Museo Civico d'Arte
Viale Vittorio Veneto, 5
Modena (MO)
Oppi Ubaldo
1889/ 1946
ambito padano
dipinto

cartone/ pittura a olio
cm 63.5 (la) 101.5 (a)
sec. XX (1913 - 1913)
Figura femminile longilinea in piedi su sfondo scuro, con abito e cappello rosso.

Le iscrizioni apposte sul retro del dipinto ci informano dei diversi passaggi di proprietà dell'opera che, a quanto pare, prima di giungere alla casa d'asta di Mestre, dove probabilmente venne acquistata da Sernicoli, appartenne alla collezione dell'Ingegnere Luigi Calzavara di Venezia che la ebbe a sua volta dalla famiglia del pittore Ferruccio Scattola. Il dipinto può essere considerato tra i brani più intensi e sofisticati eseguiti durante la prima permanenza parigina dell'artista, dove le esperienze viennesi si intersecano con quelle scaturite in seno all'avanguardia francese. Forte quindi di quell'humus culturale assorbito in occasione del contatto con l'ambiente secessionista e con gli esiti della pittura fauves-espressionista. Oppi ne sostanzia gli influssi in questa serie di figure misteriose ed elegantemente atteggiate. Se da un lato le formne sintetiche e i colori forti richiamano le opere di Van Dongen, dall'altro, invece, la stilizzazione e l'atteggiamento quasi "calligrafico" che connota la figura nel suo insieme fanno l'eco ai traguardi secessionisti. A questo poi si aggiunge un allungamento delle forme che è certamente debitore della frequentazione di Modigliani.
Il dipinto deve essere avvicinato per stile, dimensioni e tecnica ai più noti “Due donne” e “Donna col manicotto” eseguiti dall'artista nella capitale francese nello stesso torno di tempo e che ritroviamo esposti alla personale di Ca' Pesaro del 1913. Nel recensire la mostra Damerini le descrive come "dipinte a grandi chiazze di giallo e di rosso di nero di bianco e di verde, dagli occhi a mandorla, dall'aria equivoca" (Venezia, gli anni di Ca' Pesaro 1908-1920, 1987). Le opere, infatti, se confrontate mostrano la stessa figura femminile elegantemente vestita, il cui volto si caratterizza appunto per la presenza di occhi dal particolare taglio a mandorla che, secondo alcune letture clitiche, evocherebbero quelli di Fernande Olivier - la futura compagna di Picasso - con cui Oppi ebbe forse una relazione a Parigi nel 1912, così come riporta una testimonianza di Severini.