FONTE
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AutoreCassiodoro
Titolo operaVariae
Anno538 d.C.
Periodoetà dei regni barbarici
EpocaTarda Antichità
Noteed.: T. Mommsen (ed.), Cassiodori Senatoris Variae, Berlin 1894 (versione online: A. Graham (a cura di), http://www.intratext.com/ixt/lat0253/_index.htm#fonte; trad. parziale: M. Pierpaoli (a cura di), Vita e personaggi di Ravenna antica, Ravenna 1984, p. 177-197, trad. del curatore; M. Calzolari (a cura di), Il Po in età romana, Reggio Emilia 2004, p. 107-108, trad. del curatore.
PASSO
LocalizzazioneI, 6
Testo originaleAgapito v. i. p. u. Theodericus rex.
[1] Decet principem cura quae ad rem publicam spectat augendam, et vere dignum est regem aedificiis palatia decorare. Absit enim ut ornatui cedamus veterum, qui inpares non sumus beatitudine saeculorum. [2] Quapropter in Ravennati urbe basilicae Herculis amplum opus aggressi, cuius nomini antiquitas congrue tribuit, quicquid in aula praedicabili ammiratione fundavit, magnitudini tuae studiosissime delegamus, ut secundum brevem subter annexum de urbe nobis marmorarios peritissimos destinetis, qui eximie divisa coniungant, ut venis colludentibus illigata naturalem faciem laudabiliter mentiantur. De arte veniat quod vincat naturam: discolorea crusta marmorum gratissima picturarum varietate texantur, quia illud est semper in pretium, quod ad decorem fuerit exquisitum. [3] His sumptus subvectionesque praestabis: ne quemquam nostrum gravet imperium, quod ad utilitatem volumus respicere singulorum.

TraduzioneRe Teodorico all’illustre Agapito prefetto della città.
[1] Si addice ad un sovrano la premura di rendere più bello lo stato ed è cosa veramente degna di un re ornare di costruzioni i palazzi. Sia infatti lungi da noi il voler cedere allo splendore degli antichi dato che per la felicità dei tempi non siamo inferiori. [2] Perciò dopo avere affrontato nella città di Ravenna il grosso impegno della basilica di Ercole, al cui nome l'antichità attribuisce congruamente quanto ha costruito nell'aula con mirabile stile, con la massima premura deleghiamo alla tua autorità, secondo l'indicazione allegata, di trovarci i più esperti marmisti della città che artisticamente congiungano le parti ora divise in modo che ben collegate con la corrispondenza delle venature assumano piacevolmente l'aspetto naturale. Dall'arte provenga un risultato che superi la natura stessa: i rivestimenti marmorei di vario colore siano combinati con piacevolissime varietà di figurazioni, perché assume sempre valore l'esecuzione raffinata in vista della bellezza. [3] Provvederai alle spese e al trasporto: non pesi a nessuno il nostro ordine che vogliamo sia rivolto a vantaggio dei singoli.

Note508/509 d.C.
PASSO
LocalizzazioneII, 20
Testo originaleWiligis saioni Theodericus rex.
Omnes decet gratanter impendere quod publicas videt utilitates posse respicere, quando necesse est hoc membra sentire, quod corporis summa sentitur. Atque ideo praesenti decernimus iussione, ut quantas in Ravennati urbe exculcatorias potueris reperire, frumentis fiscalibus oneratas ad nos usque perducas, quatenus alimonia publica tali provisione relevata necessitatem inopiae non debeant sustinere. Reddat Ravenna copiam Liguriae, quam ex ipsa consuevit accipere. Nam quae praesentiam nostram sustinet, multorum debet solacia reperire. Trahit enim comitatus noster observantium catervas et, dum ad beneficia praestanda curritur, necessaria populis copia postulatur.

TraduzioneRe Teodorico all'usciere Wiligi
Ognuno deve impegnarsi volentieri in ciò che vede utile al bene comune, dal momento che è indispensabile che le singole membra la pensino come il capo nel corpo. Perciò con la presente disposizione decretiamo che tu reperisca in Ravenna il maggior numero possibile di navi veloci, le carichi di cereali a spese dello stato e le mandi da noi, perché la disponibilità pubblica di viveri assicurata da tale rifornimento non abbia a subire carestia. Ravenna renda alla Liguria quella disponibilità di viveri che fu abituata ad attingere dalla stessa. E infatti questa zona che sopporta il peso della nostra presenza deve trovare sollievo per molti, siccome la nostra corte attira a sé caterve di sudditi e, mentre si accorre per dare aiuti, si richiede il necessario sostentamento per la gente.

Note507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneII, 30
Testo originaleFausto PPO Theodericus rex.
[1] Non praeiudicat iuri publico personalis exceptio, quia beneficialem esse principem licet nec intra regulas constituti potest munificentia regalis artari. Ira levis coerceatur gravissimis institutis: impatiens ambitio iure refrenetur: clementia non habet legem nec debet sub angustis terminis benigna segui, quem decet sine fine laudari. [2] Defensores itaque sacrosanctae Mediolanensis ecclesiae pro expensis pauperum, quae sub lucri exaggeratione funduntur, unum sibi ex negotiatoribus urbis suae desiderant oportere praestari, qui proemptoris functus officio, exceptus negotiationis oneribus debeat implere quod suscipit. Hoc enim nos et Ravennati ecclesiae commemorant motos rationabili allegatione tribuisse, quod pietatis exemplum ad suum quoque commodum supplicant transferendum. [3] Et ideo illustris et praecelsa magnificentia tua, salva in aliis negotiatoribus commoditate publica, quae ab universo corpore consuevit inferri, unum eis, quem sibi visi fuerint eligere, deputabit, qui ita commercium negotiationis exerceat, quatenus nec monopolii nec siliquatici nec aurariae aliquid pensionis impendat vel quodlibet gravamen ex permissa nundinatione sustineat. Cur enim illud tardemus annuere, unde nulla possumus damna sentire?

TraduzioneRe Teodorico a Fausto prefetto del pretorio.
[1] Non pregiudica le norme di diritto pubblico una eccezione di carattere personale, perché il sovrano può fare un beneficio senza che la munificenza regale sia coartata entro i limiti delle regole giuridiche. Con severissime disposizioni sia repressa la volubilità dell'ira, l'ambizione incontrollata sia tenuta a freno dal diritto, ma la clemenza non ha restrizioni di legge né deve fare il bene in angusti termini colui che deve essere senza fine lodato. [2] Dunque i difensori della santa chiesa di Milano in riferimento alle spese per i poveri, che vengono sostenute subendo le richieste di un guadagno esagerato, chiedono che convenga designare per loro fra i mercanti della loro città una persona, la quale, adempiendo al compito di primo compratore, esentato dai gravami mercantili, possa svolgere fino in fondo il suo compito. Ricordano che noi spinti da ragionevole disposizione abbiamo concesso ciò anche alla chiesa di Ravenna e supplicano che tale esempio di rispettosa devozione sia applicato anche a loro vantaggio. [3] Quindi l'illustre ed eccellente tua dignità, salvo l'interesse pubblico per quanto riguarda gli altri commercianti, interesse che deve essere tutelato da tutto il corpo, incaricherà la persona, che quelli avranno voluto scegliersi, di provvedere agli acquisti senza che debba versare tassa di monopolio né di siliquatico né di pagamento in oro o debba sostenere alcun altro gravame in riferimento alla permessa negoziazione. Perché dovremmo indugiare a consentire ciò da cui non potremmo subire alcun danno?

