FONTE
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AutoreAgostino
Titolo operaEpistulae
Anno432 ca. d.C.
Periodoetà dei teodosidi
EpocaTarda Antichità
Noteed.: M. Pellegrino, L. Carrozzi (a cura di), Le lettere, 4 voll., 2. ed., Roma 1992 (trad.: T. Alimonti, L. Carrozzi).
PASSO
Localizzazione201
Testo originale Imperatores Honorius et Theodosius Augusti, Aurelio episcopo, salutem
[1] Dudum quidem fuerat constitutum ut Pelagius atque Caelestius infandi dogmatis repertores ab urbe Roma, velut quaedam catholicae veritatis contagia, pellerentur, ne ignorantium mentes scaeva persuasione perverterent. In quo secuta est clementia nostra iudicium Sanctitatis tuae, quo constat eos ab universis iusta sententiae examinatione damnatos. Sed quia obstinati criminis pertinax malum, ut constitutio geminaretur, exegit; recenti quoque sanctione decrevimus ut si quis eos in quacumque provinciarum parte latitare non nesciens, aut propellere aut prodere distulisset, praescriptae poenae, velut particeps, subiaceret. [2] Praecipue tamen ad quorumdam episcoporum pertinaciam corrigendam, qui pravas eorum disputationes vel tacito consensu astruunt, vel publica oppugnatione non destruunt, pater carissime atque amantissime, Sanctitatis tuae auctoritatem imminere conveniet; quatenus in abolitionem praeposterae haeresis omnium devotio Christiana consentiat. Religio itaque tua competentibus scriptis universos faciet admoneri, scituros definitione Sanctimonii tisi hanc definitionem sibi esse praescriptam, ut quicumque damnationi memoratorum, quo pateat mens pura, subscribere impia obstinatione neglexerint, episcopatus amissione multati interdicta, in perpetuum expulsi civitatibus, communione priventur. Nam cum ipsi iuxta synodum Nicaenam confessione sincera conditorem rerum omnium Deum, imperiique nostri veneremur auctorem; non patietur tua Sanctitas sectae detestabilis homines in iniuriam religionis nova et inusitata meditantes, secretis tractibus occultare sacrilegium semel publica auctoritate damnatum. Una enim eademque culpa est eorum qui aut dissimulando conniventiam, aut non damnando, Pavorem noxium praestiterint, pater carissime atque amantissime. (Et alia manu): Divinitas te per multos annos servet incolumem. Data V iduum iuniarum, Ravennae Monaxio et Plinta consulibus. Eodem tenore etiam ad sanctum Augustinum episcopum data.

TraduzioneGli imperatori Onorio e Teodosio, Augusti, salutano il vescovo Aurelio [di Cartagine].
[1] Veramente già da parecchio tempo era stato stabilito che Pelagio e Celestio, autori di un'esecranda dottrina, fossero banditi da Roma come corruttori della verità cattolica, affinché per mezzo d'una funesta convinzione non pervertissero la mente degli ignoranti. Nel prendere quella disposizione la nostra clemenza ha seguito il verdetto pronunciato dalla Santità tua, dal quale risulta ch'essi sono stati condannati da tutti quanti in seguito a imparziale inchiesta giudiziaria. Ma poiché l'arrogante e criminale ostinazione nell'errore ci ha obbligati a rinnovare il provvedimento, abbiamo ordinato, anche in virtù di un recente decreto, che se uno venisse a sapere in qual parte dell'Impero si nascondono [Pelagio e Celestio] e indugiasse a bandirneli o a deferirli, cadesse sotto la pena prescritta, in qualità di complice. [2] Converrà, tuttavia, che tu, carissimo ed amatissimo Padre, faccia valere l'autorità della Santità tua soprattutto per reprimere la caparbietà di certi vescovi i quali accreditano, col loro tacito consenso, le dannose disquisizioni di quei tali anziché screditarle combattendole pubblicamente, affinché la sollecitudine di tutti i Cristiani unisca gli sforzi per fare scomparire del tutto questa assurda eresia. La Santità tua notificherà pertanto con opportune lettere a tutti coloro i quali verranno a sapere che in virtù del decreto della Santità tua è ingiunto l'ordine che chiunque tralasciasse con empia ostinazione di sottoscrivere la condanna dei due eretici al fine di fare apparire la purezza della propria fede, sarà punito con la perdita dell'episcopato, sarà scomunicato e scacciato per sempre dalla propria città. Orbene, siccome in conformità del Concilio di Nicea confessiamo sinceramente ed adoriamo Dio creatore di tutte le cose e sostegno del nostro Impero, la Santità tua non tollererà che degli affiliati a uno scisma detestabile, escogitando nuove ed insolite teorie a danno della religione, occultino con scritti clandestini la dottrina sacrilega già condannata dalla pubblica autorità. Commettono la stessa, identica colpa coloro i quali o dissimulando la connivenza o non condannando l'errore daranno ad esso un aiuto dannoso, Padre carissimo e amatissimo. (E, d'altra mano): Iddio ti conservi sano e salvo per molti altri anni. Da Ravenna, il 9 giugno sotto il consolato di Monassio e Plinta. Spedita anche al santo vescovo Agostino con l'identico contenuto.

Note9 giugno 419 d.C.
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Data2011
NomeAssorati G.

data ultima modifica: 08/08/2011
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