modello di incannatoio meccanico

Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara, 123
Bologna
Categoria: didattica
Istituto Tecnico Industriale Aldini-Valeriani  -  costruttore
legno, ferro
cm 73 (a) 192 (l) 90 (p)
sec. XX
1982 - 1986
Il modello in scala 1:2, collegato lateralmente al filatoio-torcitoio per mezzo di due alberi (uno orizzontale in alto e uno verticale che porta alla macchina) con ingranaggi, riproduce un incannatoio meccanico. Nella parte superiore della macchina sono collocati orizzontalmente i rocchetti su cui si deve avvolgere il filo (trentasei rocchetti in tutto, divisi a gruppi di nove sui due lati della machina), messi in rotazione su se stessi da coppie di ingranaggi ortogonali. Al di sotto di ogni rocchetto si trova un aspino (piccolo telaio molto leggero in legno) che porta la matassa da avvolgere sul rocchetto corrispondente. Davanti ai rocchetti, lungo i due lati della macchina, si trovano due barbiniere (aste di legno con guidafili in metallo) che muovendosi di moto rettilineo alternato distribuiscono il filo sui rocchetti in modo uniforme.

Il modello fu realizzato tra il 1882 e il 1886 sotto la direzione dell'allora Museo-Laboratoio Aldini-Valeriani (ora Museo del Patrimonio Industriale di Bologna) all'interno dell'Istituto Aldini-Valeriani. Questo cantiere, coordinato da Roberto Curti (allora direttore del museo), si è servito della consulenza scientifica di Carlo Poni, docente di Storia Economica all'Università di Bologna e della collaborazione sia del Museo Civico della Seta Abegg di Garlate (Como) sia del Museo Civico Setificio di Abbadia Lariana (Como).
Alla progettazione e realizzazione hanno partecipato: Carlo Dall'Omo (disegnatore e progettista), Alberto Tullini (ebanista), Davide Regazzi (modellista), Arrigo Atti, Antonio De Zaiacono, Giuseppe Romagnoli, Edgardo Stampini, Marcello Tercon (attrezzisti meccanici e operatori alle macchine).
L'incannatoio è collegato lateralmente al filatoio-torcitoio secondo lo schema indicato dall'architetto tedesco Heinrich Schickhardt in un disegno della fine del XVI secolo. Nella realtà queste macchine erano situate nei solai delle case che ospitavano i mulini, proprio al di sopra dei torcitoi, in modo che il movimento venisse trasmesso all'incannatoio direttamente dall'albero motore del torcitoio.
data di costruzione: 1882-1886
uso originario: usato per scopi didattici
luogo di costruzione: Bologna

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