Note509/512 d.C.
PASSO
LocalizzazioneIII, 9
Testo originalePossessoribus defensoribus et curialibus Estunis consistentibus Theodericus rex.
[1] Propositi quidem nostri est nova construere, sed amplius vetusta servare, quia non minorem laudem de inventis quam de rebus possumus adquirere custoditis. Proinde moderna sine priorum imminutione desideramus erigere: quicquid enim per alienum venit incommodum, nostrae iustitiae non probatur acceptum. [2] In municipio itaque vestro sine usu Tacere comperimus columnas et lapides vetustatis invidia demolitos: et quia indecore iacentia servare nil proficit, ad ornatum debent surgere redivivum quam dolorem monstrare ex memoria praecedentium saeculorum. [3] Atque ideo praesenti auctoritate decernimus, ut, si vera fides est suggerentium nec aliquid publico nunc ornatui probatur accommodum, supra memoratas platonias vel columnas ad Ravennatem civitatem contradat modis omnibus devehendas: ut conlapsis metallis oblitterata facies reddatur iterum de arte pulcherrima et quae situ fuerant obscura, antiqui nitoris possint recipere qualitatem.

TraduzioneRe Teodorico ai proprietari, ai difensori e ai curiali residenti a Estuni.
[1] È nostro proposito realizzare nuove costruzioni, ma ancor più conservare gli edifici antichi, perché da quanto scopriamo possiamo conseguire merito non minore che da quanto ben custodiamo. Desideriamo perciò erigere costruzioni moderne senza danno di quelle precedenti: infatti non viene riconosciuto accettabile per il nostro senso di giustizia tutto ciò che avviene a danno altrui. [2] Pertanto ci risulta che nel vostro municipio giacciono fuori uso colonne e pietre demolite dall'usura del tempo e poiché a nulla giova conservare del materiale che giace indecorosamente, esso deve sorgere a rinnovato splendore piuttosto che suscitare amarezza al ricordo delle età passate. [3] Per questo con la presente disposizione decretiamo che, se è vero quanto ci dicono gli informatori e se quel materiale attualmente non serve per alcun pubblico ornamento, le sopra ricordate lastre di marmo o colonne [il vostro municipio] curi di farle trasportare in ogni modo nella città di Ravenna: così l'aspetto consunto dei marmi in disfacimento sia rinnovato con arte finissima e gli edifici anneriti nell'abbandono ricuperino l'antico splendore.

Note507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneIII, 10
Testo originaleFesto v.i. patricio Theodericus rex.
[1] Decet prudentiam vestram in augendis fabricis regalibus obtemperare dispositis, quia nobilissimi civis est patriae suae augmenta cogitare, maxime cum sit studii nostri illa decernere, quibus cunctos notum est sine suis dispendiis oboedire. [2] Atque ideo magnitudini tuae praesenti ammonitione declaramus, ut marmora, quae de domo Pinciana constat esse deposita, ad Ravennatem urbem per catabolenses vestra ordinatione dirigantur. Subvectum vero direximus de praesenti, ne aut mora nostris ordinationibus proveniret aut laborantes aliqua detrimenta sentirent.

TraduzioneRe Teodorico all'illustra patrizio Festo.
[1] Si addice alla tua saggezza obbedire alle disposizioni del re nell'abbellire gli edifici, tanto più che è nostra premura decretare le norme alle quali tutte debbono obbedire senza loro scapito. [2] E così prescriviamo alla tua autorità, con la presente nota, di inviare a Ravenna a vostra cura per mezzo dei trasportatori i marmi che risultano essere stati tolti al palazzo pinciano. Abbiamo inviato subito i mezzi di trasporto perché non sorgano indugi ai nostro ordini e le persone impegnate non ricevano danno.

Note507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneIII, 19
Testo originaleCommonitorium. Danieli Theodericus rex.
[1] Decet ut palatio nostro servientibus iustis commodis consulamus, quia fructuosus esse debet publicus labor, ut, quamvis obsequia nobis gratuita iure debeantur, servitia tamen per moderata compendia provocemus. Et ideo artis tuae peritia delectati, quam in excavandis atque ornandis marmoribus diligenter exerces, praesenti auctoritate concedimus, ut, te rationabiliter ordinante, dispensentur arcae quae in Ravennati urbe ad recondenda funera distrahuntur, quarum beneficio cadavera in supernis humata sunt, lugentium non parva consolatio, quando animae tantum de mundi conversatione discedunt, corpora vero dulces quondam superstites non relinquunt. [2] Hinc quibusdam veniunt dolores ad pretium, et miserabili sorte votorum crescit mercantibus de humana morte compendium. Ita tamen, ut non sit iniqua sub hac occasione taxatio, ne cogantur miseri inter acerba luctuum gravia plorare dispendia facultatum et nefanda devotione constricti aut urgeantur patrimonia pro mortuis perdere aut dilecta corpora vilissimis foveis potius dolentes abicere. Sit modus in voluntate poscentium, quando ipsa miseratio pro ementibus facit. Nam minus debet laedi, cui amplius pro pietatis officio videt imponi.

TraduzioneIstruzione: re Teodorico a Daniele.
[1] Sta bene che noi provvediamo un giusto vantaggio a coloro che servono nel nostro palazzo, perché un'attività pubblica deve essere redditizia in modo che sebbene l'ossequio ci sia dovuto gratuitamente di diritto, sollecitiamo tuttavia con modesti compensi la prestazione di servigi. Perciò, rallegrati dalla tua perizia artistica che eserciti diligentemente nel lavorare e abbellire i marmi, con il presente ordine concediamo che, sotto la tua sapiente guida, siano fornite le arche che vengono qua e là disposte a Ravenna per la tumulazione dei cadaveri: grazie ad esse i cadaveri vengono sepolti sopra terra, consolazione non piccola per chi è nel lutto, dal momento che soltanto le anime partono da questo mondo, mentre i corpi non abbandonano così i già cari superstiti. [2] Da questo fatto a taluni provengono preoccupazioni riguardo al prezzo, mentre dalla morte della gente aumenta il guadagno dei venditori quando miseramente non hanno esito i propri voti. Di conseguenza, in modo che in tale occasione non sia iniquo il prezzo da pagarsi, gli infelici, in mezzo al loro grande dolore, non siano costretti a piangere il grave dispendio dei loro mezzi economici e, obbligati da male intesa devozione, non siano indotti o a dilapidare il loro patrimonio per i morti oppure ad abbandonare con dolore i corpi amati in vilissime fosse. Ci sia un limite nelle pretese di denaro, dato che un senso di compassione deve agire in favore di chi deve comprare e meno deve essere amareggiato colui al quale più viene imposto per il suo dovere di affetto.

Note507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneIV, 45
Testo originaleComitibus defensoribus et curalibbus Ticinensis civitatis Theodericus rex.
Ad comitatum supplices Erulos auctore Deo nostris venire iussimus constitutis, quibus navis est praebenda subvectio, ne in patria nostra adhuc provinciae suae laborare videantur inopia. Itaque praesenti iussione commoniti et navis eis usum usque ad Ravennatem urbem et annonas dierum quinque sine aliqua dilatione praeparate nec aliquid eis necessarium deesse faciatis, quatenus provinciam se deseruisse ieiunam de copiae inventione cognoscant sitque illis uberior peregrina terra quam patria.

TraduzioneA ufficiali, difensori e curiali di Pavia, il re Teodorico.
Per nostra deliberazione abbiamo ordinato con l'aiuto di Dio che gli Eruli vengano supplici alla corte: ad essi deve essere fornita una nave come mezzo di trasporto, perché, mentre si trovano nella nostra patria, non debbano ancora soffrire la miseria della loro terra. Perciò, in adempimento al presente ordine, fornite ad essi l'uso di una nave fino a Ravenna e vitto per cinque giorni, senza alcun indugio, e non fate loro mancare nulla del necessario, perché si rendano ben conto, dall'abbondanza che trovano, di avere lasciato la loro terra affamata e ad essi risulti fertile più della patria la terra straniera.

Note507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 8
Testo originaleAnastasio consulari Theodericus rex.
[1] Convenit sublimitatem tuam nostris iussionibus oboedientiae tribuere sedulam firmitatem, quatenus ad effectum trahatur quod salubri ordinatione disponitur. Moderate siquidem novit iniuncta sibi compiere prudentia et sine ingratitudinis naevo delegata explicabili procurare consilio. [2] Atque ideo ad Faventinam civitatem civilem executionem te praecipimus destinare, ut sine cuiusquam concussione vel damno quadrati ad Ravennatem urbem ex nostra iussione devehantur, quatenus et nostro desiderio gratulemur impleto et querulis vociferandi amputetur occasio.

