stadera da mercato

Museo della Bilancia
Via Garibaldi, 34/a
Campogalliano
Tipo: a doppia portata
Categoria: meccanica

cm 68 (a) 65.5 (l)
secc. XVIII/ XIX
Asta in ferro rifinita a mano tarata in centinaia di dirhem (?) con portata minore da 1 a 12 (con divisione in quarti per ogni centinaia) e con portata maggiore da 8 ad 45 (entrambe le centinaia di dirhem sono divise in quarti). Il braccio minore a sezione quadrata termina con un'estremità a forma di ruota con otto raggi traforata risultante in una mezzaluna ed ha i coltelli riportati in ferro. Il braccio maggiore a sezione quadrata, rastremato verso l'estremità, termina con una cuspide conica in ferro. Il romano in ottone a forma di goccia ha sul fondo del piombo per la taratura; ha cappio in ferro e corrente piatto ad S non estraibile e molto rudimentale pure in ferro. La stadera è sospesa mediante staffa trapezoidale, gancio ad occhiello e gancio a C di forma particolare in ferro. La merce è sostenuta da due ganci piatti ad uncino, appesi ognuno ad una catena formata da alcuni anelli allungati ed altri a quattro facce lavorati a mano. Le catene sono riunite in un anello che si sospende alla stadera mediante gancio ad occhiello e staffa trapezoidale in ferro.

L'invenzione della stadera, originaria quasi con certezza della Campania, è da attribuire ai romani intorno al 200 a.C. Ben presto per il suo facile impiego, per la sua immediatezza di lettura e il soddisfacente grado di precisione conquistò i mercati internazionali anche nei secoli successivi all'età romana e rimase, soprattutto in Italia, fino all'avvento delle bilance automatiche, uno degli strumenti per pesare maggiormente diffuso sul territorio.
Il dirhem è l’unità di massa utilizzata nell’impero ottomano; il valore medio del dirhem, che varia nel corso dei secoli e di regione in regione, è circa 3,15 g. Il Sistema Metrico Decimale venne introdotto per la prima volta nell’Impero Ottomano nel 1870 ma nella pratica servirono parecchi decenni prima che venisse accettato e le vecchie misure venissero definitivamente abbandonate. Lo stile di questa stadera è riconducibile al periodo Ottomano dei secoli XVIII e XIX.

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