FONTE
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AutoreCicerone
Titolo operaEpistulae
Anno48-43 a.C.
Periodoetà delle guere civili
EpocaRepubblicano
Noteed.: C. Vitali (ed.), Lettere ai familiari, 3 voll., Bologna 1962; C. Di Spigno (a cura di), Epistole ad Attico, 2 voll., Torino 1998.
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LocalizzazioneAd Familiares I, 9.9
Testo originaleNam hoc senatus consulto in meam sententiam facto, Pompeius, cum mihi nihil ostendisset se esse offensum, in Sardiniam et in Africam profectus est, eoque itinere Lucam ad Caesarem venit. Ibi multa de mea sententia questus est Caesar, quippe qui etiam Ravennae Crassum ante vidisset ab eoque in me esset incensus.
TraduzioneInfatti, fatto il decreto secondo la mia proposta, Pompeo, senza lasciar trapelare alcun risentimento, partì per la Sardegna e per l'Africa e, in quel viaggio, passò da Lucca dov'era Cesare. Il quale si lamentò aspramente della mia proposta: poco prima, a Ravenna, si era intrattenuto con Crasso e da costui era stato montato contro me.
Note56 a.C.: la lettera è del 54 a.C., Cicerone a P. Lentulo imperator, da Roma; Cesare in quel momento era proconsole della Gallia Cisalpina.
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LocalizzazioneAd Familiares V, 1
Testo originaleQ. Metellus Q. f. Celer procos. s. d. M. T. Ciceroni, e Gallia Citeriore, a.U.c. 692.
[1] Si vales, bene est. Existimaram pro mutuo inter nos anime et pro reconciliata gratia nec absentem me a te ludibrio laesum iri nec Metellum fratrem ob dictum capite ac fortunis per te oppugnatum iri. Quem si parum pudor ipsius defendebat, debebat vel familiae nostrae dignitas vel meum studium erga vos remque publicam satis sublevare. Nunc video illum circumventum, me desertum, a quibus minime conveniebat. [2] Itaque in luctu et squalore sum, qui provinciae, qui exercitui praesum, qui bellum gero. Quae quoniam nec ratione nec maiorum nostrorum clementia administrastis, non erit mirandum si vos poenitebit. Te tam mobili in me meosque esse animo non sperabam. Me interea nec domesticus dolor nec cuiusquam iniuria a republica abducet.

TraduzioneQuinto Metello Celere, figlio di Quinto, proconsole, saluta M. Tullio Cicerone, dalla Gallia Cisalpina, 62 a.C.
[1] Se godi buona salute, bene. Non mi aspettavo davvero, per la reciproca nostra amicizia e per i buoni rapporti ristabiliti tra noi, che io in mia assenza sarei stato bersaglio dei tuoi motti pungenti e che il mio fratello Metello sarebbe stato aggredito da te nella sua dignità e nei suoi beni per una semplice frase. Se La sua naturale riservatezza non bastava a difenderlo, la dignità della nostra famiglia e lo zelo da me dimostrato verso voi tutti e verso la repubblica dovevano essergli sufficiente appoggio. Ed ecco invece che vedo lui braccato, me stesso abbandonato da coloro che meno avrebbero dovuto. [2] Io, che sono a capo di una provincia e di un esercito, che porto il peso di una guerra, sono immerso nel dolore, devo rivestirmi a lutto. Ma nessuno troverà strano che abbiate a pentirvi di una condotta così irragionevole, così contraria alla mitezza dei nostri maggiori: non avrei mai immaginato di trovare in te tanta incostanza per me e per i miei. Me, al contrario, né dolori familiari né ingiustificati oltraggi distoglieranno dai miei doveri verso la repubblica.