TraduzioneRe Teodorico al consolare Anastasio.
[1] Deve l'altezza tua prestare diligente e ferma obbedienza ai nostri ordini perché possa giungere ad effetto quanto viene disposto con ordini salutari. E invero la saggezza sa compiere nel modo giusto gli ordini ricevuti e senza macchia di ingratitudine svolgere i compiti assegnati con chiara determinazione. [2] Ti ordiniamo dunque di operare con delicatezza a Faenza perché, senza torto o danno di alcuno, secondo quanto abbiamo disposto, siano trasportate a Ravenna pietre quadrate in modo che possiamo compiacerci del nostro desiderio soddisfatto e venga troncata occasione di chiacchiere a chi si va lamentando.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 17
Testo originaleAbundantio PPO Theodericus rex.
[1] Alacriter incumbendum est incohatis, cum iam vicinitas perfectionis arriserit, quando spes effectus taedium laboris excludit et magnum genus incitamenti credere desiderata compleri. Dudum igitur magnitudini vestrae ex Italiae litoribus officia iussimus praeparare nautarum, ut dromones, quos industria fabricare valuisset, manus remigum provisa susciperet. Sed tu iudicio nostro electionique respondens ostendisti, quam fuerit indubitata perfectio efficacissimis imperasse, quod quaeritur. Renuntias ilico completum, quod vix credi poterat incohatum, ut paene quanta velocitate navigari solet constructio navium, tanta sit celeritate completa. [2] Nec solum verba narrata sunt: obtulisti oculis nostris subito classeam silvam, domos aquatiles, exercituales pedes, qui nullo labore deficiant, sed inconcussos homines ad destinata perducant, trireme vehiculum remorum tantum numerum prodens, sed hominum facies diligenter abscondens. Hoc primum instituisse legimus Argonautas. Quod et armatis aptum et congruum probatur esse commerciis, ut, qui peregrinas classes optabamus aspicere, nunc mittamus aliis provinciis et terrorem pariter et decorem. [3] Ornasti rem publicam tua institutione reparatam. Non habet quod nobis Graecus imputet aut Afer insultet. Illud apud nos invidi vigere respiciunt, unde illi per magna pretia sua vota complebant. Nunc praedictis rebus armamenta procurate, vela praecipue alas navium facientia, lignum volatile, quidam spiritus currentium carinarum, praenuntia mercium, auxilia quieta nautarum, quorum beneficio conficiunt otiosi, quod a celerrimus avibus vix probatur impleri. [4] Hoc Isis rati prima suspendit, cum per maria Harpocran filium suum audaci femina pietate perquireret. Ita dum materna caritas suum desiderium festinat explere, mundi visa est ignota reserare. Atque ideo, divino nobis auxilio suffragante cuius virtutis est hominum vota perficere, proximo die iduum Iuniarum ad urbem Ravennatem congregatio navium cuncta conveniat, quatenus res vicino fine gaudentes ad plenissimum perducantur effectum. [5] Sed quoniam dromonum numerum iuvante Deo cupimus ampliari, si qua ligna fabrícis eorum necessaria per utramque Padi ripam potuerint inveniri, nullo obsistente iubemus abscidi, quia sine praeiudicio dominorum operi tantum praesenti volumus inventa concedi. Mittat Padus noster indigenas pelago naves et abies, quae fluentis amnicis nutrita surrexit, marinarum superare cumulos discat undarum. [6] Illud etiam magnopere credidimus amputandum, quod vestra fieri suggestione comperímus: ne quis in fluminibus navigeris diversis territoriis meantibus, id est in Mincio Ollio Ausere Arno Tiberi, audeat fluminum alveos piscandi studio turpissima saepe concludere, et quae sunt praesumpta, protinus auferantur. Pateat amnís in navium cursus: sufficiat humano desiderio consuetis artibus delicias quaerere, non commento rustico libertatem fluminis impedire, ne, quod dici nefas est, utilitati publicae voluptas privata obstitisse videatur.

TraduzioneRe Teodorico ad Abbondanzio prefetto del pretorio.
[1] Bisogna impegnarsi con alacrità nell'opera iniziata, tanto più che ormai arride vicino il completamento, quando la speranza della realizzazione elimina il tedio della fatica e costituisce grande incitamento la fiducia di portare a termine quanto era desiderato. Da tempo dunque abbiamo ordinato alla tua autorità di reclutare marinai da tutte le coste d'Italia perché gli equipaggi di rematori così ottenuti potessero prendere in mano i dromoni che il lavoro intenso avesse potuto costruire. E tu, corrispondendo al nostro giudizio e alla nostra scelta, hai dimostrato come non ci siamo assolutamente sbagliati nel dare ordini alle persone più capaci, ed è quel che si cerca. Ci riferisci che è già compiuto quel che appena si poteva pensare incominciato, tanto che la costruzione delle navi è stata portata a termine con la stessa velocità con cui esse navigano. [2] E non sono soltanto parole: ci hai presentato d'un tratto davanti agli occhi una selva di navi, delle case acquatiche, dei piedi per l'esercito, tali da non venir meno in alcuna fatica, ma da condurre senza alcun danno gli uomini alle mete destinate; e ci mostri un così grande numero di navi a tre ordini di remi nascondendo accuratamente i volti degli uomini. Leggiamo che questo per la prima volta lo fecero gli Argonauti. L'opera è opportuna per le operazioni militari e utile per i commerci e noi, che desideravamo osservare le flotte straniere, siamo ora in grado di mandarle in altre province suscitando ad un tempo timore e ammirazione per la bellezza. [3] Grande ornamento hai dato allo stato, così dotato per opera tua. Non c'è più motivo che i Greci ci rinfaccino qualche cosa o che gli Africani insolentiscano verso di noi. I nostri avversari vedono splendere presso di noi quelle opere per le quali a gran prezzo realizzavano i loro voti. Ora dovete procurare gli equipaggiamenti a queste navi, specialmente le vele che sono le ali delle navi, legni veloci, un certo ardore di carene correnti, annuncio di merci, aiuto sicuro dei naviganti, con l'opera dei quali chi se ne sta tranquillo ottiene ciò che a stento si ottiene dagli uccelli più rapidi. [4] Queste vele per prima Iside applicò ad una nave quando attraverso i mari, donna d'audace pietà, andava a cercare suo figlio Arpocrate. Così, mentre l'affetto materno si affanna a cercare il suo caro, sembrò che scoprisse zone ignote del mondo. E perciò con l'aiuto di Dio, il cui potere compie i voti degli uomini, il prossimo 13 giugno si riunisca a Ravenna tutto il contingente di navi perché nella gioia del termine vicino tutto sia portato a perfettissimo compimento. [5] Ma siccome desideriamo, con l'aiuto di Dio, che il numero dei dromoni sia ampliato, se si potrà trovare del legname necessario alla loro costruzione lungo le due rive del Po, ordiniamo che sia tagliato, se nessuno fa opposizione, perché vogliamo che il materiale reperito sia dedicato soltanto al presente lavoro senza pregiudizio dei proprietari. Mandi il Po al mare le sue indigene navi e gli abeti che prosperano per le correnti del fiume imparino a superare i cumuli delle onde del mare. [6] Abbiamo anche pensato che sia importante eliminare quello che per vostro suggerimento si sta già asportando: nessuno nei fiumi navigabili che attraversano i vari territori, e cioè nel Mincio, nell'Oglio, nel Serchio, nell'Arno e nel Tevere, osi rinchiudere con vergognosissime recinzioni gli alvei dei fiumi per la brama di pescare e vengano immediatamente tolte quelle già impiantate. Sia libero il fiume per la navigazione: basti alla passione umana cercarsi piacere con gli artifizi consueti senza intralciare il fiume con rozzi espedienti, perché non risulti che un piacere privato si sia opposto, cosa nefanda, alla pubblica utilità.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 18
Testo originaleWiliae v.i. comiti patrimonii Theodericus rex.
[1] Utilitas publica sicut ad conservationem respicit omnium, ita debet perfici studio ac labore cunctorum, quia magnae laudis occasio est, si in causa communi aliquid singulariter videatur impleri. Facit enim unde commendetur et reliquis, qui tamen et sibi se profuisse cognoscit. Pridem igitur nos iussisse meministi, ut per domum nostram navigandi quaererentur artifices. [2] Quos Deo auxiliante provisos ad Ravennatem urbem die iduum Iuniarum praecipimus incunctanter occurrere, ut adventus eorum constructioni navium opportune videatur offerri, ne res divisae generare sibi videantur aliquam tarditatem et parum sit unam perficere, nisi contingat utramque procurare. [3] Si qua etiam per ripam fluminis Padi ligna fabricandis apta dromonibus in praediis regalibus potuerint reperiri, artificibus huic operi a magnifico viro Abundantio praefecto praetorio deputatis abscidendi sit permissa licentia. Volumus enim hoc exemplum a nostris praediis incohare, ut nulli gravis sit iussio, quae constringit et principem.

