Sancti Caesarii episcopi Arelatensis
Anno543/549 d.C.
Periodoetà giustinianea
EpocaTarda Antichità
Noteed.: E. Bona (ed.), Vita Sancti Caesarii episcopi Arelatensis (BHL 1508-1509), Amsterdam 2002 (trad. dell'editore).
PASSO
Localizzazione36
Testo originalePro ista denique causa proque hoc studio proculdubio contra servum Christi diabolus ut leo rabidus intumescens, iterum accusatione confecta extrahi ab Arelate antistitem facit, et in Italia sub custodia Ravennam usque perduci, ut impleretur in eo: sicut probatur aurum et argentum in fornace, ita corda electorum apud Deum. Adiit palatium, regem quoque Theodericum Christo duce salutaturus adgreditur. Ut vero rex Dei hominem intrepidum venerandumque conspexit, ad salutandum reverenter adsurgit, ac deposito ornatu de capite clementissime resalutat, primum interrogans de labore ipsius atque itineris, dehinc de Gothis suis ac de Arelatensibus affettuose perquirens. Egresso igitur viro sancto pontifice a conspectu regis, suos alloquitur rex dicens: «Non parcat illis Deus, qui huius innocentiae virum atque sanctitatis frustra fecerunt itinere tam longo vexari. Qualis ille sit hinc probatur, quia ingresso eo ad salutandum me totus contremui. Video – inquit – angelicum vultum, video apostolicum virum: nefas arbitror mali quippiam de tam venerando viro censere».
TraduzioneSenza dubbio per questo motivo e per questo zelo il diavolo, gonfiandosi d'ira contro il servo di Cristo come un leone rabbioso, falsificata nuovamente un'accusa, fece trarre fuori da Arles il vescovo e lo fece condurre sotto sorveglianza in Italia, sino a Ravenna, cosicché si compisse in lui: come l'oro e l'argento vengono saggiati in una fornace, così i cuori degli eletti presso Dio. Si recò anche al palazzo imperiale e, sotto la guida di Cristo, si avvicina anche a rendere il suo saluto al re Teodorico. Ma non appena il re vide l'uomo di Dio, intrepido e degno di venerazione, si alza riguardosamente a salutarlo, e levatasi la corona dal capo risponde al suo saluto con somma benevolenza, domandando prima dei disagi del viaggio, poi informandosi affettuosamente dei suoi Goti e degli Arlesiani. Allontanatosi dunque il santo vescovo dal cospetto del re, il sovrano si rivolge ai suoi dicendo: «Dio non abbia pietà di coloro che hanno fatto subire inutilmente un viaggio così lungo a un uomo d tale innocenza e Santità. Prova che uomo sia il fatto che, entrato a salutarmi, fui interamente scosso da un tremito. Vedo – disse – un volto d'angelo, vedo un uomo degno degli Apostoli: giudico un delitto pensare qualcosa di male di un uomo così venerabile».
Note513 d.C.
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Localizzazione37
Testo originalePost haec, recepto in diversorio, mittit muneris loco pransuro argenteum discum cuius pensa ad sexaginta libras circiter iungebatur, adiectis in eo solidis trecentis, rogante pariter et dicente: «Accipe, sancte episcope: rogat filius vester rex, ut vasculum istum muneris loco dignanter beatitudo vestra percipiat, et in usum pro memoria sui habeat». Ille vero, qui in usum mensae suae argentum numquam habuit absque cocliaria, die tenia per ministros suos adpretiatum discum facit publice venundari, eiusque pretio coepit captivorum plurimos liberare. Mox, inquiunt, regi nuntiaverunt famuli sui: «Ecce, vidimus in proposito venalium dominicum munus venale, cuius pretium sanctus Caesarius multitudines liberat captivorum. Etenim tanta enormitas pauperum in metatu ipsius erat et domus atrio constipata, ut vix ad salutandum eum pro densitate suggerentium miserorum possit accedi. Nam et per plateas, innumeras catervas infelicium vidimus cursitantes, euntes scilicet ac redeuntes ad virum».