Note62 a.C.
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LocalizzazioneAd Familiares VIII, 1.2-5
Testo originale[2] Nam et illi rumores de comitiis Transpadanorum Cumarum tenus caluerunt: Romam cum venissem, ne tenuissimam quidem auditionem de ea re accepi. Praeterea Marcellus, quod adhuc nihil rettulit de successione provinciarum Galliarum, et in Kalendas Iunias, ut mihi ipse dixit, eam distulit relationem, sane quam eos sermones expressit qui de eo tum fuerunt cum Romae nos essemus. [3] Tu si Pompeium, ut volebas, offendisti, qui tibi visus sit et quam orationem habuerit tecum quamque ostenderit voluntatem (solet enim aliud sentire et loqui, neque tantum valere ingenio ut non appareat quid cupiat), fac mihi perscribas. [4] Quod ad Caesarem, crebri et non belli de eo rumores, sed susurratores dumtaxat, veniunt: alius equitem perdidisse, quod, opinor, certe factum est; alius septimam legionem vapulasse; ipsum apud Bellovacos circumsederi interclusum ab reliquo exercitu: neque adhuc certi quidquam est, neque haec incerta tamen vulgo iactantur, sed inter paucos quos tu nosti palam secreto narrantur: at Domitius, cum manus ad os apposuit. [5] Te a. d. IX Kal. Iunias subrostrani (quod illorum capiti sit!) dissiparant perisse: unde [in] urbe ac foro toto maximus rumor fuit te a Q. Pompeio in itinere occisum. Ego qui scirem Q. Pompeium Baulis embaeneticam facere et usque eo ut ego misererer eius esurire, non sum commotus, et hoc mendacio, si qua pericula tibi impenderet, ut defungeremur optavi. Plancus quidem tuus Ravennae est: et magna congiario donatus a Caesare nec beatus nec bene instructus est. Tui politici libri omnibus vigent.
Traduzione[2] Anche le voci sui comizi dei Transpadani non giunsero oltre Cuma; quando arrivai a Roma non ne ho sentito il minimo accenno. Marcello inoltre, non avendo ancora ottenuto nulla riguardo alla successione per le province della Gallia, ed avendo già rimandato — come mi ha detto egli stesso — la presentazione della proposta al primo di giugno, ha dato la stura a quegli stessi commenti che si fecero quando eravamo entrambi a Roma. [3] Se, come ti proponevi, hai potuto incontrarti con Pompeo, scrivimi che impressione ti ha dato, di che cosa avete parlato, quali intenzioni ha lasciato trapelare (è vero che ha l'abitudine di dire in un modo e di pensare in un altro, ma non è tanto intelligente da non lasciar capire quello che vuole). [4] Quanto a Cesare, si fanno chiacchiere molte e non belle, ma si tratta soltanto di blateroni: chi dice che ha perduto la cavalleria – e a questo ci credo, perbacco! – chi dice che la settima legione ne ha buscate, che Cesare è stato aggirato dai Bellovaci e si trova tagliato fuori dal resto dell'esercito: nulla di certo, ed anche questo incerto non è di dominio pubblico; solo se ne parla a mezza voce tra alcuni pochi, che tu conosci; Domizio poi si copre prima con la mano la bocca. [5] Il ventiquattro maggio i saccentoni del Foro hanno varato la notizia che tu eri morto (crepino essi!); e si diffuse subito in tutta la città e nel Foro la voce che eri stato assassinato da Q. Pompeo durante il viaggio. Ma io che so che Q. Pompeo fa il barcaiolo a Bauli ed è ridotto a tal punto di inedia da farmi compassione, non ne sono stato affatto preoccupato ed ho formulato l'augurio che codesta menzogna ci serva da porta-fortuna se mai pericoli ti minacciassero. Il tuo amico Planco è a Ravenna, e, quantunque abbia avuto da Cesare una bella fetta di torta, non è contento né bene in arnese. Il tuo trattato sulla Repubblica piace a tutti.
Note51 a.C., M. Celio a Cicerone, da Roma.
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LocalizzazioneAd Atticum VII, 1.4
Testo originaleContra Caesarem? «Ubi illae sunt densae dexterae?»; nam ut illi hoc liceret adiuvi, rogatus ab ipso Ravennae de Caelio tribuno pl..
TraduzioneContro Cesare allora? «Dove sono quelle energiche, reiterate strette di mano?»; in concreto io gli ho prestato il mio aiuto per fargli ottenere quella concessione, allorché a Ravenna egli in persona mi pregò di intervenire presso il tribuno della plebe Celio.
Note50 a.C., Cicerone ad Attico, da Atene.

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LocalizzazioneAd Familiares VI, 6.10
Testo originaleIn quo admirari soleo gravitatem ei iustitiam et sapientiam Caesaris: numquam nisi honorificentissimo Pompeium appellat. At in eius personam multa fecit asperius. Armorum ista et victoriae sunt facta, non Caesaris. At nos quem admodum est complexus! Cassium sibi legavit: Brutum Galliae praefecit: Sulpicium Graeciae: Marcellum, cui maxime suscensebat, cum summa illius dignitate restituit.
TraduzioneEd a questo proposito ammiro la serietà, il senso di equità, la saggezza di Cesare il quale non nomina mai Pompeo se non in tono rispettosissimo. «Ma — dirai — con quanta durezza ha trattato lui in persona!» Esigenze della guerra e della vittoria codeste, non di Cesare. Vedi invece come ha dato la mano a ciascuno di noi! Cassio è suo luogotenente, Bruto capo della Gallia [Cisalpina], Sulpicio della Grecia, Marcello, il suo avversario più irriducibile, reintegrato con tutti gli onori.
Note46 a.C., Cicerone a A. Cecina, da Roma.
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Data2011
NomeAssorati G.

data ultima modifica: 16/08/2011
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