TraduzioneRe Teodorico all'illustre Wilia sovrintendente al patrimonio.
[1] Come l'utilità pubblica mira al benessere di tutti, così essa deve col sommo impegno di tutti essere perseguita, dato che è motivo di grande lode se in un lavoro di interesse comune si vede che qualche cosa viene realizzato dai singoli. Ottiene infatti di essere elogiato anche dagli altri chi si rende conto di aver giovato anche a se stesso. Tu dunque ricordi che precedentemente abbiamo ordinato di cercare nel nostro palazzo operai esperti nel costruire navi. [2] Quelli che con l'aiuto di Dio sono stati trovati abbiamo disposto che senza indugio convengano a Ravenna il 13 giugno perché il loro arrivo risulti opportuno alla costruzione delle navi e perché lavori separati non sembrino procurare qualche ritardo e non risulti manchevole compiere un lavoro senza che si possa realizzare anche l'altro. [3] E poi, se lungo le rive del Po si potrà trovare nei terreni reali legname adatto per costruire dromoni, sia concessa licenza di tagliarlo agli operai a quest'opera designati dall'illustre Abbondanzio prefetto del pretorio. Vogliamo infatti dare quest'esempio cominciando dai nostri terreni perché a nessuno risulti opprimente l'ordine che si impone anche al sovrano.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 19
Testo originaleGudinando saioni Theodericus rex.
Maiora sibi facit credi, quisquis efficaciter iniuncta peregerit, quia indubitanter illi aliquid committitur qui optime comprobatur, et honestum suffragium est secundi iudicii documentum prioris. Atque ideo ordinatione magnificorum virorum Abundantii praefecti praetorio atque Wiliae comitis patrimonii ad illam provinciam te iubemus excurrere, ut tam de domo regia quam in locis aliis habitantes secundum priora praecepta provisos nautas ad urbem Ravennatem die iduum Iuniarum Deo auxiliante festinare compellas, quatenus nulla tarditas tam praeclaris iussionibus afferatur. Cave ergo ne te venalitas maculet aut neglectus turpis involvat et tam magnae rei supra te ruentis pondere comprimaris, si tantis ac talibus rebus impar extiteris.

TraduzioneRe Teodorico all'usciere Gudinando.
Chiunque avrà eseguito gli ordini alla perfezione otterrà di farsi affidare impegni maggiori, perché senza dubbio si affida un qualche incarico a chi meglio se ne dimostra capace e la prova del primo servigio costituisce onorevole raccomandazione per l'affidamento del secondo. Perciò, secondo le disposizioni degli illustrissimi Abbondanzio, prefetto del pretorio, e sovrintendente al patrimonio, ti ordiniamo di recarti in quella provincia perché, con l'aiuto di Dio, spinga ad affrettarsi a Ravenna per il 13 giugno i marinai raccolti secondo l'ordine precedente, sia residenti nel nostro palazzo sia abitanti in altri luoghi: e questo perché nessun ritardo si adduca all'esecuzione di un ordine tanto importante. Bada dunque che la venalità non ti inquini e che non ti avvolga vergognosa trascuratezza e che non ti travolga il peso di un incarico così importante, se risulterai impari ad un'opera tale e tanto importante.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 20.1
Testo originaleAliulfo saioni Theodericus rex.
Per utramque ripam Padi reperiri ligna comperimus fabricandis apta dromonibus, ideoque tibi praesenti iussione delegamus, ut secundum ordinationem magnificorum virorum Abundantii praefecti praetorio atque Wiliae comitis patrimonii ad loca designata cum artificibus incunctanter accedas et, sive in domo regia seu in privata reperta fuerint, sine aliqua facies tarditate procurari, quia nulli grave credimus praebere, quod Deo auxiliante pro communi utilitate praeparatur.

TraduzioneTeodorico re a Aliulfo saio
Abbiamo saputo che lungo entrambe le rive del Po si sono trovati i legnami adatti a costruire i dromoni, e perciò con la presente ordinanza ti incarichiamo di recarti subito con le maestranze ai luoghi indicati, secondo le disposizione degli illustri Abbondanzio, prefetto del pretorio, e di Wilia, “comes patrimonii”, e sia che si trovino nelle proprietà fiscali sia in quelle private, fa che vengano procurati senza alcun ritardo perché crediamo di non esporre a nulla di grave ciò che è predisposto con l'aiuto di Dio per l'interesse di tutti.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneV, 38
Testo originaleUniversis possessoribus Theodericus rex.
[1] Ammonet nos formarum cura praecipua, ut quae possunt noxie crescere, debeamus celerius amputare, quatenus et soliditas aquaeductus Deo auxiliante incorrupta servetur et vobis leve sit opus, quod ín teneris arboribus adhibetur. Nam quae nunc virgulta sunt, erunt, si neglegantur, et robora. Ista enim quae modo facili avulsione dirimuntur, postea vix securibus icta succumbunt. Atque ideo sociata debetis properatione contendere, ut praesenti diligentia futuri laboris evadatis incommoda. Haec est enim civilis eversio, sine oppugnatione discidium, aries, ut ita dixerim, fabricarum. [2] Quapropter omnem silvam, quae parietibus inimica consurgit, de Ravennati forma iubemus radicitus amputari, ut signini alvei reparata constructio talem nobis deducat liquorem, qualem potuit a fontibus suscipere puritatem. Tunc erit exhibitio decora thermarum, tunc piscinae vitreis fontibus fluctuabunt: tunc erit quae diluat aqua, non inquinet, post quam lavari continuo non sit necesse. Additur etiam quod, si ad potandum unda suavis influxerit, omnia nostro victui redduntur accepta, quando humanae vitae nullus cibus gratus efficitur, ubi aquarum dulcium perspicuitas non habetur. Nam si lavari cupimus purissimis liquoribus, quanto magis satiari talibus festinamus? Quae si nunc futura tractentur, nulli labor facit taedium, qui sumitur pro delectatione cunctorum.

TraduzioneRe Teodorico a tutti i proprietari.
[1] La particolare cura che abbiamo degli acquedotti ci ammonisce di amputare al più presto tutto ciò che crescendo può essere dannoso, perché con l'aiuto di Dio sia conservata intatta la solidità della condotta d'acqua e perché a voi sia lieve la fatica che viene impiegata in teneri arboscelli. Quelli che ora sono virgulti, nel caso che vengano trascurati, diventeranno querce robuste. E queste piante che ora possono essere strappate con facilità, in seguito cedono con stento ai colpi delle scuri. Perciò dovete tutti insieme darvi da fare per evitare con diligenza immediata i disagi di una fatica futura. Siamo di fronte ad una eversione cittadina, ad una demolizione senza assalto, ad un ariete che, per così dire, abbatte le costruzioni. [2] Perciò ordiniamo che vengano tagliate dalle radici tutte le piante che si innalzano pericolose per i muri dell'acquedotto di Ravenna, affinché il restauro dell'alveo tracciato possa a noi condurre l'acqua pura tale quale è stata prelevata dalle sorgenti. Allora potremo avere terme decorose e piscine ondeggianti di acqua cristallina; allora avremo acqua che lava e non acqua che sporca, per cui dopo il bagno non ci sarà bisogno di lavarsi ancora. E inoltre, se arriverà acqua potabile, tutto diventerà gradito per il nostro vitto, dal momento che nessun cibo è bene accetto agli uomini senza acqua limpida e dolce, E infatti se desideriamo lavarci con acqua limpidissima, quanto più ci preoccupiamo di nutrirci con acqua tale? Se pensiamo ai futuri benefici fin da ora, per nessuno sarà di peso la fatica che viene affrontata per il piacere di tutti quanti.