TraduzioneIn seguito a questi avvenimenti, dopo che fu alloggiato, gli invia in dono, mentre si accinge a pranzare, un vassoio d'argento il cui peso raggiungeva circa sessanta libbre, aggiuntivi dentro trecento solidi, e lo prega dicendo: «Prendi, santo vescovo: il vostro figlio, il re, prega che la santità vostra si degni di accettare questa piccolo recipiente e lo adoperi in suo ricordo». Ma egli, che a tavola non adoperò mai stoviglie d'argento, fatta eccezione per i cucchiai, due giorni dopo, per mezzo dei suoi servitori, fatto stimare il vassoio, lo fa porre pubblicamente in vendita, e con il ricavato prese a riscattare un gran numero di prigionieri. Allora, raccontano, i servi del re gli riferirono: «Ecco, abbiamo visto in vendita, esposto fra la merce, il dono del nostro padrone, e col ricavato san Cesario libera folle di prigionieri. Infatti un numero tanto enorme di poveri lo accompagnava e si accalcava nell'atrio della sua dimora che a stento ci si può recare a rendergli il saluto per l'accalcarsi degli sventurati che rivolgono suppliche. Infatti anche per le piazze abbiamo visto schiere di infelici che correvano, andando e venendo dal vescovo».
Note513 d.C.
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Localizzazione38
Testo originaleQuod ubi factum huiusmodi comperit Theodericus, tanta laude et admiratione praetulit, ut observantes eius palatio senatores ac proceres certatim omnes oblationis suae mercedem per beati viri dexteram cuperent dispensari, divinitus semet proclamantes esse respectos, quod talem pontificem fuissent digni conspicere, qui temporibus illis factis et dictis verus Apostolorum successor et apostolicus appareret. Et quia nihil velocius fama percurrit, opere sanctissimo crebrescente, statim sanai viri sancta pervolavit Romam opinio, coepitque inibi a senatu et proceribus, a papa quoque et clericis simulque et popularibus tanto caritatis desiderari fervore, ut ante singulis cordis inhaereret amplexu, quam corporalibus oculis videretur. Interea omnes captivos de ultra Druentiam, maximeque Arausici oppidi qui ex toto fuerat captivitati contraditus, cuius etiam partem Arelate liberaverat redimendo, mox inventos in Italia redemit ut potuit. Et ut eis libertas plenior redderetur, imposuit cum sumpto iumentis et plaustris in via, suorumque solatio et ordinatione fecit ad propria revocare.
TraduzioneTeodorico, quando seppe di questo fatto, ne fece un tale ammirato elogio che a gara tutti i senatori e i maggiorenti che frequentavano il suo palazzo ambivano distribuire per mano del santo le loro elemosine, affermando che Dio aveva volto lo sguardo su di loro, dal momento che erano stati degni di vedere un simile vescovo, che a quel tempo, per le sue parole e per le sue azioni, risultava un vero successore degli Apostoli e come un apostolo. E poiché nulla corre più veloce della fama, crescendo sempre più questa sua santissima opera, subito volò fino a Roma la santa reputazione del santo, e ivi incominciò a essere bramato dal senato e dai maggiorenti, e anche dal papa e dai chierici così come dai laici, con un amore talmente ardente da stringersi in un abbraccio interiore a ciascuno prima ancora di essere visto con gli occhi del corpo. Frattanto, trovatili in Italia dopo averne liberato parte ad Arles, riscattò, come poté, tutti i prigionieri catturati oltre la Durance, e in particolare quelli di Orange, cittadina che era stata interamente ridotta in prigionia. E affinché ottenessero una libertà più completa, li mise in viaggio su cavalli e carri, coprendo le spese, e li fece ricondurre a casa affidandoli all'aiuto e alla guida dei suoi collaboratori.
Note513 d.C.
PASSO
Localizzazione39
Testo originaleInter haec in praedicta Ravenna civitate quaedam vidua habebat filium adolescentem praefectoriis officiis militantem, qui indigentiam genetricis emolumentis ac propriis stipendiis sustentabat. Hic puer subita infirmitate faciente iacebat exanimis. Cui cum humanae curationis spes omnis et consolatio defecisset, mox mater eius relicto filio et amisso ad virum Dei festina percurrit, et prostrato corpore oculisque rigantibus, dans insuper ululatus, fide solummodo vigente, beati viri genua complexa clamavit dicens: «Credo quia miseratio divina ideo hic te, sancte, deduxit: ut filium redderes matri». Flebiliter supplicanti mulieri paululum recusavit: et tamen durum credens si tales lacrimas non audiret, solita miseratione commotus, volens scilicet sic debitum impendere caritatis affectum, et sic in Dei nomine virtutem exercere, ut in omnibus refugeret vanitatem, ad tugurium eius occulte latenterque pervenit.