Note523/526 d.C.
PASSO
LocalizzazioneVII, 8
Testo originaleFormula praefecturae vigilum urbis Ravennatis.
[1] Quamvis dignitate magni nominis prima fronte decoreris, quia non potuit antiquorum prudentia summa imaque simili appellatione censere, ne splendorem quem summis dabat alterius vilitate pollueret, tamen hinc intellegitur, quid sentire maiorum potuísset auctoritas, quando praefectos vigilibus appellare voluerunt qui pro generali quiete discurrunt. Tibi enim commissa est fortunarum securitas, civitatis ornatus, utilitas omnium, scilicet ut contra domesticos grassatores bellum pacatum gereres, si quem civium laedendum esse sentires. [2] Custodi fortunas omnium. Securus somnus te vigilante carpitur et molestia nulla sentitur. In pace positas sumis de nocturno fure victorias. Tuis laureis mane civitas defensa laetatur, quae, dum captos respicit, tunc se occulto hoste caruisse cognoscit. Cottidie triumphas, si bene vigilas, et cum rara sit gloria bellici certaminis, tibi iugiter latronibus famulatur inventis. O ducatum nimia civium affectione susceptum! assumes praedones inquirere, quos pro se dominus non valet invenire et duplici ratione beneficus aut futura furta prohibes aut admissa concludis. [3] Nonne ista quaedam est ineffabilis gratia civitatis unum in se suscipere, quod videt omnibus expedire? merito tibi gloriosum nomen praefecti prudens antiquitas deputavit, quia istud facere non poterat, nisi qui cives a suis commodis plus amabat. Officium quoque tuum non parvo constat munere sublevatum, quando et ipsis momenti iura dilatata sunt, qui pro securitate civium militare noscuntur. [4] Quae cum ita sint, praefecturam tibi vigilibus per illam indictionem, delectati tua opinione, concedimus, ita ut et curam huius dignitatis et privilegia tibi competentia modis omnibus exsequaris. Sed quamvis nomen odiosissimum furum generalis persequatur assensus, tamen quia de effusione humani sanguinis agitur, nihil subitum aut indeliberatum iubemus assumi. Modestiam sequere, qui damnas audacium: continentiam dilige, qui furta condemnas. Ad gesta perducti audiantur aliquid pro salute dicturi, quoniam quicquid non discutitur, iustitia non putatur. Convictis vero atque confessis quae sunt decreta serventur: quando crudele nihil efficit qui sequitur leges.

TraduzioneFormula per la nomina per il comando di polizia a Ravenna.
[1] Sebbene tu risplenda in fronte per la dignità di un grande titolo, dato che la saggezza degli antichi non ha potuto indicare con tale nome funzioni altissime e ad un tempo compiti molto umili, per non sminuire l'onore concesso per le prime con la viltà dei secondo, tuttavia di qui si può capire che cosa pensasse l'autorità dei nostri antenati quando si volle chiamare “prefetti dei vigili” coloro che sono impegnati per l'ordine pubblico. A te infatti sono stati affidati il tranquillo possesso dei beni, le bellezze della città, l'interesse generale, perché naturalmente tu possa condurre tranquillamente guerra contro aggressori interni, se vedi che si vuol far torto a qualche cittadino. [2] Proteggi i beni di tutti: mentre vigili tu, tutti godono un sonno tranquillo e non si avverte nessuna molestia. In mezzo alla pace generale tu riporti vittorie sui ladri notturni; dei tuoi trionfi al mattino si rallegra, perché è stata difesa, la città, la quale, mentre vede i banditi catturati, comprende allora di essere stata protetta da nemici nascosti. Tu trionfi ogni giorno, se ben fai la guardia, e mentre soltanto di rado si conquista la gloria con una guerra, continuamente invece a te viene per la scoperta dei banditi. O comando davvero assunto per grande amore verso i cittadini! Procurerai di scovare i predoni che il sovrano da solo non è in grado di scoprire e, in duplice modo benefico, o previeni i furti futuri o punisci quelli commessi. [3] Non si tratta forse di un ineffabile servigio reso alla cittadinanza assumersi personalmente il compito che giova alla comunità? Meritatamente la saggezza degli antichi a te ha attribuito il titolo onorevole di “prefetto”, perché non poteva svolgere questo compito se non chi amava i cittadini più dei propri comodi. Il tuo dovere poi risulta alleggerito da non piccolo riconoscimento, dal momento che vengono estesi i diritti di azione immediata a coloro che vengono riconosciuti come soldati a difesa dell'incolumità dei cittadini. [4] Stando così le cose, compiaciuti della stima che nutriamo per te, per l'indizione tale affidiamo a te il comando dei vigili in modo che tu possa svolgere i compiti di tale dignità e godere in ogni modo i privilegi che a te competono. Ma tuttavia, anche se il generale consenso ha in grandissimo odio il nome di ladro, siccome si tratta di versare sangue umano, ti ordiniamo di non assumere nessuna decisione precipitosa o immotivata. Usa moderazione tu che condanni la temerarietà, mantieni la calma tu che condanni i furti. Messi di fronte alle azioni commesse, vengano ascoltati se hanno da dire qualche cosa a loro difesa, dato che non si può ritenere azione di giustizia ciò che non viene discusso. Invece per i rei provati e confessi si osservino le leggi emanate, perché non è mai azione crudele quella di chi applica la legge.

Noteca. 507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneVII, 14
Testo originaleFormula comitivae Ravennatis.
[1] Si aestimanda est dignitas ex labore, si laudabilis sollicitudo actuum publicorum parít gratiam liberaliter servienti, summa gratificatione locus tuus habendus est, qui suis necessitatibus probatur adimere nostris ordinationibus tarditatem. Quis enim nesciat quantam copiam navium leviter procures ammonitus? a dignitatibus palatii nostri vix in evectionibus scribitur et iam a te summa celeritate completur. [2] Nam iter dimissorum festinationes anxias vix sufficit alter advertere quod te vivaciter contingit implere. Negotiatorum operas consuetas nec nimias exigas nec venaliter derelinquas. Sit modus qui non potest gravare laborantes, ut, cum res querelosas sine querimoniis egeris, maiora de nostro examine merearis. [3] Proinde comitivam Ravennatem per illam indictionem tibi serenitas nostra concedit, ut dignitatis tuae privilegia subeas et labores. Officium tuum aequitatís consideratione moderare. Semper enim et laedendi et praestandi causas invenit, qui publicis actionibus adhibetur, sed quantum amministratio tua inter mediocres agitur, tanta debet aequalitate trutinari, quia illum potius expedit tenere mensuram, qui defectam noscitur gubernare substantiam. Idonei damna vix sentiunt, tenues autem levi dispendio vulnerantur, quando vel mediocri iniuria totum videtur amittere, qui exiguum cognoscitur possidere.

TraduzioneFormula per la nomina del governatore di Ravenna.
[1] Se la dignità si deve valutare in base all'impegno, se la lodevole premura per i pubblici servizi produce riconoscenza per chi serve generosamente, con la massima soddisfazione deve essere occupato il tuo posto, perché si riconosce che esso con le sue pressanti incombenze toglie ogni ritardo all'esecuzione dei nostri ordini. Chi non sa infatti quanta abbondanza di navi sai procurare appena avvertito? Non appena da parte dei dignitari del nostro palazzo si scrive a proposito di trasporti, subito con grande celerità da te viene eseguito. [2] Infatti nella fretta premurosa di chi deve partire altri a fatica riesce a notare quel che tu stai già concretamente realizzando. Dalle consuete attività dei commercianti non pretendere troppo, ma non lasciar troppo fare per venalità. Si abbia quella giusta misura che non deve gravare su chi è in difficoltà in modo tale che, quando avrai sbrigato senza lamentele affari che sempre ne suscitano, possa avere riconosciuti maggiori meriti dal nostro giudizio. [3] Dunque la serenità nostra a te concede per l'indizione tale il governo di Ravenna in modo che tu riceva onori e oneri di tale dignità tua. Svolgi i tuoi doveri mirando sempre all'equità, dato che chi è impegnato in attività pubbliche rischia sempre di far torti e di provocare contestazioni. Ma come la tua amministrazione si svolge tra gente comune, così deve essere pazientemente condotta con imparzialità, siccome con viene che tenga la giusta misura colui che risulta amministrare beni scarsi. Chi è robusto risente appena di un danno, mentre i poveri restano feriti anche da spesa modesta, perché chi risulta possedere un patrimonio esiguo, crede di perdere tutto anche per un lieve torto.

Noteca. 507/511 d.C.
PASSO
LocalizzazioneVIII, 27
Testo originaleDumerit saioni et Florentiano viro devoto comitiano Athalaricus rex.
[1] Severitas publica sicut ab innocentibus vacat, ita necesse est, ut in sceleratis operam suae districtionis impendat, quia non semper unum merentur iudicium diversa merita personarum. Morbi ipsi dissimilibus sucis sanantur herbarum: aliis cibi, aliis ferrum optatam revocat sospitatem et pro qualitate passionis praeceptum merentur artificis. [2] Et ideo devotio vestra per Faventinum territorium incunctanter excurrat et, si quos Gothorum atque Romanorum in direptionibus possessorum se miscuisse reppererit, secundum facti aestimationem et damnis affligantur et poenis, quia gravius plectendi sunt qui nec ammonitionibus iustis nec initiis principis oboediendum esse crediderunt, quando maior ambitus est novis dominis velle servire, ut commendati bonis initiis reliquam vitam securitatis munere perfruantur.

TraduzioneRe Atalarico al saio Dumerit e al membro della corte Florenziano, “vir devotus”.
[1] La pubblica severità come manca sugli innocenti, così è necessario che la sua azioni adotti distinzioni nei delitti, poiché non sempre un giudizio si comporta secondo le diverse responsabilità delle persone. Le stesse malattie sono curate con diversi succhi d'erba: alcune col cibo, altre col ferro la scelta invoca la salute e la prescrizione dell'esperto si comporta a seconda della qualità della malattia. [2] Perciò la vostra devozione corra per tutto il territorio faentino istantaneamente e, se qualcuno, o Goti o Romani, fosse sorpreso ad essere immischiato nelle rapine ai proprietari, secondo la valutazione del fatto sia punito con danni e con pene, poiché più pesantemente sia colpito colui che ritiene di non dovere obbedienza né ai giusti avvertimenti, né ai principali fondamenti, quando maggiore ambizione dovrebbe essere voler servire al nuovo signore, affinché, raccomandati i buoni fondamenti, si goda pienamente la vita rimasta nel dovere della sicurezza.

Note527/533 d.C.
PASSO
LocalizzazioneX, 15
Testo originaleIustiniano imperatori Theodahadus rex.
Constat desiderium nostrae voluptatis expleri, quotiens ad pietatem vestram salutiferos apices contigerit destinari, quia semper felici gaudio repletur, qui vobiscum sincera mente colloquitur. Et ideo salutans clementiam vestram honorificentia competenti harum portitorem pro negotio Ravennatis ecclesiae venientem gratissima vobis petitione commendo: quando talis offertur causa praestandi, ubi merces videatur adquiri, quam vos facere semper exoptant qui serenitatem vestram florere desiderant. Non est enim dubium meliora recipere, quos contigit iusta praestare.

TraduzioneRe Teodato all'imperatore Giustiniano.
Sappiamo che viene soddisfatto il nostro desiderio ogni volta che vengono inviati salutari rescritti alla vostra comprensione, perché sempre viene colmato di gioia chi a voi si rivolge con mente sincera. Perciò salutando col dovuto onore la vostra clemenza, raccomando a voi con devotissima richiesta il latore della presente lettera che viene per le necessità della chiesa di Ravenna, dal momento che a voi si offre motivo di concedere cosa in cui sembra si possa acquisire un atto di comprensione che voi dovete fare come desiderano coloro che auspicano che la vostra serenità sempre risplenda. E fuori di dubbio che possano ricevere di meglio coloro a cui tocca fare una giusta concessione.

Note534 d.C.
PASSO
LocalizzazioneX, 28
Testo originaleSenatori PPO Theodahadus rex.
[1] Decet regiam iustitiam custodire quod a iudicibus bene agentibus fuerit ordinatum, maxime quorum conscientia sic nota est, ut nihil incaute, nihil venalitatis studio fecisse videantur. Et ideo arcarios prorogatores tritici, vini et casei, macellarios, vinarios, capitularios horreariorum et tabernariorum, fenerarios et cellaritas, qui ad urbem Romanam vel ad mansionem pertinent Ravennatem, sed et eos, qui ripam Ticinensem et Placentinam, sive per alia loca quicumque publicos titulos administrare noscuntur, quos a vobis comperimus ordinatos, cuius iudicia sic libenter amplectimur, sic servari desideramus, tamquam a nobis facta esse credantur; nec sínimus contra illos cuiusquam praevalere malitiam, qui vestro iudicio administrationes publicas susceperunt. [2] Quapropter in designatis titulis ambitio, inimica semper iustitiae, conquiescat; consuetudinarium bene agentibus Iocum protinus tollamus invidiae; non liceat cuiquam intra quinquennium praedictis velle succedere, si tamen vestra inquisitione eos nulla culpa respuerit. Sint ergo intrepidi, qui vestra voluntate vel sunt vel fuerunt ordinati: procurent sibi necessaria securi. Non timeat intra hoc quinquennium expelli, quem commendaverit probitas actionis. [3] Propter sterilitatem quoque praesentis temporis de singulis speciebus, prout eminentiae vestrae rationabiliter visum fuerit, pretia facite temperari, ut hi, quibus commissum est exercere singulos apparatus, de iniusto gravamine non querantur. Sed quoniam humana ambítio nisi per metum damni non potest inhiberi, is, qui a nobis titulis ordinatis sive suffragiis sive patronorum precibus nisus fuerit cuiquam succedere, statim triginta librarum auri mulcta feriatur a vobis nihilominus exigenda. [4] Quod si ad hoc damnum idoneus non potuerit inveniri, corporali supplicio poenam luat, qui non potuerit in supradicta perculsione sufficere: et frustretur ausibus suis, poena etiam inurendus infamiae, qui contra interdicta nostra aliqua tergiversatione venire tentaverit. Nihil enim securum, nihil poterit stabile reperiri, si semper invidentium vota ad illicitas accedere permittantur insidias. Quod magnitudo vestra in omnium faciat pervenire notitiam, ne quis per ignorantiam se existimet excusandum, quod non intellexerit fuísse prohibitum.