TraduzioneNel frattempo nella suddetta Ravenna c'era una vedova che aveva un figlio giovane, impiegato al servizio del prefetto, il quale sosteneva la povera madre con i propri guadagni e il proprio salario. Questo giovane, in preda a una malattia improvvisa, giaceva privo di coscienza. E quando non ci fu per lui più alcuna speranza nelle cure umane, subito la madre, lasciato il figlio e abbandonatolo, si precipita di corsa dall'uomo di Dio e, prostrandosi a terra fra le lacrime e lanciando cupe grida, sorretta solo dalla fede, abbracciate le ginocchia del santo gridò: «Credo che la misericordia divina ti abbia condotto qui, o santo, perché tu rendessi un figlio a sua madre». Per un po' si schernì di fronte alle lamentose suppliche della madre, e tuttavia, ritenendo crudele non prestare ascolto a tali pianti, toccato, come di consueto, dalla pietà, si recò al suo tugurio di nascosto, intenzionato a offrire quanto richiede la carità e a compiere in nome di Dio il prodigio in modo tale da fuggire ogni forma di vanità.
Note513 d.C.
PASSO
Localizzazione40
Testo originaleFusa itaque prece solito more prostratus, ubi divinam virtutem invocationi suae per Spiritum sanctum adesse persensit, abscessit; notario suo illo tempore, nunc venerabili viro presbytero Messiano, relicto praecepit, ut cum adolescens ad se reverteretur, sibi protinus nuntiaret. Qui cum ante decumbentis lectulum excubaret, necdum hora expleta, puer de mortis est tenebris revocatus, et mox reseratis orbibus oculorum matrem alloquitur dicens: «Vade, mater: ad servum Dei festinanter et propera, cuius orationibus tibi vitaeque sum redditus, et age gratias, quod mentis virtutibusque suis Deus dedit effectum». Illa perniciter advolans adcurrit, gratias non tantum verbis quantum lacrimis et vocibus gaudiisque persolvens, .postulansque ut, quem Deus per illum isti luci reddiderat, ad Gallias rediens de suo non pateretur discedere famulatu. Sed beatus ille vir altioris ingenii respondit, eam illi potius debere referre gratias, cuius virtus et pietas omnibus maerentibus et lamentantibus adesse consuevit. Huius igitur miraculi magnitudo non solum civitatem illam, sed provinciam cunctam fidelium devotionibus ac nuntiis peragravit.
TraduzionePronunciata la preghiera, prostrato come suo solito, non appena s'accorse che il potere divino per mezzo dello Spirito Santo era presente alla sua invocazione, se ne andò; lasciato l'allora suo notaio, oggi venerabile presbitero Messiano, gli ordinò di riferirgli subito quando il giovane fosse tornato in sé. E mentre costui vigilava presso il letto in cui giaceva, il giovane, prima ancora che si concludesse un'ora, fu richiamato dalle tenebre della morte e subito, aperti gli occhi, parla alla madre e le dice: «Madre, affrettati e va', precipitati dal servo di Dio, grazie alle preghiere del quale sono stato restituito a te e alla vita, e ringrazialo, poiché Dio ha dato buon esito ai suoi meriti e alle sue virtù». Ed ella corre di volata da lui ringraziandolo non tanto a parole quanto piuttosto con lacrime, suoni inarticolati e manifestazioni di gioia, e domandandogli che, al suo ritorno nelle Gallie, non permettesse che colui che Dio per mezzo suo aveva restituito a questa luce si allontanasse dal suo seguito. Ma il santo, uomo di natura superiore, rispose che essa doveva rendere grazia piuttosto a colui la cui virtù e pietà è solita assistere tutti coloro che lo meritano e che levano lamenti. La grandezza di tale miracolo si diffuse per mezzo delle manifestazioni di devozione e dei racconti dei fedeli, non solo in quella città, ma in tutta la provincia.
Note513 d.C.
PASSO
Localizzazione41
Testo originaleMedicus etiam diaconus Helpidius, regiae potestati ac sedulo famulatu intimus, diabolica infestatione non solum reliquis diversis insidiis fatigatus, sed et saxorum quoque imbre in domo sua crebrius appetitus, sanctum Dei exorat ut a vexatione ipsa eius mereretur orationibus liberari. Cuius domum sanctificaturus ingrediens, benedictae aquae infusione respersit atque ita consuetae vexationis discriminibus liberavit, ut ultra ibi nohil tale contingerit.
TraduzioneAnche il medico e diacono Elpidio, intimo del potere regio per l'alacre servizio, essendo afflitto, a causa della persecuzione diabolica, non solo da altre insidie di vario genere, ma anche, più volte, da una pioggia di sassi sulla sua dimora, implora il santo di Dio perché ottenga con le sue preghiere di liberarlo da questa persecuzione. [Cesario] entrato nella sua casa per benedirla, la asperse con acqua benedetta e la liberò dalla minaccia di questa persecuzione, in modo tale che mai più vi si verificò nulla del genere.
Note513 d.C.
COMPILAZIONE
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Data2011
NomeAssorati G.

data ultima modifica: 30/08/2011
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