TraduzioneRe Teodato al senatore [Cassiodoro] prefetto del pretorio.
[1] Conviene che la giustizia del sovrano confermi le disposizioni date dai giudici bene operanti, tanto più che la loro coscienziosità è così nota che risulta ben chiaro che nulla hanno fatto incautamente e nulla mossi da venalità. Noi accettiamo volentieri le vostre decisioni e vogliamo che siano rispettate come se fossero state prese da noi e perciò confermiamo i cassieri dispensatori di grano, vino e formaggio, i macellai, i vinai, gli esattori d'imposta da magazzinieri e bottegai, gli usurai e i dispensieri di Roma, della residenza di Ravenna, della sponda ticinese e di quella piacentina e così pure tutti coloro che in altri luoghi risultano svolgere pubblici servizi. E non vogliamo che la malizia di alcuno prevalga contro coloro che a vostro giudizio hanno assunto amministrazioni pubbliche. [2] Perciò per quanto riguarda le mansioni indicate non abbia luogo l'ambizione, sempre nemica alla giustizia: per coloro che bene operano cerchiamo di eliminare subito l'abituale presenza dell'invidia; a nessuno sia permesso succedere prima di cinque anni ai predetti, se a vostra ispezione nessuna colpa li faccia rimuovere. Stiano dunque tranquilli coloro che per vostro volere sono o sono stati nominati, senza preoccupazioni svolgano il loro lavoro. Non abbia paura di essere rimosso prima di un quinquennio chi viene raccomandato da onesto operare. [3] In considerazione anche della attuale scarsità dei singoli generi, secondo la ragionevole valutazione dell'eminenza vostra, fate in modo di frenare i prezzi cosicché non debbano lamentare ingiusti gravami coloro ai quali è stato affidato di praticare i singoli rifornimenti. Ma siccome l'ambizione umana non si può frenare senza la paura di un castigo, colui che avrà tentato di prendere il posto degli incaricati da noi disposti, ricorrendo a raccomandazioni e preghiere di protettori, venga immediatamente multato di trenta libbre d'oro, che da voi debbono senz'altro essere riscosse. [4] Se non risulterà in grado di pagare tale multa, paghi la pena con supplizio corporale chi non potrà far fronte alla pena sopra indicata, e venga così deluso nelle sue temerarie pretese e in più sia bollato d'infamia chi contro i nostri ordini abbia osato agire con qualche raggiro. Non si può avere sicurezza né stabilità, se si permette che le brame degli invidiosi possano tendere illecite insidie. Questo l'eccellenza vostra porti a conoscenza di tutti perché nessuno creda di essere giustificato per ignoranza, dato che non sapeva che fosse proibito.

Note535/536 d.C.
PASSO
LocalizzazioneXI, 11
Testo originale[1] Venalitas victualium rerum temporis debet subiacere rationi, ut neque in vilitate caritas nec in caritate vilitas expetatur, sed aequalitate perpensa et murmur ementibus et gravamen querulis negotiatoribus auferatur. [2] Atque ideo trutinatis omnibus et ad liquidum calculatione collecta diversarum specierum pretia subter affiximus, ut omni ambiguitate summota definitarum rerum debeat manere custodia. Si quis autem vendentium non servaverit quae praesentis edicti tenor eloquitur, per singulos excessus sex solidorum multam a se noverit exígendam et fustuario posse subiacere supplicio, quatinus eum et damni metus terreat et praedicta poena vehementer affligat.
Traduzione[Editto sul rispetto dei prezzi a Ravenna].
[1] Il prezzo dei generi alimentari deve sottostare alle esigenze del tempo, in modo che né si pretenda un caro prezzo in cose di basso costo né un prezzo basso per generi costosi, ma tenendo un giusto criterio si tolga motivo di protesta ai compratori e un peso alle lamentele dei commercianti. [2] Perciò, dopo aver tutto soppesato e messo in chiaro il calcolo compiuto, abbiamo affisso qui sotto i prezzi dei diversi generi, perché, tolto ogni equivoco, sia mantenuto il rispetto di quanto è stato definito. Se poi qualche venditore non avrà osservato quanto prescrive il presente editto, sappia che per ogni maggiorazione dovrà pagare una multa di sei solidi e che potrà essere sottoposto alla fustigazione, cosicché lo spaventi la paura del castigo e lo affligga pesantemente la pena suddetta.

Noteca. 533/535 d.C.
PASSO
LocalizzazioneXII, 17
Testo originaleIohanni liquatario ravennati Athalaricus rex.
[1] Munitio civitatum spes est certa cunctorum, quando in pace ab exteris gentibus discitur, quod veraciter in certamine timeatur. Piena est enim diversis generibus hominum habitatío urbium singularum. Quis novit cum qua gente confligat? ideoque omnes debent agnoscere quod futuris hostibus gratum non sit adire. Quapropter ex nostra iussione possessores ammonere curabis, ut iuxta montem Caprarium et loca circumiecta muris fovearum íngentia ora pandantur talisque ibi pateat hiatus, ut nullus ibi relinquatur introitus. Cur, nefandi homines, perscrutamini accessus inlicitos, quibus portarum permittitur licenter ingressus? nescio quid videmini tegere, qui palam non desideratis intrare. [2] Conscientia recta vias publicas tenet, obviorum collocutione gratulatur et cum diversos gratanter inquirit, laboris taedio non gravatur. Amicum est autem crimini velle nesciri et qui vias suas occulit, conscientiam prodit. Proinde in usus generales itinera prisca revocentur, ne, dum compendium laboris quaerunt, vitae dispendia patiantur. Ille enim iure habendus est hostis, qui munimina nititur violare civitatis.

TraduzioneRe Atalarico a Giovanni “(si?)liquatario” di Ravenna.
[1] La protezione delle città è speranza sicura per tutti, poiché è in tempo di pace che gli stranieri debbono comprendere quanto debbano veramente temere in caso di conflitto. Nelle singole città le abitazioni dei cittadini sono infatti piene di generi diversi. Chi sa con quale gente deve combattere? Perciò tutti debbono riconoscere quello che a futuri nemici non sia comodo aggredire. Quindi su nostro ordine avvertirai tutti i proprietari disponendo che presso il monte Capraio e le zone che stanno intorno alle mura pratichino grandi fossati e che la loro larghezza sia tale da non lasciar lì alcun passaggio. Perché, uomini malvagi, cercate accessi non permessi mentre vi è permesso entrare per le porte? Voi che non volete entrare alla luce del sole date l'impressione di voler nascondere qualche cosa. [2] La retta coscienza procede per le strade pubbliche, si compiace delle parole scambiate con i passanti e mentre interroga cordialmente altre persone non è gravata dal peso della fatica. Ad un criminale si addice il volere essere ignorato e colui che tiene nascosto il proprio cammino rivela cattiva coscienza. Siano dunque riportati ad uso generale gli antichi itinerari, perché la gente non debba perdere la vita mentre cerca il compenso alle proprie fatiche. Giustamente deve essere considerato un nemico colui che cerca di violare le difese della città.

Note533/534 d.C.: se è giusta la correzione in siliquatario sarebbe l'addetto alla riscossione della tassa sul sale.
PASSO
LocalizzazioneXII, 21
Testo originaleDeusdedit scribae ravennati Senator PPO.
[1] Scribarum officium securitas solet esse cunctorum, quando ius omnium eius sollicitudine custoditur. Alios enim depopulantur incendia: alios nudat furtiva subreptio: nonnullis neglegentia perit quod diligens auctor adquirit: sed de fide publica robustissime reparatur quicquid a privatis amittitur. [2] Diligentior est in alienis quam potest esse cura de propriis: non admonitus facit quod vix rogatus impleret et requisitus non potest negare quod is cuius interest se fatetur amisisse. Armarium ipsius fortuna cunctorum est et merito refugium omnium dicitur, ubi universorum securitas invenitur. Ad paterna transit officia, si incorrupte sit veritas custodita. Nam sicut diligens genitor servat quod otiosus successor inveniat, sic arbiter partium nullum patitur propria utilitate fraudari. [3] Et ideo tantae rei iugiter praecipimus esse custodem, ut qui hactenus de integritate placuisti, nulla debeas varietate fuscari. Vide quod tibi committitur antiqua fide et cotidiana diligentia. Dirimis iurgantium litem: apud cunctos praesules de tua cura litigatur et tu potius iudicas, qui causarum vincla dissolvis. Hoc honorabile decus, indisputabile testimonium: vox antiqua chartarum cum de tuis adytis incorrupta processerit, cognitores reverenter excipiunt: litigantes quamvis improbi coacti tamen oboediunt. Et cum fas sit promulgatam sententiam suspendi, tibi non licet obviari. [4] Quocirca non habeas venale propositum. Tinea documentorum est oblatio maligna redimentis, dum quaerunt consumere quod se cognoverint impedire. Pascat te editio decora veritatis: facultas tua habeatur integritas. Da petentibus quae olim facta sunt. Translator esto, non conditor antiquorum gestorum. Exemplar velut anulum ceris imprime, ut sicut vultus expressa non possunt signa refugere, ita manus tua ab authentico nequeat discrepare. [5] Quod si te aliquis iniqua subreptione traduxerit, quemadmodum in alia causa tibi adquiescat credi quem scit potuisse corrumpi? Inpugnat te fraude sua et facile convincit, quem in una parte deceperit. Ama iustitiam, de qua nemo queritur, ut etiam iratus testimonium salubre possit dicere, qui te in cassum voluit deviare. Publicum est omne quod feceris, dum aut laudatus gratiam aut accusatus invenire possis offensam.

TraduzioneIl senatore [Cassiodoro] prefetto del pretorio a Deusdedit notaio di Ravenna.
[1] L'ufficio dei notai suole essere motivo di sicurezza per tutti in quanto per la sua premura viene conservato il diritto di tutti. Alcuni infatti sono rovinati dagli incendi, altri sono spogliati da furtive sottrazioni; parecchi perdono per negligenza quello che un operatore diligente riesce ad ottenere. Ma da un atto pubblico si ricupera con la massima efficacia tutto ciò che dai privati viene perduto. [2] Il notaio ha per gli interessi altrui cura più diligente di quella che può avere per i propri; senza essere ammonito fa quello che a stento eseguirebbe dietro richiesta e una volta pregato non può rifiutare quello che l'interessato dichiara di avere perduto. Il suo archivio è una fortuna per tutti e giustamente si dice rifugio per tutti il luogo dove si trova sicurezza per tutti quanti. Assume il dovere di un padre, se la verità viene custodita in maniera incorrotta. E infatti, come un genitore premuroso conserva ciò che un successore ozioso possa ritrovare, così l'arbitro delle parti non tollera che, per interesse personale, soffra frode qualcuno. [3] Perciò di una cosa tanto importante ordiniamo che tu sia sempre custode in modo che, come finora sei stato gradito per la tua integrità, non debba essere offuscato da alcun cambiamento. Considera quanto ti è affidato con la consueta onestà e con quotidiana diligenza: tu dirimi le contese dei contendenti; presso tutti i capi ci si bisticcia per il tuo ufficio, ma piuttosto sei tu il giudice in quanto sciogli gli intrichi delle contese. È questo splendido onore, testimonianza indiscussa: quando dai tuoi aditi è venuta fuori incorrotta la voce antica dei documenti, i giudici l'accolgono con rispetto e i litiganti, per quanto malvagi, sono costretti ad obbedire. E mentre può essere tenuta sospesa una sentenza già emanata, a te non è possibile muovere contestazione. [4] Perciò non avere propositi venali. È tignola dei documenti l'offerta maliziosa di chi vuol pagare, quando cerca di eliminare un atto che riconosce dargli torto. Ti nutra l'esposizione decorosa della verità, tua facoltà sia l'integrità. Riconosci ai richiedenti quel che un giorno fu stabilito. Tu devi essere trasmettitore, non manipolatore degli atti antichi. Imprimi con la cera un sigillo come anello, affinché come non possono venir meno le sembianze di un volto, così la tua mano non possa avere discordanza dall'atto autentico. [5] Se qualcuno ti avrà indotto ad iniquo sotterfugio, in un'altra causa come farà egli a crederti, sapendo che tu hai potuto essere corrotto? Ti contesta con la sua stessa frode e facilmente ha ragione di te colui che in qualche parte ti abbia tratto in inganno. Ama la giustizia, della quale nessuno si lamenta, perché, anche adirato, possa dare salutare testimonianza colui che invano ha tentato di metterti fuori strada. È di dominio pubblico tutto quello che fai, cosicché quando sei lodato puoi trovare compiacenza e quando sei accusato puoi sentirti offeso.

Noteca. 533/537 d.C.
PASSO
LocalizzazioneXII, 22.3
Testo originaleProvincialibus Histriae Senator PPO.
Quae non immerito dicitur Ravennae Campania, urbis regiae cella penaria, voluptuosa nimis et deliziosa digressio.

TraduzioneIl senatore [Cassiodoro] prefetto del pretorio ai provinciali dell'Istria.
Essa [l'Istria] non immeritatamente viene detta la Campania di Ravenna, la dispensa della città regale, villeggiatura davvero piacevole e deliziosa.

Noteca. 533/537 d.C.
PASSO
LocalizzazioneXII, 24.1-3
Testo originale[1] Data pridem iussione censuimus ut Histria vini, olei vel tritici species, quarum praesenti anno copia indulta perfruitur, ad Ravennatem feliciter dirigeret mansionem. Sed vos, qui numerosa navigia in eius confinio possidetis, pari devotionis gratia providete, ut quod illa parata est tradere, vos studeatis sub celeritate portare. (...) [2] Per hospitia quodammodo vestra discurritis, qui per patriam navigatis. Accedit etiam commodis vestris, quod vobis aliud iter aperitur perpetua securitate tranquillum. Nam cum ventis saevientibus mare fuerit clausum, via vobis panditur per amoenissima fluviorum. Carinae vestrae flatus asperos non pavescunt: terram cum summa felicitate contingunt et perire nesciunt, quae frequenter inpingunt. Putantur eminus quasi per prata ferri, cum eorum contingit alveum non videri. Tractae funibus ambulant, quae stare rudentibus consuerunt, et condicione mutata pedibus iuvant homines naves suas: vectrices sine labore trahunt, et pro pavore velorum utuntur passu prosperiore nautarum. [3] Iuvat referre quemadmodum habitationes vestras sitas esse perspeximus. Venetiae praedicabiles quondam plenae nobilibus ab austro Ravennam Padumque contingunt, ab oriente iucunditate Ionii litoris perfruuntur: ubi alternus aestus egrediens modo claudit, modo aperit faciem reciproca inundatione camporum. Hic vobis aquatilium avium more domus est. Nam qui nunc terrestris, modo cernitur insularis.
TraduzioneIl senatore [Cassiodoro] prefetto del pretorio ai tribuni marittimi.
[1] Con l'ordine precedentemente emanato abbiamo disposto che l'Istria invii diligentemente alla sede di Ravenna vino, olio e grano, di cui gode grande abbondanza in questo anno. Allora voi, che possedete numerosi navigli nelle sue vicinanze, con uguale tributo di devozione premuratevi di trasportare al più presto quanto essa è pronta a consegnare. (...) [2] A vostro vantaggio si aggiunge anche che a voi è aperto un altro itinerario, sempre tranquillo e di costante sicurezza. Quando infatti, per l'infuriare dei venti, sia preclusa la navigazione per mare, a voi si schiude una via attraverso il ridente paesaggio dei fiumi. Le vostre imbarcazioni non temono la violenza dei venti; raggiungono la terra senza alcun danno e non conoscono naufragio, perché spesso toccano i fondali. Viste da lontano, si direbbe quasi che esse si muovano attraverso i prati, perché accade che non si scorga l'alveo del loro fiume. I navigli, che di solito sono tenuti fermi dalle gomene, si muovono invece trainati dalle funi e, invertendo i ruoli, gli uomini prestano aiuto con i piedi alle proprie navi. Essi tirano senza fatica le navi da carico e queste, in sostituzione delle vele insidiose, sfruttano il più favorevole passo dei marinai. [3] Mi piace riferire quale apparve il luogo delle vostre abitazioni. Le Venezie, memorande un tempo e piene di cose eccelse, si stendono a sud fino a Ravenna e al Po, mentre ad oriente godono del ridente litorale adriatico. Qui le variazioni della marea, con l'alternarsi del flusso e riflusso, ora coprono ora scoprono la visione dei campi. Qui voi avete la dimora, alla maniera degli uccelli acquatici. Infatti, ti appare come abitatore della terraferma chi lo è soltanto di un'isola.

Note537/538 d.C.
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Data2011
NomeAssorati G.

data ultima modifica: 01/08/2011
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